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Allarmanti i dati di uno studio che afferma come le balene, che nuotano nella costa della California, possano ingerire fino a 10 milioni di pezzi di microplastiche al giorno.

La stima è stata elaborata dagli scienziati della Stanford University e della California State University, che hanno pubblicato un articolo sulla rivista Nature per rendere noti i risultati del proprio lavoro. Il team, guidato da Shirel Kahane-Rapport e Matthew Savoca, ha sviluppato dei modelli per calcolare quanta microplastica questi mammiferi possano ingerire su base giornaliera.

Le balene, che includono balenottere azzurre, megattere e balenottere comuni, sono particolarmente a rischio di ingestione di microplastiche a causa del loro comportamento di filtraggio, dell’immenso consumo di prede e della sovrapposizione dell’habitat con regioni inquinate.

I ricercatori hanno combinato i dati sulla microplastica della California Current con misurazioni del comportamento di foraggiamento ad alta risoluzione di 191 esemplari.

Questi animali, rivelano gli autori, si nutrono principalmente a profondità di 50-250 metri, dove si trova la maggior parte delle microplastiche. Sulla base delle misurazioni, gli studiosi hanno stimato che le balenottere azzurre potrebbero consumare circa 10 milioni di pezzi di microplastica al giorno, mentre le megattere potrebbero ingerire fino a quattro milioni di frammenti ogni giorno. Sebbene non si conoscano gli effetti a lungo termine dell’assunzione di queste sostanze, gli scienziati suggeriscono che le balene potrebbero correre rischi fisiologici e tossicologici a causa delle microplastiche.

Questi risultati, concludono gli esperti, evidenziano che le microplastiche rappresentano un importante fattore di stress per la popolazione di balene, per cui nelle prossime indagini sarà fondamentale comprendere le conseguenze delle microplastiche sulla fauna marina. 

(fonte agenzia agi e tuttogreen.it)

E’ un vero e proprio bollettino di guerra sul versante del caro energia nel nostro paese. “Andremo incontro a una variazione estremamente rilevante per i consumatori, che si inseriscono in un quadro rilevante di variazione di tutto il sistema”, ha detto Stefano Besseghini, intervenendo all’Italian energy summit.

A lanciare il primo allarme è lo stesso presidente dell’Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, che domani comunicherà le nuove tariffe per l’elettricità.

E anche le associazioni dei consumatori insorgono e chiedono all’autorità di fare marcia indietro sull’invio mensile delle bollette e il nuovo metodo di calcolo per le tariffe del gas. Il Codacons stima che la decisione di Arera di scegliere da ottobre il mercato Psv per la determinazione delle tariffe del gas, potrebbe comportare un esborso aggiuntivo tra i +450 e i +500 euro annui a famiglia. Contro questa decisione l’associazione ha già fatto ricorso al Tar della Lombardia e ne sta preparando un altro contro le bollette mensili, che definisce “un inganno”.

Già nei primi 9 mesi del 2022 bolletta gas ha raggiunto quota 1.516 euro a famiglia, con un balzo del 93% sul 2020, calcola Assoutenti. Ora “l’incidente che ha colpito due linee del Nord Stream nel mar Baltico, il nuovo metodo di calcolo scelto da Arera per l’aggiornamento delle tariffe e la mancanza di disponibilità di gas in Italia per la stagione invernale, rischiano di far schizzare alle stelle le bollette degli italiani”, denuncia l’associazione.
Anche Consumerismo No Profit attende “enormi rincari” per gli ultimi mesi del 2022 e chiede ad Arera di fare un passo indietro su bollette mensili e calcolo delle tariffe del gas, “garantendo gli interessi degli utenti e non quelli delle società energetiche”.

Il prezzo del gas intanto, dopo il Nord Stream, è in altalena: risale mentre la Danimarca sottolinea che ci vorrà una settimana o due prima che le perdite sul Nord Stream possano essere esaminate scendendo in profondità. I Ttf ad Amsterdam tornano sopra quota 200 (sfiorano 201) euro al megawattora segnando un rialzo dell’8% per cento. 

(fonte ansa – foto di Altroconsumo)

“Un bilancio positivo che, oggi, ci consente di guardare ancora lontano, protagonisti di una stagione che deve mettere sempre al centro la figura della nostra professione, assieme alle quattro parole chiave: ecologia, sostenibilità, innovazione e benessere. E tra i tanti risultati ottenuti, fino a ieri impensabili, vi è quello della legge regionale sulla ‘certezza dei pagamenti’ delle parcelle, alla cui stesura abbiamo fattivamente partecipato. Una vera e propria rivoluzione per la nostra categoria”.

È quanto afferma il presidente uscente dell’Ordine degli ingegneri di Palermo e docente all’Università degli studi dell’Ateneo palermitano, Vincenzo Di Dio, che traccia un bilancio dell’attività dell’Ente, a pochi giorni dal rinnovo del consiglio dell’Ordine degli ingegneri di Palermo e che lo vede nuovamente in campo con la lista: “Ingegneri: continuità e innovazione”.

“Siamo riusciti in questo lungo percorso – continua Di Dio – a creare ed intensificare proficuamente i rapporti con gli altri ordini degli ingegneri, con la presidenza della Consulta regionale degli ordini degli ingegneri, con la presidenza della Rete delle professioni tecniche, con i tavoli tecnici insediati presso la Regione ed i comuni della Provincia di Palermo. Un percorso che ha consentito una maggiore valorizzazione e consapevolezza delle nostre competenze, poste al centro della profonda trasformazione che tutta l’Europa si appresta a compiere”.

“Ci siamo fatti promotori, inoltre – ha aggiunto ancora il presidente uscente – di iniziative che hanno coinvolto i giovani ingegneri che si approcciano alla professione. Abbiamo stipulato protocolli d’intesa con alcuni comuni della provincia per l’effettuazione di stage formativi presso le amministrazioni cittadine. E ancora, le proposte progettuali prodotte da giovani professionisti sono state protagoniste dei concorsi di idee sul museo del Liberty e sugli spazi urbani di aggregazione nella realtà post-covid”.

“Tutto ciò, anche, grazie al lavoro svolto da una squadra che ha sempre guardato al futuro e all’innovazione, in una prospettiva costruttiva e di dialogo. Chi gestisce la ‘cosa pubblica’ molto spesso fa fatica a guardarsi indietro, a fare i conti con quanto promesso, ad elaborare un resoconto sul proprio operato e, per questo motivo, ha una responsabilità ancora più pesante”.

Dunque, in vista delle elezioni per il rinnovo del consiglio dell’Ordine degli ingegneri di Palermo, il primo turno si svolgerà il 15-16 giugno e il secondo, invece, il 17-25 giugno, la componente “ingegneri: continuità e innovazione” ricandiderà il presidente uscente Vincenzo Di Dio e tutto il gruppo di aspiranti consiglieri formato da: Aldo  Bertuglia, Francesco De Rosa, Fabiana Dragotta, Salvatore Favuzza, Martina Greco, Vincenzo “Enzo” Greco, Maria Grillo, Bruno Lo Torto, Laura Milazzo, Agostina Porcaro, Elvira Restivo, Maurizio Onofrio Sciortino, Giuseppe Trombino e Dario Tomasini.

“L’obiettivo non può che essere quello di vedere unita tutta la nostra categoria, per affrontare le nuove sfide professionali, connesse ad una società in continuo divenire. E a questa trasformazione radicale si lega, fortemente, il progetto della lista “ingegneri: continuità e innovazione”. Ovviamente ancora molto si deve fare su alcuni temi quali: la definizione dell’equo compenso, l’eliminazione dei ribassi incondizionati nelle offerte; la creazione di un sistema di ammortizzatori sociali per le partite Iva”.

“La serenità del futuro deve passare dalla creazione di opportunità di lavoro diffuse, qualificate e giustamente remunerate e dalla formazione di professionisti preparati e pronti ad affrontare le nuove richieste del mercato nel campo dell’efficienza energetica. della digitalizzazione, dell’innovazione e della protezione dell’ambiente. Sono queste le nuove frontiere a cui dobbiamo guardare. Per affrontare le nuove sfide abbiamo bisogno di partecipazione come Università, scuola, enti di tutte le categorie e altri ordini professionali”,

Di Dio si sofferma, anche, sull’importanza della “qualificazione di un ruolo professionale che deve essere di alto livello e adeguato alle richieste del mercato italiano, europeo e alle sfide epocali che l’immediato futuro ci riserva”.

“Serve, inderogabilmente, una continuità di impegno con la nostra comunità – conclude il presidente uscente e candidato – con lo sguardo sempre rivolto al progresso che possa riportare la fiducia alle nuove generazioni. Ed è ciò che cercheremo di portare avanti in modo concreto per il bene della nostra categoria”.

Quando l’eccellenza della sanità siciliana mostra i suoi uomini migliori, non possiamo che esserne fieri. E quell’uomo è Sergio Fasullo, medico-cardiologo che ha vinto la selezione, bandita dall’Asp di Palermo nell’agosto del 2019, per il conferimento dell’incarico per dirigere la “Cardiologia Utic con emodinamica” dell’ospedale Ingrassia di Palermo.

Fasullo (classe 1972) nel 2021 ha avuto risultati di altissimo livello contribuendo, nonostante la pandemia covid 19, all’eccellenza culturale e professionale della cardiologia. Alcuni dei suoi lavori sono entrati a far parte delle linee guida americane, canadesi ed europee della cardiopatia ischemica, dello scompenso cardiaco e dell’embolia polmonare.

La commissione di valutazione ha designato nell’ordine Fasullo, Caserta e Ridolfo nella terna dei candidati idonei, redatta sulla base dei migliori punteggi attribuiti da presentare al direttore generale. L’incarico è stato conferito al dr. Fasullo.

Questi i risultati conseguiti nel 2021 nella U.O.C. di Cardiologia dell’ospedale Ingrassia: 1.185 ricoveri, 453 angioplastiche coronariche, 884 coronarografie, 268 impianti di pacemaker e defibrillatori, 20.187 prestazioni ambulatoriali.

Inoltre, nell’ultimo triennio tra le novità dell’Asp di Palermo ci sono state la cardiologia vascolare con nuove procedure (carotidi, femorali, auricola e difetti), l’implementazione del servizio di elettrostimolazione con interventi di ablazione e pacemaker senza fili e la creazione della rete cardiologica aziendale con riferimenti a Petralia Sottana e Termini imerese. Ed ancora: l’attivazione del servizio cardiologico a Villa delle Ginestre, la riduzione delle liste d’attesa per prestazioni cardiologiche, l’attivazione di 2 posti letto di semintensiva (area grigia) per i pazienti con infarto e blocco atrioventricolare, il raggiungimento dell’obiettivo “rete ima” e la riduzione della degenza medica e della mortalità ospedaliera.

Un risultato che premia non solo il medico Fasullo, ma anche l’uomo da sempre legato all’amore per la propria professione e per i suoi colleghi. Una squadra di medici che rappresenta le migliori risorse umane guidate da un vero fuoriclasse.

(fonte foto monrealenews e younipa)

Via la mascherina al chiuso da maggio? Vediamo come va il mese di aprile ma dato che le cose vanno bene non vedo problemi sul rimuovere progressivamente le mascherine. Francamente credo che il mese di maggio vedrà la rimozione della mascherina al chiuso”. E’ quanto ha dichiarato il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri.

IL VIDEO

(fonte agenzia Vista e agenzianova.com)

Da lunedì 14 marzo, in 18 città italiane, Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza verranno dotati di 4.482 armi a impulso elettrico: i cosiddetti Taser.

“L’utilizzazione dell’arma a impulsi elettrici da parte degli operatori delle forze dell’ordine, costituisce un passo importante per ridurre i rischi per l’incolumità del personale impegnato nelle attività di prevenzione e controllo del territorio”. Lo ha dichiarato il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, sottolineando come “grazie all’adozione del dispositivo, potranno essere gestite in modo più efficace e sicuro le situazioni critiche e di pericolo”.

La titolare del Viminale, Luciana Lamorgese

“L’operatività del nuovo strumento – ha aggiunto la titolare del Viminale – segue uno specifico periodo di sperimentazione e un ciclo di formazione degli operatori in grado di garantire che la sua utilizzazione avvenga nel rispetto delle condizioni di sicurezza tenuto conto dei soggetti coinvolti e del contesto ambientale”.

(fonte askanews – foto lanotiziagiornale – fanpage)

Una donazione di 10 milioni di dollari all’esercito ucraino per combattere l’invasione della Russia di Putin. L’attore americano Leonardo Di Caprio risponde così all’appello lanciato degli ucraini. Di Caprio ha seguito l’esempio di Blake Lively e Ryan Raynolds, Mila Kunis e Ashton Kutcher e ha donando una somma ancora più importante che secondo i media è la più consistente fino adesso elargita al Paese sotto attacco.

La guerra ha colpito l’opinione pubblica mondiale, ma il divo americano ha un legame particolare con questa terra. Sua nonna materna era originaria di Odessa, la splendida città che si affaccia sul Mar Nero e che ora teme un attacco via mare. Si chiamava Elena Smirnova (morta nel 2008 a 90 anni). Da qui la donazione, come riporta Ukrinform, l’agenzia di stampa ucraina, citando la Gsa News.

L’attore, da sempre sensibile alle cause umanitarie ed ecologiche, sarebbe ancora più sensibile alla situazione ucraina per le radici della sua famiglia.

(fonte agenzia Ukrinform e Leggo.it)


 

“Sono certo di interpretare il sentimento di tutte le italiane e di tutti gli italiani rivolgendo il primo pensiero di questo 8 marzo alle donne ucraine. Madri, lavoratrici, giovani, colpite da una violenza inattesa, crudele, assurda”. E’ quanto affermato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aprendo il suo discorso in occasione della Giornata internazionale della donna al Quirinale.
“Tante, troppe, sono le donne già cadute in questo ingiustificabile conflitto – ha aggiunto il capo dello Stato-. Nelle guerre le donne pagano sempre prezzi altissimi. Come donne, come madri, come compagne di vita. Vittime della insensatezza della guerra, vittime spesso di brutali violenze”.


“Nelle immagini della disperazione dei giovani genitori del piccolo Kirill si esprime la insensatezza della guerra, la crudeltà e il cinismo di questa aggressività della Federazione Russa contro l’Ucraina”, ha aggiunto Mattarella. “Questo ritorno all’indietro della storia e della civiltà va fermato subito. Opporsi oggi a questa deriva di scontri e conflitti comporta dei prezzi, potrebbe provocare dei costi alle economie dei paesi che vi si oppongono ma questi sarebbero di gran lunga inferiori a quelli che si pagherebbero se quella deriva non venisse fermata adesso”.

“Non è tollerabile, e non dovrebbe essere neppure concepibile, che in questo nuovo millennio qualcuno voglia comportarsi secondo i criteri di potenza dei secoli passati pretendendo che gli Stati più grandi e forti abbiano il diritto di imporre le proprie scelte ai paesi più vicini e, in caso contrario, di aggredirli con la violenza delle armi provocando angoscia, sofferenze, morti, disumane devastazioni. La nostra responsabilità di cittadini, di europei – ha detto ancora Mattarella – ci chiama oggi a un più forte impegno per la pace, perché si ritirino le forze di occupazione e si fermino le armi, perché sia ripristinato il Diritto internazionale e siano rispettate le sovranità nazionali.”

Infine, parlando dell’8 marzo, il presidente ha detto: “La condizione femminile in Italia è fatta di luci e ombre. L’esperienza lavorativa e umana è positiva ma gravata ancora da troppi impedimenti, pregiudizi, ostacoli, difficoltà. Impedimenti e ostacoli che abbiamo il dovere di individuare e rimuovere insieme, uomini e donne, se vogliamo crescere da un punto di vista economico, culturale, sociale e della qualità della vita”.

(fonte agenzia askanews – ansa – afp e notizie.it)

“Io non ero d’accordo a tutto il clamore mediatico dato in Italia al Covid rispetto ad altri Paesi, secondo me frutto anche di una politica giornalistica televisiva sbagliata. Non c’era nessun altro Paese al mondo dove si parlava così ossessivamente di Covid e trovo perfettamente assurdo, oggi, non parlarne più come se il problema fosse solo la guerra in Ucraina, che è una tragedia davanti la quale siamo attoniti. Ma non considerare più i rischi legati a Covid la trovo un’idea cervellotica e non la comprendo”. E’ quanto afferma Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova.

“Dobbiamo ancora ragionare sulla road map per uscire dalle restrizioni – sottolinea ancora Bassetti – ma la percezione delle persone, dopo una settimana di notizie solo sulla guerra e di silenzio sul Covid, è che la pandemia non esiste più. E’ vero che i numeri vanno meglio, ma serve capire come si uscirà dalle restrizioni. E’ il momento di dire chiaramente se dopo il 31 marzo, la fine dello stato di emergenza, il green pass rimarrà del tutto o sarà modificato, se le mascherine al chiuso rimarranno. Agli italiani serve chiarezza, non possiamo passare da 100 notizie al giorno sul Covid a zero“.

(fonte adnkronos)

Il balzo dei prezzi sui mercati mondiali delle materie prime alimentari si registra nelle quotazioni del grano e della pasta. E la guerra in Ucraina porta con sé ricadute, dunque, pesanti anche per la tavola e le tasche degli italiani.

Quest’ultima – fanno notare da Assoutenti – che già a gennaio ha subito un rincaro del 12,5%, potrebbe arrivare a costare il 30% in più rispetto allo scorso anno. Il prezzo del pane, cresciuto del 3,7% lo scorso mese, potrebbe subire aumenti del 10%. Gli analisti tuttavia, anche tenendo conto del costo di energia e gas alle stelle e dell’inflazione che tende a stabilizzarsi sugli alti livelli di adesso, ritengono che l’aumento di due beni di consumo primari per gli italiani come pane e pasta possano gonfiarsi fino ad arrivare a un 50% in più.

Il Cai (Consorzi Agrari d’Italia) lancia l’allarme indicando che le quotazioni di grano tenero sono “a livelli mai visti prima d’ora e le prime conseguenze potrebbero ricadere presto su consumatori e agricoltori”. Federalimentari ritiene che il costo della pasta potrebbe superare il 10%, percentuale che si aggiunge all’aumento del 10% avvenuto a fine dello scorso anno.

Coldiretti spiega che le quotazioni del grano sono balzate del 5,7% nella sola giornata del 24 febbraio, subito dopo l’attacco della Russia all’Ucraina, raggiungendo il valore massimo da 9 anni a 9.34 dollari a bushel. Per Assopanificatori-Fiesa Confesercenti il prezzo del pane potrebbe aumentare del 10% a causa del conflitto, ma la stima di incremento, che va ad aggiungersi al 10-15% in più del 2020, è soggetto a diverse variabili, tra cui l’aumento dell’energia e del gas che impatta sul funzionamento di macchine e forni.

Sulla questione Coldiretti ha segnalato che il prezzo del pane fresco in media è già aumentato a gennaio del 3,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Un chilo di grano tenero – dice l’organizzazione – in Italia è venduto a circa 32 centesimi, mentre un chilo di pane è acquistato dai cittadini ad un valore medio di 3,2 euro al chilo “con un rincaro quindi di dieci volte, tenuto conto che per fare un chilo di pane occorre circa un chilo di grano”.

Il Cai, nella rilevazione di ieri, ha indicato che il grano tenero, utilizzato per la produzione di pane, farine e biscotti, viene quotato, a seconda del valore proteico, dai 4 agli 8 euro in più a tonnellata, attestandosi in media intorno ai 315-320 euro per tonnellata, fino ad arrivare a 381 euro a tonnellata (+2,5%).

L’ Ucraina, osserva la Coldiretti, si colloca al terzo posto come esportatore di grano a livello mondiale, la Russia al primo, e garantiscono insieme circa un terzo del commercio mondiale. Dall’Ucraina arriva in Italia grano tenero per la produzione di pane e biscotti per una quota pari al 5% dell’import totale nazionale e una quantitativo di 107 mila tonnellate nei primi dieci mesi del 2021. Un valore quasi doppio rispetto a quello proveniente dalla Russia (44 mila tonnellate) dalla quale arriva anche il grano duro per la pasta (36 mila tonnellate).

L’Italia è costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori – sottolinea Coldiretti – molte industrie hanno preferito continuare ad acquistare per anni in modo speculativo sul mercato mondiale, anziché garantirsi gli approvvigionamenti con prodotto nazionale attraverso i contratti di filiera.

“Abbiamo abbandonato quasi la metà delle superfici agricole, non tanto e non solo per le trasformazioni economiche e sociali del Paese, ma perché i prezzi delle nostre produzioni non sono giudicati vantaggiosi rispetto a quelli di altri Paesi – commenta Mauro Agnoletti, coordinatore scientifico dell’Osservatorio Nazionale sul Paesaggio Rurale – questo ha portato a un progressivo scollamento dell’industria agroalimentare dal nostro territorio”.

fonte foto agenzia Ansa