Tag

consiglio comunale

Browsing

Diventa sempre più profonda la spaccatura all’interno del gruppo consiliare del M5S, a Palazzo delle Aquile. Il consigliere Igor Gelarda, con un post su Fb, parla di “parole imbarazzanti del capogruppo, Ugo Forello, che oggi in una dichiarazione sta “cercando di dettare la linea politica al nostro leader regionale Giancarlo Cancelleri”. Il riferimento è alla dichiarazione di Forello, sempre su facebook in cui lancia un appello allo stesso Cancelleri in tema di porti chiusi:  “Caro Giancarlo, non cadere anche tu nel tranello leghista. Il fatto che l’Italia abbia dimostrato di essere capace di grande accoglienza, non legittima oggi a divenire insensibili o spietati con i migranti che si trovano ‘sequestrati’ in mezzo al Mare Mediterraneo”. 

“In realtà continua Gelardasembra che Forello si voglia direttamente sostituire a Di Maio, A Palermo alcuni tra i miei colleghi che si richiamano alla cosiddetta ‘Sinistra’, prima in modo informale e adesso sempre più palesemente, contestano la linea politica nazionale che trova la sua sintesi in Luigi Di Maio”.

“Ricordo che, a fine campagna elettorale delle comunali il candidato sindaco Forello, fu contestato dall’assemblea di attivisti, delusi da molti atteggiamenti del nostro candidato sindaco. A quelle contestazioni, purtroppo, non seguì un momento di confronto ulteriore, semplicemente non furono più convocate riunioni cittadine. E quello che è accaduto, negli ultimi mesi, è il frutto di un mancato coinvolgimento della base”.

“Credo che la misura sia colma e come ho già detto, chi non ha in animo di stare nel Movimento cinquestelle, può tranquillamente e liberamente andare nel PD. Non ne sentiremo particolare mancanza. Con questo comportamento – conclude il post – il gruppo Forello si sta muovendo come i politici della vecchia politica, che ritengono di potere contraddire il volere degli elettori e del popolo. E cosi facendo si stanno di fatto ponendo al di fuori del movimento 5 stelle, lontani dal sogno di Gianroberto di una Italia governata dai cittadini, e sempre più vicini a quella politica che io ho sempre disprezzato, pronta a predicare bene e razzolare male e sui giornali”. Gelarda ha anche annunciato che, domani pomeriggio, si terrà un’assemblea cittadina alla quale “sono invitati a partecipare gli attivisti e  tutti coloro che hanno a cuore il M5S.

Si consuma, quindi, un ulteriore strappo tra i pentastellati comunali che, nelle scorse settimane, aveva già preso corpo, con l’esclusione dello stesso Gelarda sia dalle dichiarazioni ufficiali dei cinquestelle a Sala delle Lapidi, che dalle riunioni di gruppo. Adesso dovremo capire se questa battaglia finirà sui tavoli romani o rimarrà una “gatta da pelare” solo per i vertici regionali pentastellati, o sarà soltanto una “bolla di sapone”.

 

Con un lungo post su Fb la consigliera comunale pentastellata, a Sala delle Lapidi, Concetta Amella, è un fiume in piena contro il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, al quale pone una domanda amletica: “Palermo Capitale della Cultura o del fallimento pilotato?”.

In questi giorni il dibattito, in consiglio comunale, si è incentrato sulla gravissima situazione economica del Comune e, in particolare, sulle aziende partecipate, Amat, Rap e Amap di cui le prime due rischiano il tracollo finanziario e il conseguente fallimento. Ne abbiamo parlato più volte su queste pagine.

“Orlandoinvece, di cospargersi il capo di cenere per i suoi peccati – dice Amella – facendo un doveroso bagno di umiltà e chiedendo lo stato di pre-dissesto, accompagnando così la città delicatamente e senza traumi verso un dolce fallimento, preferisce fare come Sansone, incatenato al tempio con i filistei, e far crollare la città sotto il peso dei debiti”.

“Il Sindaco ha deciso di far stralciare dai bilanci delle partecipate, crediti per un totale di oltre 38 milioni di euro e, tutto questo, per evitare che l’intero sistema finanziario della città, quindi il Comune con tutte le altre partecipate, vada in default. Questo orientamento amministrativo ricorda le scelte irresponsabili e rocambolesche di molte società di fine anni ’90 del secolo scorso, primi anni di questo secolo, in cui per l’appunto grandi aziende ne creavano di più piccole nelle quali inserire elementi poco produttivi e riversare i propri debiti, per far sì che queste ultime fallissero e le società-madre potessero salvarsi”.

“Con questa mossa – continua la grillina – il Sindaco non fa altro che postdatare una situazione già grave, rendendola ancora più grave, in quanto lo stralcio dei crediti delle partecipate espone queste ultime all’assalto dei creditori. Non si dimentichi che per creare Rap dal fallimento AMIA sono stati messi a garanzia i mezzi ed il 49 per cento delle azioni di AMG Energia, e che questa perdita di solidità di Rap può far sì che i creditori, temendo di avere una perdita più grave, inizino ad esigere i loro crediti nei confronti della società, chiedendo la vendita dei mezzi, con la conseguente impossibilità per l’azienda di effettuare la raccolta dei rifiuti con pesanti ricadute sanitarie sulla città”.

“Fino a quando il Consiglio Comunale e la maggioranza non comprenderanno che ormai si sta seguendo solo la vanità di un unico uomo (il quale, in un lontano passato, ha effettivamente portato una ventata di speranza e di novità nella nostra città, poi però completamente disattese) faremo quello che abbiamo fatto finora, cioè cammineremo tutti allegramente tenendoci per mano, cantando Kumbaya e godendo di Manifesta e Palermo capitale della Cultura, mentre ci dirigiamo ciecamente verso il baratro”.

E conclude paragonando Orlando a Luigi XV: “Di fatto, il professore, che il Sindaco lo sa fare, per una mera questione di orgoglio (infatti all’inizio della sua ultima sindacatura ha affermato che non ci sarebbe stato un successore della sua politica, una sorta di ‘dopo di noi il diluvio’ come un novello Luigi XV), preferisce buttare nel mare infestato dagli squali (i creditori), le partecipate ferite a morte e sanguinanti, sperando forse che poi, sazi, questi ultimi non si scaglino verso la città”.

Parole, dunque, di fuoco che però siamo certi non scalfiranno Orlando, forte di una solida maggioranza in consiglio comunale (soprattutto trasversale) che non ha alcuna intenzione di togliere le tende o in un’ipotesi, che si è già dimostrata solo una provocazione, di chiederne le dimissioni. Quindi, a meno di sorprese, la data di fine mandato rimane sempre quella: il 2022.  Ma resta di capire come Palermo possa arrivarci indenne. Tutto il resto, tranquilli, fa parte del “Truman show” della politica.

E sul ponte corleone tanto tuonò che piovve e in questo caso l’indignazione di tanti cittadini e la denuncia degli organi di stampa ha sortito qualche effetto. Il Comune fa un passo indietro per bocca del presidente del consiglio comunale, Totò Orlando, che in una nota ha parlato della “possibilità di svolgere i lavori di notte”. Noi di Bloggando, proprio oggi, avevamo lanciato la proposta di far svolgere i lavori in notturna.

“E’ possibile effettuare i lavori di notte e nei giorni festivi sul ponte corleone” – ha detto Orlando -. Pertanto alla luce dei pensanti disagi provocati dai cantieri ai cittadini mi aspetto che i responsabili prendano immediatamente i provvedimenti opportuni e chiedano scusa alla città e agli automobilisti”.

“Secondo quanto appurato da un approfondimento normativoha aggiunto il presidente del consiglio comunalel’esecuzione di opere di ripristino dei giunti di dilatazione su ponti, viadotti e impalcati ha soltanto alcune limitazioni che riguardano le temperature maggiori di 40 gradi o inferiori a -5, fenomeni piovosi o nevosi prolungati”.

“E nel caso di specificoha concluso Orlando –  il direttore dei lavori, ai sensi dell’art.49 del DPR 207/2010, può emettere un ordine di servizio chiedendo all’impresa di svolgere le lavorazioni in orari notturni o festivi. L’impresa, dove non previsto nel contratto di appalto, potrà richiedere il ristoro degli oneri dovuto ad eventuali straordinari da concedere a personale”. E alla fine la domanda sorge spontanea: ma il Comune non poteva pensarci prima?

In politica piaccia o non piaccia ma a vincere sono sempre i numeri. E la provocazione del M5S a Sala delle Lapidi, che ha annunciato la presentazione di una mozione di sfiducia, nei confronti del sindaco Orlando, non può che leggersi come tale. Anche l’effetto mediatico della foto di un cartello con la scritta “Orlando al capolinea …del tram. Ri-mozione subito!”, dà il senso di come tale operazione sia soltanto effimera e non produrrà alcun effetto. Anzi consoliderà Orlando che potrà tranquillamente continuare a dormire sogni tranquilli, in quanto da sempre ha fatto affidamento al voto trasversale, anche da alcuni consiglieri dei banchi dell’opposizione, se questi dovessero servire per scongiurare un voto a lui sfavorevole.

La richiesta dei pentastellati è scaturita dall’assenza, in consiglio comunale, del primo cittadino che doveva rispondere sui conti dell’Amat. L’azienda di via Roccazzo è al centro di polemiche relative ai crediti, circa 30 milioni di euro, che Orlando avrebbe richiesto di cancellare così da non pesare sulle casse già esigue del Comune. Di fatto l’Amat non riceverebbe più questi soldi.

Ma ritorniamo al fatto incriminato e cioè alla mozione di sfiducia. Basta appena fare un pò di conti e considerare che essendo 40 i consiglieri comunali seduti a Palazzo delle Aquile e di questi più della metà sono di fatto “maggioranza”, non si capisce come, da un ipotetico cilindro, dovrebbe uscire approvata una mozione di sfiducia, sempre che venga considerata ammissibile. E  considerando, anche, che la legge prevede il 60 per cento più uno dei consiglieri, il limite per sfiduciare Orlando, i numeri stanno dalla parte del professore.

Quindi potremmo dire: abbiamo scherzato. Ma così non è perchè, ovviamente, i cinquestelle fanno il proprio lavoro, quello dell’opposizione e, certamente, non possiamo pensare in un gesto ingenuo o anche molto di più: immaginare che parte dei consiglieri, critici sulla carta ma non sulla tasca, vogliano andare a casa solo per il gusto di silurare Orlando. Perchè questo, oltre ad essere  puro masochismo è, anche, pura utopia.

 

Un bilancio consolidato in chiaroscuro, quello approvato, oggi, dal consiglio comunale di Palermo, ma sul quale rimane l’ombra dei disallineamenti dei conti delle aziende partecipate. Un dibattito serrato negli ultimi giorni e per certi versi anche duro, che ha portato l’Aula a trovare la “quadra”, sebbene molti aspetti dell’impalcatura, che fa muovere la macchina comunale, sono risultati fragilissimi.

Ne avevamo parlato abbondantemente nelle giorni scorsi sulle nostre pagine e una forte critica era stata mossa da Fabrizio Ferrandelli, leader dell’opposizione a Sala delle Lapidi, che aveva parlato di impossibilità di approvare questo “bilancio se prima non si ha contezza dai rilievi avanzati dalla Corte dei Conti e senza conoscere il nuovo bilancio di previsione, che dovrebbe contenere le misure correttive per contrastare l’ingente perdita”.

Oggi, l’assessore al bilancio Antonino Gentile, si è detto soddisfatto per un “bilancio consolidato che fornisce una rappresentazione chiara della solidità patrimoniale del Comune al 31 dicembre 2016, pari a 1 miliardo e 166 milioni di euro.” Non nascondendo però, come si legge in una nota, una riflessione, se così si può definire, sul bilancio di previsione 2018/2020 : Il Comunedice Gentiledovrà stanziare somme per consentire il riconoscimento dei crediti vantati dalle partecipate e appostare gli accantonamenti necessari per eventuali risultati di esercizio delle società negativi, non immediatamente ripianati”. 

E continua dicendo che, “al fine di provvedere alla quantificazione dei rapporti crediti/debiti per ciascuna azienda, si è disposto l’avvio di un complesso procedimento istruttorio sui disallineamenti, e ciò attraverso la costituzione di un’Unità straordinaria di regia e coordinamento, cui è stato assegnato il compito di acquisire tutti gli elementi necessari”.

Quindi il problema rimane e se vogliamo essere più realisti del Re, è soltanto rimandato al prossimo anno. Come dire: meglio prendere tempo anche perchè nel 2019 lo scenario politico, in prossimità delle europee, potrebbe mutare e, quindi, tutto potrebbe accadere.

Anche il sindaco Orlando che, oggi, ha parlato di “sofferenza dei comuni che hanno subito e subiscono i tagli ai trasferimenti da parte dello Stato e della Regione, con meno risorse e più bisogni sociali”, aveva ribadito durante il dibattito d’aula di “conti messi in sicurezza per le aziende”. In tutto questo bisognerà vedere cosa dirà la Corte dei conti che già aveva espresso delle perplessità. Per non parlare delle osservazioni amministrativo-contabili contenute nel MEF, che gli ispettori del ministero della Finanza avevano rilevato (cliccando qui potete leggere la relazione di pre-dissesto). 

E in tutto questo rimane sempre il peso del disallineamento dei conti delle aziende per oltre 42 milioni. “Somme – come ha più volte detto Orlando – che verranno assorbite con il bilancio di previsione e la possibilità di spalmarle nei prossimi anni senza che questo incida sui conti delle stesse aziende”. Tutto questo, ovviamente, sulla carta perchè di “soldi cache” il Comune ne ha ben pochi e non vorremmo che, anche qui, si tratti soltanti di un gioco di puro illusionismo. Per dirla tutta, alla mago Silvan.

LE REAZIONI.

“Il bilancio consolidato appena approvato in Consiglio comunale è una risorsa fondamentale per le scelte strategiche della città e certifica che i servizi locali della città rimarranno interamente pubblici.” Lo affermano  i consiglieri comunali di Sinistra Comune, Giusto Catania, Barbara Evola, Katia Orlando e Marcello Susinno. “Con questo strumento,  un autentico spartiacque nella gestione amministrativa, si possono regolare i rapporti fra partecipate e socio unico evitando la proliferazione di sospesi che pesano ancora oggi. Si conferma la volontà dell’amministrazione di mantenere pubblica e trasparente l’organizzazione dei servizi locali con l’obiettivo di migliorarne la qualità. 
Per una programmazione di lungo respiro – continuano i consiglieri di Sinistra Comune – occorre tutelare le aziende partecipate e i livelli occupazionali e garantire l’efficienza del servizio pubblico penalizzato dai tagli alla spesa di Stato e Regione. Occorre subito rimodulare i contratti di servizio per renderlo più aderente alle  esigenze delle aziende e del personale. Infine, riteniamo  si debba procedere al più presto al rinnovo dei vertici delle aziende partecipate e alla nomina del direttore generale del Comune di Palermo, individuando anche i nuovi dirigenti  che dovranno guidare uffici tecnici del Comune.”

Cinquestelle

“Questa votazione conferma che in consiglio comunale non esiste più una maggioranza in favore di Orlando: 17 i voti favorevoli, ben lontani dai 21 voti necessari per la maggioranza assoluta. Il bilancio consolidato certifica il fallimento della gestione dei rapporti con le partecipate (43 milioni di euro di disallineamento rispetto ai 7 mln di tre anni prima), ma soprattutto è il preludio di ulteriori e gravi circostanze che emergeranno, probabilmente, con il rendiconto 2017 e il consuntivo 2018″. E’ quanto affermano i consiglieri comunali pentastellati, Ugo Forello, Giulia Argiroffi, Concetta Amella, Viviana Lo Monaco, Antonino Randazzo.

“All’orizzonte, infatti, ci sarebbe un’ulteriore aumento del disallineamento e una disastrosa rideterminazione dei rapporti di debito/credito con l’Amat. Leggere le dichiarazioni di parte ed entusiastiche del sindaco Orlando in cui parla di ‘svolta’ dovrebbe far capire a tutti i cittadini palermitani fino a che punto sia capace di mistificare la realtà e di mentire guardandoti negli occhi: mentre le partecipate del Comune di Palermo affondano e la città sprofonda ogni giorno di più in disservizi e sporcizia, il primo cittadino ha il coraggio di parlare di presunti grandi successi ‘nello scenario politico nazionale e internazionale’ che non esistono”.

“È chiaro che il sindaco Orlando è stato mollato dalla sua stessa maggioranza e, anche oggi, per l’ennesima volta, i lavori d’aula sono stati rinviati per l’assenza del numero legale”. I cinquestelle, al Comune di Palermo, stigmatizzano, dunque, quanto accaduto, all’interno di una situazione politica delicatissima che vede il primo cittadino impegnato al tira e molla per cercare di fare la “quadra” e dare anche il via al rimpasto. Molto probabilmente il malcontento che governa questo stallo infinito, dipende proprio da questo fattore.

“Questa mattina a Sala delle Lapidi i numeri della maggioranza – continuano i grillini per bocca del proprio capogruppo, Ugo Forello – non sono stati in grado di supportare il voto di quello che avrebbe dovuto essere il primo atto di una lunga serie di questioni molto delicate sul tema del bilancio consolidato. È  evidente già da mesi che, la maggioranza di Orlando, non riesce a funzionare. Infatti, oltre alla mancanza dei numeri per garantire lo svolgimento della seduta, va denunciato che l’avvocatura comunale non si è presentata in aula, nonostante fosse attesa, facendo slittare il voto”.

Un’impasse che di fatto sta rallentando il percorso di discussione della delibera cardine della macchina comunale e cioè il bilancio consolidato, che lo stesso Orlando ha definito “strumento essenziale”, (potete leggere l’articolo cliccando qui), per la messa in sicurezza dei conti delle partecipate. E nei prossimi giorni capiremo se questo immobilismo verrà sbloccato dal manuale “Cencelli”, applicabile sempre nelle situazioni più complicate.

“La Rap rischia davvero il default. Un’azienda fragilissima che ha soltanto 10 milioni di euro di capitale sociale  e che dal 2017 è senza consiglio di amministrazione, quindi senza guida politica”. Ferrandelli, capo dell’opposizione a Sala delle Lapidi interviene in consiglio comunale, dove si è affrontato il nodo delle partecipate e in particolare della Rap. Tema che negli ultimi giorni è stato al centro di un duro dibattito d’Aula.

“Noi non vogliamo cadere nel precipizio con  voi e non mi sento rassicurato. I dubbi serpeggiano, manca anche oggi il presidente del consiglio comunale e nessuno garantisce la tenuta di questa AulaQuando si vuole votare un bilancio le ragioni non potete sostenerle perchè non sono sostenibili e il Sindaco, come sempre, non è presente e delega a soggetti che certamente sono previsti per legge, ma non possono essere interlocutori politici”. 

E continua riferendosi al bilancio consolidato: “Magari troverete una volta la ragione dei numeri a 16 per approvare il bilancio, ma non quella della città, sempre sporca e senza servizi. Per non parlare della situazione dell’Amat, in cui immagino sempre il volto corrucciato del presidente dell’azienda che non sa come trovare i 9 milioni di euro per farla sopravvivere”.

Una situazione molto complessa, alla quale si aggiunge il nodo dei 40 milioni di crediti che la Rap avanza dal Comune. Un debito che sarà difficile poter onorare da parte di Palazzo delle Aquile, anche se il vero nodo rimane quello dei disallineamenti delle partecipate. E a questo si lega anche il presunto rimpasto di governo cittadino e delle nomine che ne conseguirebbero. Orlando sicuramente sta temporeggiando, malgrado abbia annunciato tempi celeri per la nuova squadra. E sicuramente anche questa è una strategia, in attesa che il 2018 passi in fretta e  arrivi il 2019 quando le campane delle europee potrebbero “suonare a festa”.

 

“Il bilancio consolidato non può essere approvato. Siamo allarmati dall’atteggiamento mistificatorio di chi non riconosce i problemi e non affronta le questioni, scappando dall’aula durante il dibattito”. Fabrizio Ferrandelli, capo dell’opposizione in consiglio comunale a Palermo, di fatto chiude la porta ad Orlando che ieri, in consiglio comunale aveva parlato, invece, del  “bilancio consolidato come punto di non ritorno per la messa in sicurezza  del sistema delle partecipate e impedisce, come è successo nel passato, la possibilità che qualche azienda municipalizzata possa fallire e fallendo possa aprire la porte a speculazioni private”.

“Il consolidato – continua Ferrandelli – porta avanti le criticità di gestione che sono state già rilevate, alcune delle quali hanno refluenza a partire dagli ultimi tre anni di gestione dell’amministrazione Orlando, così come rilevato ufficialmente dalla Corte dei Conti. Si parla di -242 milioni di euro di perdita d’esercizio e -42 milioni di disallineamento. Questo bilancio consolidato non può essere approvato, se prima non si ha contezza dai rilievi avanzati dalla Corte dei Conti e senza conoscere il nuovo bilancio di previsione, che dovrebbe contenere le misure correttive per contrastare l’ingente perdita”.

A questa questa posizione si accoda anche il capogruppo de “I Coraggiosi”, Cesare Mattaliano, che chiede chiarezza sul futuro del personale comunale e delle aziende  “A rischio sono i servizi per i cittadini e il futuro di tanti lavoratori e il Sindaco non può continuare a eludere questioni di tale importanza”. 

“I problemi si affrontano e si risolvono dialogando in maniera costruttiva e non minacciando denunce e instaurando il clima del terrore”. Fabrizio Ferrandelli, leader dell’opposizione in consiglio comunale, attacca nuovamente il sindaco Orlando, “intenzionato a ricorrere all’avvocatura nei confronti di dirigenti, dipendenti  e consiglieri comunali”.

“Un buon sindaco aggunge Ferrandellinon denuncia i propri dirigenti e i propri consiglieri, ma cerca di capire la matrice dei problemi e trova il modo per affrontarli e risolverli insieme. I dirigenti possono anche sbagliare, ma  si tratta dell’anello più debole della macchina amministrativa, in quanto non ci sono concorsi da anni, è un comparto sottodimensionato e sono sovraccaricati di lavoro”.

“Trovo inaccettabile e preoccupante che il sindaco dichiari di aver dato mandato all’avvocatura persino contro alcuni consiglieri comunali di maggioranza. Tali atteggiamenti rischiano di minare la libertà di rappresentanza e il libero esercizio delle proprie funzioni. Sappia che noi siamo pronti ad alzare barricate, ad esporci in prima persona – ha detto infine Ferrandelli – senza farci intimidire dalle conseguenze. È finito il tempo dell’arroganza e della monarchia assoluta”.

Alla fine il consiglio comunale, con un voto unanime, ha detto No alla possibilità di realizzare un “centro” per  440 migranti allo Zen. La Regione siciliana aveva nominato un commissario che doveva procedere ad avviare l’iter subito dopo che Sala delle Lapidi si fosse pronunciata con un voto positivo. E la risposta a Palazzo d’Orleans è arrivata, anche se la Regione potrebbe impugnare il provvedimento. A Palermo, quindi, non si costruirà alcun spazio dove ospitare i migranti.

Le reazioni

 Il sindaco Orlando. “Questo è un progetto contrario al nostro modello di accoglienza perché inizialmente doveva essere un luogo per migliorare e rendere più confortevoli le procedure di identificazione dei migranti che arrivano al porto. Invece, leggendo il progetto si tratta di una struttura che di fatto si trasformerebbe in un luogo di raccolta di migranti e quindi di un hotspot. Inoltre si tratta di un’area vincolata. E posso confermare che a Palermo non sorgerà alcun hotspot. Ne allo Zen né altrove. Siamo pronti a fare ricorso alla giustizia amministrativa”. 

SinistraComune. L’hotspot è un non luogo che fabbrica non persone. La nostra è la città dell’accoglienza, come sintetizza la Carta di Palermo a proposito di principi come la libera circolazione e la cittadinanza di residenza. L’hotspot elimina i diritti fondamentali delle persone, criminalizzando e privando della libertà  chi ne varca la soglia. E’ uno spazio che viola i diritti degli esseri umani,  estraneo all’ordinamento giuridico. E’ anche  uno scempio urbanistico: sette milioni di euro per costruire una baraccopoli in un bene confiscato alla mafia. La battaglia si sposta alla Regione e siamo sicuri che il sindaco Orlando si batterà con noi  in tutte le sedi in cui sarà necessario contro provvedimenti che non rispettano la volontà dei territori e negano i diritti umani”.

Cinquestelle. “Siamo soddisfatti per la decisione presa dall’Aula su un’opera invasiva e costosa, sbagliata nella concezione, nel metodo e nel progetto. Ribadiamo che per il MoVimento 5 Stelle i diritti umani vengono prima di tutto e per questo il nostro dovere istituzionale era di dire no all’istituzione di un hotspot a Palermo non riconoscendolo come strumento adatto per accogliere e aiutare i migranti. Oltretutto la scelta dello ZEN non garantisce alcun rispetto per le esigenze di un quartiere che ha bisogno necessariamente di altro. Questa soluzione ipotecherebbe per sempre il riscatto di un quartiere in cui i politici tutti hanno fallito. L’unica nota positiva di oggi, oltre all’unione d’intenti dell’intero consiglio su questo tema, è stata la presenza del Sindaco assente che in Aula non si vedeva da fine 2017 e che sembra scappare dalle sue responsabilità: dall’emergenza rifiuti, ai debiti del Comune e delle partecipate, a un’emergenza sociale con una Palermo sempre più povera e distante dalle esigenze dei cittadini”.

Fabrizio Ferrandelli. “Appartengo a una cultura in cui i diritti riguardano ogni essere umano, come declama la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Non facciamo propaganda sull’accoglienza, quando ancora a Palermo uomini vivono in strada, lungo corso Vittorio Emanuele, via Maqueda, in piazza Sturzo, o ancora famiglie sono costrette a occupare le grotte sotto Villa Trabia, o quando migliaia di famiglie sono in emergenza abitativa, pensiamo alle comunità per minori, stranieri e non che rischiano la chiusura per i ritardi di mesi nei pagamenti… Se si parla di accoglienza, bisogna farla a 360 gradi, e non per slogan”.

Sabrina Figuccia (Udc). “Non accetto l’atteggiamento di chi sciorina belle parole in aula all’insegna dell’accoglienza e dell’uguaglianza, scomodando la storia, magari per rendere più interessante il proprio intervento denso di inutile retorica e non lo accetto ancor di più da parte di un Sindaco che pur avendo in tasca la tessera del pd continua a dichiararsi del partito dei palermitani. Proprio al Sindaco ho detto oggi in aula che prima vengono i palermitani, soprattutto rispetto a chi oggi da clandestino arriva nel nostro paese e vi soggiorna serenamente in violazione delle nostre leggi. Un principio quello del rispetto della legge, che questa volta si, rimanda all’uguaglianza. L’uguaglianza che chiedo a gran voce per tutti quei palermitani che ogni giorno pagano le tasse e rispettano le leggi del nostro paese, pur essendo privi di servizi essenziali, soprattutto in quartieri periferici come lo zen, dove qualcuno vorrebbe creare una nuova tendopoli”.

Andrea Mineo (Forza Italia). “Forza Italia compatta in aula vota favorevolmente al respingimento dell’atto deliberativo che istituisce l’hotspot. La prossima settimana parteciperemo al tavolo istituito presso l’assessorato al Territorio per formalizzare le nostre proposte. Spiace constatare l’ormai cronica assenza della maggioranza che anche su questo atto deliberativo dimostra la sua fragilità”.