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Da tre anni aspettano il pagamento da parte della Regione, ma fino adesso non hanno ricevuto alcuna somma. Si tratta dei tirocinanti dell’ex avviso 22. Una vicenda per la quale il gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle, con a capo il capogruppo Nunzio Di Paola e la deputata Roberta Schillaci, hanno chiesto la convocazione urgente in Commissione dell’assessore regionale al Lavoro e dei vertici del Dipartimento alle Attività Formative, dei sindacati e del portavoce dei tirocinanti.

L’Avviso 22, varato nel 2018 per un valore di 25 milioni di euro, doveva finanziare i percorsi di tirocinio della durata sei mesi, o dodici nel caso di soggetti disabili e svantaggiati: ai tirocinanti doveva essere corrisposta una indennità pari a 500 euro mensili mentre a carico delle aziende era prevista la copertura assicurativa dell’Inail e la polizza per responsabilità civile verso terzi. Nonostante la Regione abbia promesso di sbloccare i pagamenti, ancora molti tirocinanti non hanno ricevuto il proprio compenso.

“Abbiamo sollecitato l’incontro – ha detto l’onorevole Roberta Schillaci, componente della Commissione all’Ars – per chiarire come risolvere i ritardi dall’assessorato dovuti anche alla mancata produzione, da parte di enti promotori e aziende, della corretta documentazione”.

“Un vero e proprio autogol quello del Sindaco Orlando, che vive ormai in un loop temporale da film di fantascienza. Vendere, anzi svendere le azioni della Gesap è un errore macroscopico. Un danno economico incalcolabile soprattutto adesso che, un’eventuale operazione di cessione di quote, il cui valore attuale è bassissimo rispetto al passato, darebbe il via ad una speculazione e ad un depauperamento aziendale dagli esisti imprevedibili”.

É quanto afferma il presidente di Unicoop Sicilia, Felice Coppolino che interviene sulla vicenda della vendita delle quote Gesap del Comune di Palermo e si associa all’appello del senatore di Italia Viva, Davide Faraone, del vice presidente di Gesap, Alessandro Albanese, e del presidente di Ance Palermo, Massimiliano Miconi che hanno manifestato la propria contrarietà.

“Condivido perfettamente quanto espresso da Davide Faraone, da Alessandro Albanese e da Massimiliano Miconiha aggiunto Coppolino – e mi interrogo sul perché di questa manovra, ponendomi soprattutto una domanda: A chi gioverebbe tutto questo?”.

“Sono assolutamente convinto che non possa e non debba essere questa la soluzione ai problemi finanziari che sta attraversando il Comune di Palermo. E il giravolta del primo cittadino di Palermo, che prima era nettamente contrario alla privatizzazione della Gesap adesso, invece, apre le porte a incerte operazioni imprenditoriali, solo forse per tentare di mettere altra polvere sotto i suoi tappeti”.

“Tutto questo – conclude Coppolino – è inaccettabile e Unicoop Sicilia sarà sempre e, comunque, a fianco dei lavoratori, se ce ne fosse bisogno, e di tutti coloro che si porranno con determinazione contro questa scelta sciagurata”.

“Contro dispersione e devianza, nelle scuole si fa un lavoro pregevole e con tante forze in campo. Manca però il raccordo tra gli enti e gli investimenti in infrastrutture e risorse umane. Nelle scuole, contro la dispersione e la devianza minorile, c’è un impegno lodevole. Tutti gli operatori del settore sono attivi e attenti, ognuno fa molto bene il suo lavoro, ma tutto questo non è sostenuto adeguatamente dalle istituzioni pubbliche”.

E’ quanto afferma la deputata regionale del Movimento 5 Stelle, Roberta Schillaci, che oggi ha visitato, insieme alla commissione Antimafia all’Ars, cui appartiene, l’istituto comprensivo Sperone-Pertini di Palermo. Si tratta di una ricognizione che la Commissione sta svolgendo nelle scuole siciliane più a rischio, per valutare il fenomeno della dispersione scolastica e della devianza minorile.

“Nel quartiere in cui ci siamo trovati oggi – riferisce Schillaci – solo il 20 per cento delle famiglie risultano coinvolte in attività illecite e questo indica che c’è un reale cambiamento, dovuto all’intenso lavoro di dirigenti, insegnanti, operatori scolastici, forze dell’ordine e associazioni. Più in generale, però, abbiamo trovato delle situazioni intollerabili. Qualche esempio: c’è un solo assistente sociale al servizio di 17 plessi che rientrano in un comprensorio di quartieri della parte Sud di Palermo. Ci sono scuole fatiscenti, con classi collocate al nono piano di un condominio, senza palestre o con palestre inagibili. I dirigenti ci riferiscono che Comune e Città metropolitana spesso non rispondono neanche alle richieste di manutenzioni. In un’altra visita, allo Zen, abbiamo appreso di famiglie che non si rendono conto dei disagi psichici lievi dei propri figli, che non vengono trattati in tempo e si trasformano così in disabilità importanti. Al di là delle scuole, poi, nei territori a rischio mancano gli impianti sportivi, dove tutti sappiamo che lo sport è un potente strumento di inclusione”.

“Quel che occorre realmente – conclude la Schillaci – è una sinergia, una cabina di regia a vari livelli. A cominciare dalla Regione, passando per la programmazione degli interventi nelle città e nei quartieri, tutto in armonia con le esigenze specifiche dei singoli istituti. Dopo ogni visita, ci rendiamo conto dell’urgenza di assicurare coordinamento, integrazione e soprattutto investimenti in infrastrutture e in risorse umane. Su questi punti terremo molto alta l’attenzione”.

E’ un Musumeci che attacca a muso duro l’Europa, colpevole di avere un atteggiamento da scaricabarile nei confronti di un opera, come quella sullo Stretto di Messina, che reputa fondamentale per la Sicilia e per l’Italia.

“Verrebbe da dire: ma di cosa stiamo discutendo? Cosa aspetta, ancora, il governo centrale a chiedere all’Ue il finanziamento per la costruzione del Ponte sullo Stretto?”. A chiederlo è il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, commentando la risposta ufficiale della commissaria europea ai Trasporti, Adina-Ioana Vălean, a una interrogazione posta da un’eurodeputata siciliana della Lega, sull’ipotesi di collegamento tra la Sicilia e Calabria.

Per l’esponente dell’esecutivo, guidato da Ursula von der Leyen, infatti, “la valutazione di un progetto sulla rete Ten-T può essere effettuata solo sulla base di una proposta concreta e matura dello Stato membro. Le autorità italiane – continua il commissario europeo – non hanno presentato alla Commissione piani concreti in merito a tale collegamento. La scelta dello strumento di finanziamento per un determinato progetto dovrebbe essere decisa dall’Italia, in funzione della natura del progetto e della sua sostenibilità finanziaria”. 

“Sicilia e Calabria – afferma duramente Musumeci – sono stanche di essere considerate periferia d’Europa e per diventare centrali nell’area del Mediterraneo uno dei requisiti essenziali è il collegamento stabile tra le due sponde. Diciamo basta a un dibattito ultrasecolare, fatto di relazioni e contro relazioni, con il solito obiettivo di rinviare la decisione alle calende greche. Questa telenovela ha stancato tutti”.

Insomma lo scontro è servito in un piatto d’argento. Già ad aprile, come avevamo scritto in questo articolo (clicca qui per leggerlo), il presidente della Regione si era “scagliato” contro il governo nazionale chiedendo quali fossero le intenzioni di Palazzo Chigi: “Draghi ci dica cosa vuole fare del Ponte sullo Stretto, abbiamo diritto a una risposta definitiva. Basta con gli eterni rinvii e i balletti, altrimenti siamo pronti a farlo da soli”.

Articolo del 5 febbraio 2018 – Erano i tempi del mondiale Italia ’90, quelli del grande Totò Schillaci per intenderci e, a Palermo, oltre al problema del traffico, aleggiava sempre quello dell’emergenza idrica. Come dire che nella nostra amata città le lezioni sono servite a poco. Sempre rimandati a settembre, come a scuola.

Anche a quei tempi il sindaco di Palermo era Leoluca Orlando. Un evento che doveva essere curato nei particolari con un’operazione di “maquillage” per la città. L’emergenza, almeno all’apparenza, era quella dei parcheggi di cui la città era sprovvista. Palermo sarebbe stata “invasa” da migliaia di persone. E la necessità di avere questi spazi era la priorità. Si pensò addirittura di costruirne uno che potesse arrivare fino allo Stadio della Favorita attraverso un tunnel in sotterranea, che avrebbe dovuto percorrere via Libertà. Ma ovviamente l’idea fu subito accantonata.

Ma non si sarebbe mai immaginato che il vero pericolo, da lì a qualche anno, non sarebbe stato quello dei parcheggi, ma quello dell’acqua in una Palermo dove i silos erano diventati simboli e specchio di un’emergenza eterna. Ve li ricordate? Quelle “installazioni” collocate nei quartieri palermitani, dove la gente si metteva in coda per riempire l’acqua. La città era a secco.

Ma ritorniamo ai mondiali. Quell’estate era calda a Palermo. Gran parte della città viveva il dramma del razionamento dell’acqua e in alcune zone la mancanza era totale. Con i rubinetti a secco fu un attimo e le proteste si fecero sentire. Tra blocchi stradali e cassonetti bruciati, proprio quando il mondiale stava prendendo il via. Una vero danno d’immagine per la città.

E adesso, come in una macchina del tempo, la scena di quel “film” si ripropone tra scarica barile, assist trasversali e varie dichiarazioni. Oggi parla anche Giusto Catania, capogruppo di Sinistra Comune, di una “Palermo restata a secco a causa della gestione fallimentare di questi ultimi anni e le disastrose politiche della Regione”. E anche la pentastellata in consiglio comunale, Concetta Amella, che non si spiega come “l’acqua raccolta nelle circa cinquanta dighe presenti in Sicilia ed affidate a Sicilacque, nella stragrande maggioranza dei casi, vengano svuotate in mare, emulando la follia che va in scena nel depuratore di Palermo, ad Acqua dei Corsari, che  getta in mare 500 litri di acqua al secondo”. Di tenore diverso il sindaco Orlando, che chiede, in raccordo con il presidente della Regione Musumeci e del presidente del Consiglio Gentiloni, lo “stato di calamità naturale per Palermo e nella intera Sicilia”.

Tutto, ovviamente, come da copione. Sono passati trent’anni, ma i problemi sono sempre là e quando escono fuori dal cilindro come conigli, non resta che tentare di farli scomparire attraverso una “magia”. Intanto Palermo, che in questi giorni ha vissuto l’avvio ufficiale del conferimento di città italiana “Capitale della cultura 2018”, rimane al palo. Di chi siano le colpe forse è il male minore. La paura, invece, è che lo spettro dei Silos possa ritornare.

(Foto di Franco Lannino Studio Camera)

E’ un continuo tam tam di accuse contro il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, scaturite da un’intervista rilasciata oggi su un quotidiano online cittadino. Lega e Italia Viva, con i suoi rappresentanti in consiglio comunale hanno scritto due note al vetriolo, condannando l’immobilismo del primo cittadino e la Lega ripetendo il refrain delle dimissioni.

“Oggi il sindaco Orlando è venuto a chiedere aiuto istituzionale per la città su alcune tematiche che lui ritiene importanti, ma che non è stato in grado di affrontare negli ultimi nove anni della sua gestione”. E quanto afferma il capogruppo della Lega al comune di Palermo Igor Gelarda, a conclusione della riunione della capigruppo di oggi chiesta dallo stesso Sindaco.

Igor Gelarda – Lega

“Forse qualcuno si sarebbe potuto aspettare un mea culpa da parte del sindaco per come è ridotta Palermo, ma questo non è accaduto, come nel suo stile. La Lega non si è sottratta e non si sottrarrà alla collaborazione istituzionale, per evitare di condannare definitivamente Palermo in questo ultimo anno di agonia targata Leoluca Orlando. Se ci sono atti da votare in consiglio per favorire i cittadini e la città lo faremo. Tuttavia ci saremmo aspettati, almeno oggi, un cambio di passo da parte del Sindaco. Orlando ha fallito in tutto fino ad ora. Eppure In una grottesca intervista apparsa oggi su Repubblica ha avuto il coraggio di dire che Palermo è ridotta in questo stato per colpa della Pandemia – continua ancora Gelarda – come se la spazzatura, le bare, i problemi del traffico, i ponti traballanti o del trasporto urbano, fossero colpa di un virus piuttosto che da una incapacità amministrativa che dura da decenni.

“Orlando faccia un bagno di umiltà, e cominci un percorso di condivisione totale di problemi, basta con le scelte a senso unico. Per noi le dimissioni restano l’unica e più logica scelta che Orlando dovrebbe porre in essere. Tuttavia se non vuole dimettersi, si sieda ad un tavolo e condivida con tutto il consiglio comunale le attività di cui Palermo ha bisogno nei prossimi 12 mesi, gestendoli assieme anche nel loro sviluppo. Basta cose calate dall’alto, basta visioni che riguardano evidentemente una città che esiste solo nella mente del sindaco Orlando, e non è quella che vivono i palermitani. Orlando venga in aula consiliare davanti a tutti i cittadini a discutere le proposte che faremo.”

Dario Chinnici – Italia Viva

A ciò si aggiungono le parole di Dario Chinnici, capogruppo a Sala delle Lapidi del partito di Renzi. “Il sindaco Orlando è forse l’unico a non accorgersi dello stato comatoso in cui versa Palermo: un bilancio con un ammanco da 80 milioni, strade senza manutenzione, Bellolampo a rischio saturazione, partecipare finanziariamente al collasso, ponti Corleone e Oreto a rischio, quasi 900 bare in attesa di una sepoltura, richieste di concessione del suolo pubblico bloccate. Tutte cose che con la pandemia non hanno nulla a che fare. Viviamo in una città letteralmente allo sbando di cui il primo cittadino da tempo ormai si disinteressa, preferendo polemizzare sui numeri del Covid o parlare dei massimi sistemi.

“Consapevoli degli enormi problemi della città – ha continuato Chinnici – avevamo proposto l’unica soluzione possibile: un governo dei migliori, una formula straordinaria di fronte a una situazione straordinaria. Orlando ha preferito rifugiarsi invece nei soliti cliché, seguendo un copione ormai logoro: ad oggi la maggioranza in consiglio comunale si è dissolta, ma il Sindaco da un lato chiede collaborazione e dall’altro continua ad attaccare a testa bassa il consiglio mentendo sulle conseguenze dello stop al piano triennale e fingendo di non vedere il livello disastroso della sua giunta. E’ stato lui a dire di aver condiviso l’indirizzo dell’Aula in occasione dell’ultimo bilancio e oggi si rimangia tutto; è stato lui a ignorare il problema Bellolampo affrontato invece da Giuseppe Norata e ora attacca la Regione dopo mesi di silenzio; è stato lui per mesi ad avere la delega ai Cimiteri e oggi sembra cadere dalle nuvole.

“Italia Viva – ha concluso l’esponente renziano in consiglio comunale – è sempre stata dalla parte dei palermitani e lo sarà ancora sul commissariamento del ponte Corleone e sull’esenzione dei tributi per i commercianti in difficoltà, senza chiacchiere o voli pindarici che ormai non incantano più nessuno”.

Insomma, possiamo dire che la campagna elettorale è appena iniziata e lo scenario è assolutamente in divenire con un Orlando che non dimentichiamo, fu quello che inventò la prima crostata politica: quella dell’allora “patto di Villa Niscemi”, luogo e laboratorio politico palermitano e non solo. E le puntate sul piatto, attualmente vuoto di nomi e candidati, sono ancora rigorosamente da “bagarinaggio”. Per quelle ufficiali c’è tempo e nulla è escluso…

E’ un Musumeci che tira dritta sul versante delle vaccinazioni che, in Sicilia, ha un primato tutto in negativo. “Abbiamo deciso di aprire da domani la prenotazione ai cittadini dai 50 anni in su: per l’esattezza dai nati dal 1971 (dal primo gennaio) in poi e lo abbiamo chiesto al commissario Figliuolo, con due lettere, la possibilità di ammettere al vaccino anche le persone al di sotto dai 50 ai 60 anni. Ci è stato sempre risposto che non è possibile, e che può essere consentito solo quando avremo messo al sicuro gli ultra 80enni ma è chiaro che non abbiamo poteri sanzionatori o coercitivi, per convincere i riottosi”. Ad annuncialo, dunque, il governatore della Sicilia, Nello Musumeci, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo d’Orleans.

E in Sicilia si avvia, anche nelle isole minori, la campagna vaccinale. Infatti, saranno somministrate le dosi a tutti i cittadini dai 18 anni in su. Si inizia nel weekend a Lampedusa e Linosa, da lunedì nel resto delle isole.

“Spero che il generale Figliuolo voglia comprendere che da parte nostra non c’è alcuna volontà di essere disobbedienti – dice il governatore Nello Musumeci – ma avvertiamo tutti il peso della responsabilità della specifica condizione epidemiologica dell’isola ma anche di carattere sociale. Dobbiamo correre, altrimenti non ce ne usciremo più da questo tunnel”.

“Dobbiamo andare avanti – ha proseguito il governatore – vaccinando quanta più gente possibile. Abbiamo aspettato abbastanza e nessuno può accusarci di non aver rivolto la prioritaria attenzione alle fasce più deboli e fragili. Niente più scorte nei frigoriferi, in attesa che avvenga una ‘conversione’ da parte dei cittadini diffidenti. Aver registrato in Sicilia cinque decessi, che secondo i mass media potevano essere collegati alla somministrazione di AstraZeneca, ha determinato una psicosi comprensibile ma ingiustificata. Tutto questo ha rallentato non solo l’immunizzazione della fascia anagrafica interessata, ma ha anche avuto una ricaduta negativa sugli ultra ottantenni. E non ce lo possiamo permettere. Gli operatori sono pronti e le Asp già mobilitate: andiamo avanti”.

Dall’inizio della campagna vaccinale, in Sicilia sono stati già somministrati oltre un milione e mezzo di vaccini (poco più di un milione come prima dose e il resto come seconda). Al momento, nell’Isola, risulta già immunizzato (con doppia dose o monodose del vaccino Janssen) il 10 per cento di tutta la popolazione. Mentre la prima somministrazione copre il 21 per cento dei cittadini siciliani. Inoltre, il presidente Musumeci ha annunciato, che sabato a Catania si sottoporrà anche lui alla vaccinazione.

Quindi uno scontro diretto con il commissario Figliuolo in una situazione che vede ancora indietro la Sicilia sulle vaccinazioni e proprio ieri l’ennesima decisione di mettere Corleone in zona rossa. E adesso non resta che attendere di vedere in quanti over 50 saranno “disponibili” a vaccinarsi. Se si considera che in frigo, in Sicilia, ci sono quasi 250 mila dosi del vaccino Astrazeneca ancora da utilizzare, come dichiarato dallo stesso dirigente generale delle Regione e commissario per l’emergenza Covid, Mario La Rocca.

IL VIDEO DELL’INTERVISTA AL PRESIDENTE MUSUMECI (fonte sito BlogSicilia.it)

I dati della campagna vaccinale in Sicilia

E’ un Orlando furioso che la manda a dire, senza se e senza ma, ai palermitani colpevoli, a suo dire, di comportamenti sbagliati, non rispettando la zona rossa e facendo “schizzare” in alto il numero di nuovi contagi in città. Ieri si è arrivati a quasi 600 di nuovi casi.

“Siete degli incoscienti, fermatevi state provocando una strage di migliaia di persone e di migliaia di aziende”. Sono le parole del sindaco di Palermo Leoluca Orlando che, in un video postato dal sito web di RepubblicaPalermo.it, si rivolge anche con parole di “apprezzamento, di gratitudine e ammirazione al personale sanitario per l’impegno che stanno portando avanti, in condizioni spesso difficili e al tempo stesso alle forze dell’ordine che in tutti modi cercano di far comprendere alle persone che siamo alla vigilia di una strage non solo umana, ma anche economica”. Un vero e proprio appello e grido di dolore alla comunità palermitana. Ieri ne avevamo parlato proprio su BloggandoSicilia sulla grave situazione dei contagi in Sicilia e in particolare a Palermo.

Ma tutto questo servirà? La prova del fuoco sarà il Primo maggio, per il quale già il primo cittadino ha disposto il divieto di stazionamento in alcune zone della città.

IL VIDEO (cliccare qui sotto)

https://video.repubblica.it/edizione/palermo/covid-19-il-video-shock-del-sindaco-di-palermo-contro-i-cittadini-state-provocando-una-strage/386132/386859

Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando ha firmato un’ordinanza che prevede “misure per il contrasto e il contenimento sul territorio comunale del diffondersi del virus Covid-19″. Dunque, da domani, 25 aprile e fino al 2 maggio compreso, sarà vietato lo stazionamento nelle seguenti aree:

All’interno del “Parco della Favorita”;
In tutte le spiagge del litorale da Sferracavallo a Acqua dei Corsari;
Nel prato del “Foro Italico” dalla Cala a Villa Giulia.

Il provvedimento, che in caso di inosservanza prevede multe da 400 a 1000 euro, prevede la possibilità di reiterazione e di modificazione in ragione dell’evolversi della situazione epidemiologica e dei consequenziali provvedimenti emergenziali. La possibilità di accesso e deflusso agli esercizi commerciali legittimamente aperti resta consentita nel rispetto delle norme anticovid e del divieto di assembramento.

Segue il testo dell’ordinanza.

IL SINDACO
VISTI i provvedimenti con i quali è stato dichiarato, lo stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili;
VISTO, altresì, che il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge 22 aprile 2021, n. 52 che introduce ulteriori disposizioni urgenti finalizzate alla graduale ripresa delle attività economiche e sociali nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell’epidemia da COVID 19, prorogando lo stato di emergenza sul territorio nazionale sino al 31 luglio 2021;
CONSIDERATO che a seguito delle superiori dichiarazioni e proroghe sono stati emanati numerosi provvedimenti recanti misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid 19 e che in particolare, da ultimo, è stato emanato il sopra indicato D.L. n. 52/2021 le cui disposizioni si applicano a far data del 22/04/2021 e sono efficaci sino al 31/07/2021 e che opera i dovuti richiami ai protocolli di sicurezza nell’ambito delle varie attività trattate;
VISTA l’ordinanza del Presidente della Regione Siciliana n. 46 del 22 aprile 2021, con la quale proroga sino al 28 aprile 2021 sull’intero territorio cittadino le misure della c.d. “zona rossa:
RILEVATO che all’art. 1, co. 5, del D.P.C.M. del 02/03/2021 richiamato dal D.L. 52/2021, è confermato l’obbligo di mantenere una distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro salvo alcune eccezioni non concernenti il presente provvedimento, come misura preventiva e precauzionale al rischio della diffusione dei contagi;
CONSIDERATO che si rende necessario ed urgente evitare ogni forma di assembramento su area pubblica e violazioni degli obblighi di distanziamento sociali e di corretto utilizzo dei dispositivi di
protezione individuali con maggiore attenzione nel fine settimana e, in particolare, nelle zone di
assidua frequentazione;
DATO ATTO, altresì, che nel territorio regionale ed anche in quello cittadino, si sono manifestate
alcune varianti del Covid-19 che preoccupano, non poco, sia la comunità scientifica che la struttura
sanitaria in generale la quale potrebbe essere chiamata a resistere a una ipotetica nuova ondata del
virus potenzialmente più pericoloso anche in termini di capacità di diffusione;
RITENUTO urgente e inderogabile scongiurare pericoli di innalzamento dei contagi ed adottare
quindi tutte le possibili azioni idonee a prevenire e contenere possibili incrementi dei soggetti
contagiati in conseguenza della mancata osservanza delle misure e dei dispositivi di sicurezza da
adottare;
RAVVISATA pertanto l’opportunità di adottare in forma adeguata e proporzionale all’attuale
situazione epidemiologica e in coerenza con la ratio che ispira i provvedimenti emergenziali
richiamati, misure in grado di contrastare efficacemente la diffusione del Covid-19;
RILEVATO che l’art. 11, co. 1), del citato D.P.C.M. del 02/03/2021 testualmente recita “Può
essere disposta per tutta la giornata o in determinate fasce orarie la chiusura al pubblico, delle
strade o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, fatta salva
la possibilità di accesso e deflusso agli esercizi commerciali aperti e alle abitazioni private”;
RITENUTA ai sensi dell’art. 50, co. 5, del D.Lgs. 267/2000 come del resto confermato dal
Ministero dell’Interno con nota n. 15350/117/2/1 Uff.III-prot.Civ. del 20/10/2020 e successive,
sussistente la competenza dei Sindaci alla individuazione delle aree da sottoporre a al divieto di
stazionamento al fine di dare attuazione alle disposizioni sopra richiamate contenute nel D.P.C.M.;
RILEVATO che si è proceduto ad effettuare un corretto bilanciamento tra l’interesse pubblico e
l’interesse privato, ritenendo nel caso in specie, preminente l’interesse alla salute garantito
costituzionalmente;
Visto l’art.50 co. 5 del D.Lgs 267/2000 che definisce le attribuzioni del Sindaco per l’emanazione di
provvedimenti contingibili e urgenti ”… quale rappresentante della comunità locale …”;

ORDINA
dal 25/04/2021 e fino al 02/05/2021 compreso, dalle ore 00:00 alle ore 24:00 – con possibilità di
reiterazione e di modificazione in ragione dell’evolversi della situazione epidemiologica e dei
consequenziali provvedimenti emergenziali in materia – ai sensi del D.L. 25 marzo 2020, n.19,
convertito in Legge n. 35/2020, il divieto di stazionamento:
• All’interno del “Parco della Favorita”;
• In tutte le “Spiagge” del litorale da Sferracavallo a Acqua dei Corsari;
• Nel prato del “Foro Italico” dalla Cala a Villa Giulia.
La possibilità di accesso e deflusso agli esercizi commerciali legittimamente aperti resta,
consentita nel rispetto delle norme anticovid e del divieto di assembramento.
AVVERTE CHE
Ai sensi dell’art. 2, comma 1, D.L. 16 maggio 2020, n.33, come convertito in Legge 14 luglio 2020,
n.74, salvo che il fatto costituisca reato, le violazioni del Decreto Legge medesimo, ovvero dei
Decreti e delle Ordinanze adottate in attuazione dello stesso, sono punite con la sanzione
amministrativa pecuniaria di cui all’art. 4, comma 1, del D.L. 25 marzo, n.19 convertito in Legge
n.35/2020, da euro 400,00 ad euro 1.000,00.
Contro il presente provvedimento è ammesso, entro 60 giorni dalla pubblicazione all’Albo pretorio,
ricorso al TAR Sicilia o in alternativa, entro 120 giorni dalla pubblicazione, ricorso straordinario al
Presidente della Regione.
La presente ordinanza sarà affissa all’Albo Pretorio. La stessa diventa esecutiva il giorno successivo
alla data di pubblicazione, ai sensi dell’art. 21-bis L. 241/1990 e ss.mm.ii.
Copia del presente provvedimento, sarà pubblicata sul sito web di questa Amministrazione e di essa
sarà data adeguata comunicazione ai mezzi d’informazione, alle Forze dell’Ordine ed a tutti gli
organi di vigilanza per gli adempimenti di loro competenza.
Copia del presente provvedimento, sarà altresì comunicato al Servizio Mobilità Urbana per gli
adempimenti di competenza.
Il Sindaco di Palermo
Leoluca Orlando



“Il governo Draghi ci dica cosa vuole fare del Ponte sullo Stretto, abbiamo diritto a una risposta definitiva. Basta con gli eterni rinvii e i balletti, altrimenti siamo pronti a farlo da soli”.
E’ quanto il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, ha esternato oggi nel corso di una conferenza stampa a Catania col governatore della Calabria, Nino Spirlì, e l’amministratore delegato di Webuild, Pietro Salini, sul tema ‘Grazie Ponte sullo Stretto: l’opera possibile e necessaria, per l’Italia e per l’Europa’.

All’iniziativa, promossa dal network “Lettera150” con il professore Felice Giuffrè, hanno preso parte anche l’ex ministro Pietro Lunardi, l’assessore regionale alle Infrastrutture Marco Falcone e l’omologo della Calabria Domenica Catalfamo.
Con una battuta, il presidente della Regione Siciliana si è riferito al ponte: “Chiamiamolo “Ulisse” – ha detto – perché pare che a Roma se diciamo Ponte sullo Stretto sia considerata una parolaccia”.

E proprio questa dichiarazione ha innescato una polemica a distanza con il presidente della commissione antimafia in Sicilia, il deputato regionale Claudio Fava, che ha stigmatizzato così le parole del presidente della Regione: “Musumeci ha ribattezzato il ponte sullo stretto “Ulisse”. Contento lui. Ai siciliani invece resta  l’Odissea quotidiana di treni lenti come cent’anni fa e di autostrade che assomigliano alla Parigi-Dakar”. 

“Siamo stanchi di essere considerati colonia – ha continuato Musumeci – vogliamo diventare il cuore, la piattaforma logistica del Mediterraneo. Ma non sarà possibile se non c’è l’alta velocità e se non si passa in tre minuti tra le due sponde. C’è chi vuol mantenere il sistema Italia diviso in due: un Nord ricco e opulento che produce e un Sud povero e straccione che consumai i prodotti del Nord”. 

Problematiche più politiche che tecniche, anche secondo Pietro Salini, amministratore delegato di Webuild, la società che dovrebbe occuparsi della costruzione dell’opera. “Si può fare – spiega Salini –  anzi, lo stavamo facendo, ma ci hanno fermati. La differenza tra i Paesi che crescono e quelli che annaspano è anche nella capacità di creare le grandi opere, di creare prospettive e di essere attrattivi. Il Ponte creerebbe 20 mila posti di lavoro. Noi siamo pronti a partire, anche domani”.
Sulla stessa linea anche il presidente della Regione Calabria, Nino Spirlì: “Calabria e Sicilia sono le porte per chi arriva dal Canale di Suez e dai Paesi che oggi detengono un grande potere economico, come Cina e India, ormai ago della bilancia dell’economia mondiale, e il continente africano che, nei prossimi decenni, sarà l’interfaccia naturale con l’Europa. Non è dunque ammissibile che i primi territori europei non siano tra loro collegati. L’Europa ha l’obbligo di crearlo”.

Insomma, una vera e pura querelle che ha tanto il sapore di campagna elettorale (il prossimo anno si vota in Sicilia per l’elezione del nuovo presidente della Regione). Di “Ponte sullo Stretto” sì è sempre parlato e forse, chissà, anche in era antidiluviana. Oggi, se vogliamo essere davvero schietti, le priorità per la Sicilia sono davvero altre. E quella in cima tra tutte è la battaglia al covid. Il resto è solo esercizio retorico e operazione di “distrazione di massa”.