Author

redazione

Browsing

Ritorna il teatro spassoso, piacevole e farsesco della Compagnia Amatoriale Sicilia Teatro con il testo, “Cercasi tenore” (Lend me a Tenor nella versione originale), forse il più celebre e divertente lavoro di Ken Ludwig, drammaturgo e regista americano.

Il copione in due atti, con la regia di Antonella Messina, è considerato un vero cult della comicità. Sulle tavole del teatro di Broadway ha replicato per 14 mesi e si è aggiudicato due Tony, quattro Drama Desk e tre Outer Critics Circle. La commedia ha aperto la rassegna teatrale del Teatro Savio di via Evangelista di Blasi. Stagione che quest’anno è stata dedicata alla memoria di Pippo Spicuzza, regista, attore e “maschera” del teatro palermitano.

L’azione ruota attorno al personaggio di Tommaso (Massimo Barbagallo) aspirante cantante lirico che, in qualità di assistente, affianca un direttore di teatro d’opera senza scrupoli. Per l’allestimento dell’Otello il direttore ha deciso per il “colpo grosso”: ha scritturato un tenore di fama mondiale, Pedro Almador (Luca Tantino) e soprannominato “il meraviglioso”.

L’arrivo del divo suscita fermento negli animi che popolano quel teatro, dove si attende con curiosità la sua grande interpretazione. Tutto precipita in un divertente turbinio di fraintendimenti, scambi di persona, doppi sensi, vulcaniche gag.

Bravissimi gli attori dell’associazione culturale C.A.S.T, Massimo Barbagallo, Valeria Scaglione, Franco Natoli, Luca Tantino, Laura Carini, Ottavio Bottalla, Laura Zinni, Brigida Machì, (dietro le quinte Claudio Scarpaci, Ina Profilo e Michele Geraci), che riescono a strappare allo spettatore, aiutati da un testo “meraviglioso”, risate ed applausi a non finire.

Uno spettacolo coinvolgente che fa trascorrere due ore di pura ed esilarante comicità.

il colore del latte copertina

IL LIBRO DELLA SETTIMANA
“IL COLORE DEL LATTE”

Autrice
Nell Leyshon

Categoria
Letteratura inglese

Editrice
Corbaccio

È la primavera del 1831 quando Mary inizia a scrivere la sua storia e, lentamente, ci vorranno quattro stagioni perché racconti tutto. Ma non importa: scrivere è diventato un bisogno primario per lei, come mangiare e dormire. Viene da una famiglia di contadini, ha quindici anni, una gamba più corta dell’altra e i capelli chiari come il latte. Conosce solo la fatica del lavoro nei campi, proprio come sua madre, suo padre e le sue sorelle. Conosce solo il linguaggio della violenza, che il padre le infligge se non lavora abbastanza. Ma ha un cervello lucido e una lingua tagliente.
Un giorno il padre la allontana di casa perché il vicario vuole una ragazza che accudisca la moglie malata. Mary non vuole abbandonare l’unica vita che conosce, ma non ha scelta. E nella nuova casa imparerà a scrivere, e scrivere rende liberi anche se la libertà ha un prezzo…….
(fonte www.qlibri.it)

 

Biografia. Nell Leyshon è nata a Glastonbury in Inghilterra e vive nel Dorset. È autrice pluripremiata di numerose sceneggiature, radiofoniche e teatrali. Grazie al suo straordinario talento, è la prima scrittrice donna a cui il celeberrimo Globe Theatre di Londra, il teatro di Shakespeare fondato nel 1599, abbia commissionato un testo. Il Colore del latte, suo primo romanzo, ha stupito la stampa e il pubblico internazionali grazie allo stile e ai personaggi che convincono e conquistano immediatamente.

10726723_10202814334711595_493861226_n

Ingredienti per 4 persone

400 G di castagne
8 Tuorli D’uovo
Sale
Pepe Bianco
Burro Per Gli Stampi
Bucce di arance
Zucchero
succo di arancia

Preparazione:

In una terrina lavorate le castagne dopo averle lessate nel latte e tritate in modo da formare una purea aggiungendo il latte di cottura; dopodichè inserite i tuorli d’uovo ed insaporite con il sale necessario e una macinata di pepe. Imburrate 4 piccoli stampi alti a forma di cono e riempiteli con il composto di castagne, che dovrà arrivare appena sotto il bordo. Battete leggermente gli stampini sul piano di lavoro in modo da eliminare eventuali bolle d’aria presenti nel composto.
Cuocete i flan a bagnomaria nel forno preriscaldato (180 gradi) per circa 20 minuti, disponendo la casseruola con l’acqua. Badate che l’acqua del bagnomaria non arrivi a bollire, in tal caso infatti i flan si gonfierebbero eccessivamente formando all’interno delle bolle. Prima di togliere gli stampini dal forno, verificate il punto di cottura inserendo nel composto uno stecchino di legno: se quest’ultimo rimane pulito i flan sono pronti.
Nel frattempo preparate la salsa e le bucce di arance candite togliendo la parte bianca dalla buccia, fatele a pezzetti e mettetele a bagno in uno sciroppo di acqua e zucchero di uguali quantità, lasciandole cuocere. Scolate le bucce per bene non appena saranno candite e mettetele a raffreddare; continuate a preparare la salsa aggiungendo allo sciroppo del succo di arancia e fate restringere affinchè risulti una crema densa.
Sformate i flan nei piatti singoli e decorate con la salsa di arance e le buccie candite. Se avete tenuto da parte qualche castagna potete disporle nella superficie dei flan. Servite caldi.

copertina libro tango elettrico - Copia

IL LIBRO DELLA SETTIMANA
“Tango elettrico”

Autrice
Tjuna Notarbartolo

Categoria
Romanzo erotico

Editrice
Borelli

“Tango elettrico” è un romanzo leggero, divertente ed erotico, che ha una struttura inusuale che attraversa varie possibilità della comunicazione contemporanea, da quella dei messaggi dei telefonini a quella della scrittura per fumetti.

Una storia d’amore sensuale la cui trama si dipana attraverso gli sms dei due protagonisti che prendono forma e fisicità attraverso le parole, proprie e dell’altro.

Le loro esistenze si leggono in filigrana attraverso il filtro delle brevissime informazioni che danno alla testa sfiorando il corpo. Comunicazioni così efficaci da rendere pregnante anche una storia vissuta nell’assenza, sensuale anche un rapporto senza apparente corporeità, totalizzante anche un uomo ed una donna inesistenti.

Una storia dai risvolti a tratti esilaranti, che passa attraverso i paradossi delle vicende umane contemporanee. Ne viene fuori una protagonista che è la tipica donna dei nostri giorni, forte e romantica, di grande personalità, assolutamente libera ed inevitabilmente sola.

(fonte www.qlibri.it)

Biografia. Tjuna Notarbartolo (nata a Napoli), esperta di comunicazione, scrittrice, giornalista, direttrice del premio Elsa Morante. Da circa vent’anni ha collaborato e collabora alle pagine culturali e di spettacolo di quotidiani e periodici nazionali. Nel 2008 esce il romanzo Tango elettrico. Seguono: Dentro la Favorita; Stai qua; L’isola nomade Sublime passione. Ultima sua fatica, nel 2012, A Volo d’Angelo.

quattro canti oblio

Essere ostinati per certi versi può essere segnale di determinazione e di caparbia, così come il mettersi in gioco anche laddove la partita è difficile; perseverare però, sapendo che la strada è segnata, è davvero da diabolici.

La corsa disperata alle candidature, nelle varie forme, è diventata per questa Amministrazione come una gara di atleti “dopati”. Ci si convince che poi alla fine il “controllore” sia distratto e non si accorga che dietro il “fisico” prestante c’è, invece, il trucco!

É già successo e ne abbiamo parlato su questo blog, in occasione della visita degli ispettori Unesco a Palermo che dovevano sancire quali siti storici dovevano essere inseriti come Patrimonio dell’Umanità. In fretta e furia furono svolti i lavori di pulizia e di decoro come in una favola di Cenerentola e alla Zisa, fino a poco tempo fa abbandonata, è spuntata una carrozza a forma di “zucca!”.

Ma a parte l’uso che ci piace fare delle parole, prendendo a prestito immagini e storie surreali, qui, invece, si tratta di realtà. In una città che abbiamo più volte definito narcotizzata e normalizzata, l’essere stata esclusa da un’altra candidatura prestigiosa come quella da poco presentata a Capitale Europea dello Sport 2016 (in precedenza si era tentata la corsa a Capitale della Cultura 2019), fa, inevitabilmente, sorgere delle domande più che spontanee.

Ma ammettere che Palermo, sia per il passato devastante che per il presente molto lento e poco rock, non può e non deve essere candidata a nulla, è un esercizio così difficile da praticare?

E questo, per favore, non chiamatelo qualunquismo. È una constatazione. Una semplice e oggettiva riflessione. Quindi cari amministratori se, tra le tante future candidature, possibili o impossibili, ci fosse quella di “Capitale all’Oblio” (come un dolce dormire), non esitate: la vittoria sarebbe certa.
Per altre, invece, vi preghiamo di desistere perché come sopra: “errare è umano, ma perseverare è davvero diabolico”.