tram

Il sindaco della primavera di Palermo, fondatore del movimento politico la Rete, che scardinò il potere della Dc di Lima e Andreotti nel 1985, riuscendo a battere nel 1997 Gianfranco Miccichè, l’allora plenipotenziario di Berlusconi in Sicilia e poi sconfitto nel 2007 dal forzista Diego Cammarata, rivincendo nel 2012 al ballottaggio contro Fabrizio Ferrandelli, oggi, al motto “il Sindaco lo sa fare”, si prepara ad aprire la campagna elettorale per il 2017.

L’inaugurazione del tram, assieme a tutte le iniziative sul tema della mobilità sostenibile avviate dall’amministrazione comunale (carsharing, bike sharing, taxi sharing), è un’opportunità ghiotta per un sindaco che, in materia di “comunicazione” ed affini, non ha eguali. Potremmo tranquillamente affermare: un biglietto di sola andata per la riconferma a Palazzo delle Aquile, magari con il voto ombra, al ballottaggio, del centrodestra.

L’opera, costata 322 milioni, di cui 87 a carico del Comune e il resto elargiti da Stato e Unione europea, con 17 vetture, una capienza di 250 passeggeri ciascuna e quattro linee disponibili, è di fatto una mastodontica operazione politica, (non dimentichiamo che manca un anno e mezzo alla fine del mandato), che viaggia però non sui binari di un’alleanza politica, ma sulla capacità di Orlando di essere da sempre l’uomo solo al comando e di saper scegliere lui gli alleati e le strategie.

Nei fatti la paventata minaccia di dimissioni, da parte del sindaco di Palermo (assolutamente studiata a tavolino), in caso di non approvazione del contratto di servizio per l’avvio del tram e l’accordo trasversale con i forzisti, ha messo all’angolo un Pd che da mazziere nel governo nazionale e regionale, in consiglio comunale si è cucito, invece, il ruolo di solo spettatore e di finto oppositore.

Nei giorni scorsi il sottosegretario Davide Faraone, il cui sogno nel cassetto è risaputo essere quello di diventare sindaco di Palermo, aveva definito “Orlando rimasto ancorato alla preistoria, sia rispetto agli uomini che lo sostengono, sia rispetto alle idee su come si governa una città”. E parlando dell’iniziativa di Rifondazione comunista di conferire la cittadinanza onoraria al leader curdo Abdullah Öcalan, diceva di “una giunta governata dagli uomini di Ocalan”.

Dichiarazioni poco gradite ad Orlando che, lasciando “cuocere” nel brodo primordiale i democratici, ha battuto “banco”, incassando un piatto ricco e riuscendo ad isolare i renziani che vorrebbero volentieri “rottamarlo”.

E poi ci sono anche grillini che protestano per la ztl, ma più che altro per dovere di cronaca. Un atteggiamento da decodificare, in un panorama politico locale dove tutti credevano che l’orlandismo fosse morto e sepolto. Il movimento di Nello Musumeci #DiventeràBellissima, che annuncia l’avvio di una raccolta firme per rimodulare il provvedimento tanto contestato e il centrodestra che dà l’assist alla maggioranza, quasi da servizio 118. Infine, il Pd in stato confusionale, se non comatoso.

Ma i nodi, comunque, per il primo cittadino stanno tutti in fila, uno dietro l’altro. Ztl a 100 euro, tariffe zone blu portate tutte a 1 euro, possibili ricorsi, petizioni e, eventuali, richieste di annullamento. Non minori i problemi legati ai risultati che questi provvedimenti dovrebbero portare, in termini di vivibilità e di salute, ai cittadini.

Un orizzonte non certamente roseo per chi, al netto dei propri incassi, come il poter sbandierare la realizzazione del tram, deve fare i conti con una città sofferente, sporca e inquinata. Basteranno le pedonalizzazioni, il percorso Unesco e le fioriere sparse ovunque, a far dimenticare il degrado che è sotto gli occhi di tutti?

I palermitani hanno intuito bene che l’istituzione della ztl è una tassa per fare cassa. Ma in tutto questo, se i risultati complessivi ci saranno, tram compreso, da qui alla fine del sindacatura l’Orlando furioso, il sindaco del “lo sa fare”, “l’uomo dalle sette vite” come lui stesso si è definito, potrà agilmente e, sempre, con il #soccorsoazzurro prima citato, sedere nuovamente sul primo “scranno” del Comune, regnando per altri cinque anni la sua Palermo.

Ovviamente la strada da percorrere è ancora lunga e a “deragliare”, tanto per stare in tema, basta un attimo.

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