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IL LIBRO DELLA SETTIMANA

“Uccisa a colpi di tasse”

Autrice
Alessandra Bommarito

Editrice
Farina

Un libro scritto tutto di un fiato, come fosse il diario di un’adolescente, dal quale trapelano emozioni, sentimenti, paure e pensieri di una giovane imprenditrice alle prime armi con il fisco.
Nonostante il testo sia un racconto autobiografico, riporta circostanze quotidiane in cui potrebbe immedesimarsi ogni cittadino che paga le tasse, testimoniando l’insostenibile situazione economica che, negli ultimi anni, ha colpito l’Italia, così come il resto del mondo.

Argomentazioni spontanee, attuali e realistiche, accompagnate da uno spiccato senso dell’umorismo dell’autrice che rende la lettura simpatica, scorrevole e alla portata di tutti. Il libro, inoltre, mostra con quale tenacia la protagonista non si perde mai d’animo, cercando di stimolare il lettore a non perdere la voglia di andare avanti, sia nella lettura stessa, che nella vita.

Tre anni della sua vita descritti attraverso pensieri, umori, sconfitte, pianti, sorrisi, rivincite, fallimenti, amore e odio. Una storia che l’autrice racconta per far conoscere ciò che gli è accaduto, con la speranza che il suo esempio possa essere utile a tanti altri.
Insomma, pagine sapientemente descritte che hanno tutte le carte in regola per essere informative, divertenti e con un piacevole retrogusto morale. Quindi, buona lettura!

Biografia. Alessandra Bommarito, (35 anni Palermo), inizia sin da giovane a lavorare (appena quattordicenne), nonostante gli studi intrapresi. Si rimbocca le maniche e tenta la strada dell’autosufficienza economica, per non pesare sulla famiglia che non poteva aiutarla finanziariamente. Presto però si troverà costretta a far fronte ad alcune sconfitte della vita. Problemi, difficoltà e debiti diventeranno così fonte d’ispirazione per la scrittura del suo primo libro, “Uccisa a colpi di tasse” che, inizialmente, nasce come diario sul quale dare sfogo alle sue rabbie e che, invece, poi si tramuta in una sorta di racconto divertente, ma anche tragicomico, di quanto le è accaduto.

Listener

di redazione. Ironicamente, come ad esorcizzare un’età che sembra impossibile raggiungere, si dice che 100 anni sono pochi e altri 100 non basterebbero a vivere pienamente una seconda esistenza. Ma quanti riuscirebbero in questa missione impossibile ?
Un traguardo da gara ad ostacoli che, sinceramente, in un mondo come il nostro, annegato dallo stress e dal rincorrere chissà quale isola felice, appare davvero come una chimera.

E quando poi si incrociano storie che sembrano uscite fuori da un romanzo di altri tempi, ci rendiamo conto che raccontarle, per noi umili scribacchini, diventa un vero privilegio.
100 candeline, 70 anni di iscrizione all’albo degli Ingegneri di Palermo e una vita dedicata alla ricerca e all’insegnamento accademico, assieme ancora alla voglia di studiare e alla lucidità mentale che non è cosa da poco, considerando che talvolta per noi “giovani” l’essere “smemorati” è diventata una disciplina agonistica giornaliera ! L’invidia, quindi, in questo caso è d’obbligo.
La storia è quella dell’ingegnere Giuseppe Levante (classe 1914), al quale l’Ordine degli ingegneri ha dedicato una targa celebrativa proprio per la doppia ricorrenza.

Lo abbiamo incontrato e lui con il suo garbo e la sua simpatia ci ha raccontato qualche goccia della sua vita. “Sono stato un libero docente dal 1944 al 1984 all’Istituto di Costruzione delle macchine della facoltà universitaria di Ingegneria e tra gli anni cinquanta e settanta, autore di numerose pubblicazioni. Da una trentina di anni vivo da pensionato e non ho affatto perso la voglia di studiare e di scrivere. Leggo tantissimo, ma solo pubblicazioni scientifiche e soprattutto in inglese, francese e tedesco, perché mi sento europeo. Custodisco in casa più di tremila volumi, alcuni dei quali piuttosto rari.
Il lavoro non mi ha mai affaticato, anzi mi ha sempre divertito. Ma voglio dirle che tra le passioni, a cui tengo particolarmente, c’è quella di giocatore di bridge. L’appuntamento con il più cerebrale dei giochi di carte c’è sempre nella mia agenda settimanale. Ho iniziato a giocarci nel 1936 e continuo anche adesso. Il bridge è un una scienza esatta ed è un gioco istruttivo, lo consiglio ai ragazzi”.
Poi, raccogliendo i complimenti per la sua eccellente forma fisica, ha lanciato un invito ai giovani: “Non fumate e amate lo sport”.

E a margine del nostro colloquio, il presidente dell’Ordine degli Ingegneri gli ha ricordato i suoi doveri sull’obbligo di seguire i corsi di aggiornamento professionale come iscritto, previsti adesso per legge.
Lui non si è assolutamente scomposto: “Sono pronto, quando devo iniziare?”. Sicuramente lo farà ma come docente e così potrà riuscire ad ottenere i “crediti!”. Auguri, per altri 100 di questi anni !

foto i-design

di redazione. In una città annichilita da tutto e sostanzialmente spenta, dove il quotidiano è vissuto sempre con lo stesso ritmo, anche i progetti che apparentemente possono sembrare effimeri e di nicchia, danno invece un alito di speranza ai tanti giovani che si vogliono avvicinare al mondo del design.

“I-Design”, letteralmente “Io Progetto”, è un’iniziativa culturale, sociale ed economica curata da Daniela Brignone, giunta già alla terza edizione. Si articolerà a Palermo, dall’11 al 19 ottobre, e mira alla rinascita del settore del disegno industriale, offrendo l’opportunità, ai designer giovani e anche a quelli più noti, di mettere in scena la propria creatività.

Tanti i progetti in programma, molti dei quali realizzati con l’ausilio delle nuove tecnologie. Il design, dunque, sarà il filo conduttore di una manifestazione costruita secondo stili e campi d’interesse fra loro differenti: dal suono alla fotografia, dall’ecologico al tecnologico, dalla tradizione culinaria al moderno food design, dai complementi d’arredo agli accessori.

L’inaugurazione della manifestazione: sabato 11 ottobre, alle ore 18, con diverse mostre (è possibile visionare il programma completo e i luoghi degli eventi, collegandosi al sito www.idesignpalermo.com), mentre oggi mercoledì 8, alle 19, ci sarà un’anteprima alla Rinascente di via Roma, con l’installazione “Is white color” di Eliana Maria Lorena.

fotomontaggio libro viviano

IL LIBRO DELLA SETTIMANA
“Io, Killer mancato”

Autore
Francesco Viviano

Editrice
Chiarelettere (www.chiarelettere.it)

Recensione di Ernesto Oliva

Un’autobiografia, personale e professionale, che mette insieme sofferenza e passione, sentimenti familiari e ricordi di violenza mafiosa, ma anche ironia e sorpresa: una storia di Palermo ed una piccola lezione di vita, insomma, quella scritta da Francesco Viviano, cronista palermitano de “La Repubblica” che da qualche anno lavora e vive a Roma.

Il suo libro, “Io, killer mancato” è la confessione di un’adolescenza vissuta nel quartiere Albergheria di Palermo, fianco a fianco con nomi di primo piano dei clan, e segnata dall’omicidio del padre, durante un tentativo di furto. Francesco Viviano racconta di avere impugnato giovanissimo una pistola e di avere inquadrato nel mirino l’assassino del genitore.

I suoi coetanei con i cognomi dei capimafia – i “compagni di merende”, come li definisce oggi il cronista – lo spingevano alla vendetta, che per Cosa Nostra avrebbe rappresentato la prova di un “salto di qualità” di un picciotto già abile nelle risse e nei furti. Con il dito già pronto sul grilletto, quel ragazzo capì però di volere inseguire altri valori.
Arrivato alle spalle della vittima, come racconta nel libro, rimase turbato dal volto preoccupato di un ragazzino che gli stava abbracciato: riposto il vecchio revolver nella tasca del cappotto, fece rapido dietrofront verso casa; là abbracciò la madre che, rimasta vedova a 19 anni e mai più sposatasi, ha lavorato duramente come donna di servizio per mantenere un bambino orfano già all’età di un anno.

Questa autobiografia – come lo stesso Viviano scrive – è il tentativo di spiegare come sia possibile, con un pò di fortuna, con volontà e con onestà, riuscire a raggiungere i propri obiettivi. Di solito il figlio di un avvocato farà l’avvocato e quello di un medico il medico. Nella Palermo degli anni Settanta il destino di Viviano sarebbe stato quello di seguire le orme del padre, che era un ladro, e poi magari entrare a far parte di Cosa. Molti sono stati ammazzati, altri sono finiti in carcere; lui invece è riuscito a fare il giornalista, non perdendo l’abitudine a battere la strada, a parlare con chiunque possa fornirgli una notizia utile ad un’inchiesta.
Il volume è, infine, anche un manuale di quel giornalismo insofferente al copia ed incolla e basato invece sulle fonti personali e su un insegnamento dello stesso Viviano: “se hai la notizia, vinci sempre”. Un libro che, oltre a descrivere con abilità e semplicità di scrittura la cupa atmosfera di quel periodo, è una storia di speranza.

Biografia. Francesco Viviano, (Palermo 1949) da giovanissimo, dopo decine di lavori umilissimi come muratore, barista, apprendista elettrauto, cameriere, è riuscito ad approdare all’ANSA di Palermo; dapprima come semplice fattorino, poi, grazie alla conoscenza dei meandri violenti della città e dei suoi personaggi, a partire dal 1984, come cronista di cronaca nera e giudiziaria. Per la stessa agenzia di stampa e poi per La Repubblica, ha messo a segno decine di scoop come quello del tentativo segreto del procuratore Pier Luigi Vigna di convincere Salvatore Riina al pentimento. Attualmente vive e lavora a Roma.

fotomontaggio libro giorgia butera

IL LIBRO DELLA SETTIMANA

“PER QUANTO MI RIGUARDA, HO FATTO LA MIA SCELTA”

Autore
Giorgia Butera

Editrice
Amazon (www.amazon.com)

Giorgia Butera, scrittrice e sociologa della comunicazione ha di recente pubblicato il suo ultimo libro. Un’interessante disamina del “pianeta” donna, in un momento in cui si sta avendo una forte presa di coscienza su tutto ciò che riguarda la dimensione femminile, anche se ancora sono troppe le conquiste da fare. E lei ci descrive proprio la donna del “mondo” , in quel luogo dove, purtroppo, vige ancora una visione culturale buia, che la colloca in una condizione subalterna all’interno di quella società. Parliamo di diritti umani femminili, parliamo soprattutto di dignità umana.

Il Titolo del testo “Per Quanto Mi Riguarda, Ho fatto la Mia Scelta”, vuole richiamare le parole di Wangari Maathai, la prima donna africana che ricevette, nel 2004, il Premio Nobel per la Pace “per il suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace”.
Giorgia Butera inizia la scrittura attraverso un tributo per una Terra felice, il Buthan. Dalla società si arriva ad analizzare l’individuo, in questo caso, di genere. La Donna.
Impresa, economia, sociale, attività legislativa, cronaca, tecnologia, curiosità. Partendo dall’origine, raccontando il peccato originale di Adamo ed Eva. In appendice, la presentazione di dieci storie di donne e simboli: la Statua della Libertà. Frida Kahlo, La Storia di Maria Narrata dai Vangeli, Franca Viola, Aung San Suu Kyi, Rita Levi Montalcini, Rebecca West, Wangari Maathai, Piccola Rawan ( la sposa bambina morta dopo la prima notte di nozze per le lesioni causate dal rapporto), Anna Frank. E poi, un unico uomo: Mandela, che per l’autrice ha rappresentato, sin da bambina, l’Umanità.
Le Donne, da sempre, protagoniste della comunità-società. Le donne sentimentali e concrete. Come se fossero un manifesto avanguardista del passato. Il progresso è strettamente connesso al protagonismo delle donne. La donna si ribella, conquista nuovi diritti, afferma se stessa. Un testo assolutamente affascinante che la scrittrice, con abilità e cura dei particolari, riesce a far entrare nel cuore e nella mente. Il consiglio all’acquisto è, ovviamente, sottointeso ! Buona lettura.

Il testo è disponibile in formato E-Book, acquistabile sul Sito Amazon, all’indirizzo:
http://www.amazon.com/dp/B00JRID9UY

Biografia. Giorgia Butera (Palermo, 7 agosto 1976). Sociologa della Comunicazione, scrittrice, producer, attivista sociale ed umanista.Laureata in Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi “Carlo Bo”, di Urbino. Si è occupata di comunicazione istituzionale, sportiva e di impresa, di pubbliche relazioni, di analisi sociale e di giornalismo.
Ha realizzato, lungo il suo excursus professionale, diverse pubblicazioni tra cui: Tribuna stampa (Il Minotauro, 2003), scritto insieme ad Italo Cucci ed Ivo Germano, Ci vediamo da Rosati, L’Incontro, Aspetti di Vita Sociale.

90 sformatino di zucchine e fungh

Sformatino di zucchine e funghi

Ingredienti per 4 persone

6 zucchini
300 g di funghi
350 g di parmigiano
4 uova
1 spicchio d’aglio
1 confezione di pancarrè
olio extra vergine q.b.
Sale / pepe / miso

Preparazione:
Tagliate le zucchine a rondelle non troppo sottili e tenetele da parte. Pulite i funghi e tagliateli a fettine, trasferiteli in una padella con una testa d’aglio e fateli rosolare con l’olio d’oliva, quindi sfumateli con il miso e fate terminare la cottura.
Friggete le zucchine in abbondante olio d’oliva.
Trasferite i funghi e le zucchine in un recipiente, unite le uova, il parmigiano, il pancarrè triturato, regolate di sale e pepe e ottenete un composto omogeneo.
Imburrate gli stampi per sformati e riempite con il composto, infornate nel forno caldo a 180° per circa mezz’ora, sfornateli e serviteli caldi.

carmelo toro libro bolivar calling IL LIBRO DELLA SETTIMANA “BOLIVAR CALLING” Saggistica Autore Carmelo Toro Editore Carthago Editrice Catania (www.carthago.it)

Bolivar Calling si legge tutto d’un fiato ma, non non appena terminato, pare che qualcosa sfugga. E allora? Allora si ricomincia e si scopre, tra le righe, la visone del mondo che l’autore offre ed in cui il luogo è puramente occasionale, ben potendo la vicenda narrata accadere in qualsiasi altro sobborgo metropolitano.

Omar Vacchetti, il giovane protagonista del racconto, avvocato come il suo creatore, sebbene le somiglianze finiscano qui, nasce e cresce all’ombra dell’erma di Simon Bolivar, al quale è intitolata la Piazza, luogo da cui si dipana la storia. Sullo sfondo c’è Noto, il giardino di pietra, il suo nobile ed elegante profilo, da cui pare che la piazza sia distante migliaia di chilometri e non poche centinaia di metri.

Noto è pur sempre un paese e bastano quelle poche decine di metri perché della bellezza antica e un po’ patinata del centro si passi ai sobborghi in cui l’eco di questa bellezza si disperde nell’anonimato dei palazzi di cemento. Ai piedi del Libertador, un’umanità sordida e sbandata si arrabatta quotidianamente, nutrendosi di sensazioni primordiali, improponibili in una società organizzata su principi morali diversi e, spesso, solo di facciata.

Omar si ciba di questa realtà, ne avverte l’intima contraddizione, la sua ineluttabile drammaticità. Tuttavia si è costruito le armi per affrancarsene e dominarla. Con la sua agognata laurea in tasca va alla conquista del mondo, ma l’inganno e la disillusione si nascondono dietro gli abiti firmati di chi lo sfrutta senza ritegno, costringendolo ad una precarietà inaccettabile che merita una rivincita. Omar non è un eroe e neppure una vittima. Vive d’azzardo come i guappi del suo quartiere e scende a compromessi con la parte peggiore di sé per ritrovare la parte migliore di sé. E’ un uomo del nostro tempo, un uomo che aspira ad un “altrove” che lo liberi dalla modesta quotidianità e restituisca un senso alla sua vita; un “altrove” sognato e inseguito attraverso il bisogno ci credere nell’eternità dell’amore, accompagnato sempre dalla musica, la sola davvero in grado di fugare il rimpianto per chi non c’è più. Ironico, dissacratorio e, a tratti, malinconico, Bolivar Calling è un piccolo gioiello letterario e Carmelo Toro ben più di una promessa. (Autrice della recensione Giusi Farina).

Biografia. Carmelo Toro nasce a Messina il 29 gennaio 1977. Cresciuto a Noto, si trasferisce a Catania alla fine degli anni ‘90. Frequenta la Facoltà di Giurisprudenza, scrive per il Giornale di Sicilia, fonda un giornaletto universitario e milita in politica fino al 2008. Avvocato dal 2012, oggi vive e lavora tra Noto e Catania. Con lo pseudonimo di Live Experience continua ad organizzare eventi musicali e artistici nei locali siculo-orientali. Bolivar Calling rappresenta il suo esordio letterario.