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Dura appena quattro giorni l’incarico che il capo dello Stato ha affidato a Giuseppe Conte per la formazione di un governo M5s-Lega. Oggi pomeriggio il professore ha deciso che era impossibile formare il Governo.

Nel pomeriggio c’erano stati due lunghi colloqui al Colle per i leader di M5S e Lega, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, che hanno hanno preceduto l’arrivo del premier incaricato. Di Maio e Salvini hanno visto il presidente Sergio Mattarella per cercare di sbloccare in extremis l’impasse sul governo giallo-verde, e in particolare sulla presenza alla guida del ministero del Tesoro di Paolo Savona.

“Abbiamo dimostrato buon senso, generosità, responsabilità. Abbiamo rinunciato al presidente della Camera, al presidente del Senato, alla presidenza del Consiglio. Abbiamo finito di rinunciare. Quello che dovevamo fare, l’abbiamo fatto”, ha detto Matteo Salvini.

“La scelta di Mattarella è incomprensibile”, ha attaccato Di Maio, “la verità è che non vogliono il M5s al governo, sono molto arrabbiato ma non finisce qui. Avevamo espresso Conte come presidente del consiglio, avevamo una squadra di ministri, eravamo pronti a governare e ci è stato detto no perché il problema è che le agenzie di rating in tutta Europa erano preoccupate per un uomo che andava a fare il ministro dell’Economia. Allora diciamocelo chiaramente che è inutile che andiamo a votare tanto i governi li decidono le agenzie di rating, le lobby finanziare e bancarie, sempre gli stessi”.

Durissima la risposta del Capo dello Stato: “Ho agevolato il tentativo di dar vita a governo, ho atteso i tempi per farlo approvare dalle basi militanti. Io devo firmare i decreti per le nomine dei ministri assumendone la responsabilità istituzionale, in questo caso il presidente della Repubblica svolge un ruolo di garanzia che non ha subito né può subire imposizione. L’incertezza della nostra posizione nell’Euro ha posto in allarme investitori italiani e stranieri che hanno investito in titoli e aziende. L’aumento dello spread aumenta debito e riduce la possibilità di spese in campo sociale. Questo brucia risorse e risparmi delle aziende e prefigura rischi per le famiglie e cittadini italiani”.

Mattarella spiegato che la decisione di non accettare il ministro dell’Economia “non l’ho presa a cuor leggero” aggiunfo che “non può sostenere la proposta di un ministro sostenitore della fuoriuscita dell’Euro. L’incertezza sulla nostra posizione ha posto in allarme investitori e risparmiatori italiani e stranieri che hanno investito nei nostri titoli di Stato e nelle nostre aziende. L’impennata dello spread riduce le risorse dello Stato, occorre fare attenzione al pericolo dell’aumento degli interessi per i mutui e per i finanziamenti alle aziende. È mio dovere essere attento alla tutela dei risparmi degli italiani, in questo modo si riafferma concretamente la sovranità italiana”.

Spiegando che “l’adesione all’euro è una scelta fondamentale, se si vuole discuterne si deve farlo in modo approfondito”. Cosa farà dunque il Presidente? “Sono stato informato di richieste di alcune forze politiche di andare a elezioni ravvicinate. E’ una decisione che mi riservo di prendere dopo aver valutato quanto accadrà in Parlamento”. E il Presidente ha assicurato che nelle prossime ore assumerà “l’iniziativa”. E domani mattina, al Quirinale, il Capo dello Stato ha convocato l’economista Carlo Cottarelli probabilmente per una nuova e clamorosa designazione.

Continua l’attacco concentrico nei confronti di Giuseppe Conte, il premier incaricato, voluto da Lega e Cinquestelle, che si trova in mezzo ad un guado, colpito ripetutamente come in un tiro a bersaglio. Adesso è la prestigiosa testata americana, New York Times, che lo attacca pesantemente.

 “Sconosciuto professore di legge, la cui principale qualifica è la sua disponibilità ad eseguire gli ordini dei leader di Lega e M5S”, si legge nell’articolo del quotidiano statunitense, come riportato oggi da “Il Giornale”, edito dalla famiglia Berlusconi.

E non è altrettanto “tenero” sulla maggioranza formata dai due partiti vincitori delle elezioni, quello di Salvini e di Di Maio: “Non è chiaro quanti danni potrà fare la coalizione ma è un duro colpo ai progetti di rafforzamento dell’integrazione europea portati avanti da Merkel e Macron”.

E continua scrivendo che se “se l’Italia, la quarta economia dell’Ue, inizia a sfidare le regole dell’Unione e chiede di rinegoziare i termini della sua adesione, sarà più difficile tenere gli altri membri in riga”.

Poi arriva una sorta di profezia sul futuro del governo Conte: “È troppo presto perché Bannon e i suoi alleati possano celebrare o i campioni dell’Unione si facciano prendere dal panico. Il fascino dei populisti potrebbe presto svanire se non troveranno soluzioni concrete al risentimento che li ha portati al potere”.  Infine il Nyt lancia un appello a Macron e Merkel perché tengano unita l‘Unione Europea e ben saldi i suoi valori. Insomma dopo i tedeschi, arrivano “lezioni” anche dagli Usa.

Ma nelle ultime ore sembra proprio che sia anche in bilico lo stesso Conte. Una manovra di Salvini per andare alle elezioni, vincere e fare il il premier con la coalizione di centrodestra. Un’opzione che piacerebbe a Berlusconi, che potrebbe ricandidarsi sebbene in una condizione politica ridimensionata, ma lontano dal “pericolo grillino” al governo, soprattutto per le sue aziende. E al “povero” professore di legge che aveva “odorato” il profumo del potere non resterebbe che ritornare a fare l’avvocato. Lui usato come agnello sacrificale e con  gli unici perdenti, se lo scenario sarà questo, che saranno inevitabilmente i cinquestelle.

Oggi il premier designato, Giuseppe Conte, non andrà da Mattarella e se ci andrà, sicuramente non per portare la lista dei ministri. Sembra proprio che la “quadra” sul governo sia ancora in alto mare. Oltre al nodo Savona al Tesoro, che di fatto sta creando una vera e propria incrinatura nei rapporti con il Quirinale, Salvini e Di Maio sono alle prese con le altre deleghe. Almeno otto i dicastri sui quali non si è raggiunto l’accordo, anche se lo stesso Conte ha gettato acqua sul fuoco. Ma a decidere, ovviamente, non è lui.

E in tutto questo giunge puntuale la “tempesta perfetta” da Piazza Affari. Oggi pomeriggio nella piazza milanese a  soffrire sono stati i titoli i bancari, con un serie di sospensioni e perdite pesanti che riguardano il Banco Bpm, Fineco e Mps. Per non parlare dello spread che, mentre scriviamo, sarebbe giunto alla soglia dei 217 punti. Quindi mercati ballerini che risentono dello stallo della formazione del governo.

Si era detto che Conte tra martedì e mercoledì sarebbe potuto andare alle Camere per chiedere la fiducia. Ma sembra proprio che i tempi siano destinati ad allungarsi notevolmente e, questo, potrebbe essere un elemento ancora più destabilizzante quando la borsa riaprirà battenti lunedì prossimo.

Infine, nei corridoi di Montecitorio, come riportato, oggi, dall’Huffinghton Post alla domanda rivolta a esponenti leghisti e pentastellati, “quanto durerete”, la risposta è stata sempre la stessa: se le cose si mettessero male e il governo fosse costretto all’immobilità dalle circostanze o dalle ostilità, il momento di fermare tutto e tornare al voto sarebbe proprio l’indomani del voto europeo”.

Uno scenario non poco ortodosso che fa anche immaginare un accordo “segreto” tra le due forze politiche (LegaCinquestelle) che hanno vinto le elezioni, con la speranza di giocarsi la carta, in chiave elettorale, per battere “banco”, gridando al complotto, e ritornare alle elezioni, secondo loro, per “stravincere”.

Una sorta di “contratto a tempo determinato”, come lo definisce il giornale dell’Annunziata, che secondo noi, invece, sarebbe già stato firmato a “margine” di quello ufficiale e doverosamente messo sotto chiave.

Aggiornamento ore 22.00

E un’ora fa Matteo Salvini, ha postato un messaggio su FB:  “Sono davvero arrabbiato” e sul quale c’è anche il “mi piace” di Luigi Di Maio. La reazione di Salvini allo stallo sul nome di Paolo Savona, che vorrebbe ministro del Tesoro. Adesso il rischio che il governo possa cadere, prima di nascere, è reale.

“Prescindendo dalle specifiche valutazioni tematiche – dice il direttore di Demopolis, Pietro Vento un’ampia maggioranza di cittadini vuol vedere all’opera le due forze politiche uscite vincitrici nel voto del 4 marzo. Infatti, il 61% degli italiani si è dichiarato favorevole alla nascita di un governo Lega-M5S. Contrario, invece, è il 39%”. L’indagine è stata condotta dal 22 al 23, su un campione di 1.500 intervistati.

Quasi un italiano su due, invece, valuta positivamente il contratto sottoscritto nei giorni scorsi dal M5S e dalla Lega per il Governo del Paese. Di parere differente è il 37%, mentre 15 cittadini su 100 non esprimono un’opinione in merito. È uno dei dati che emerge sempre dal sondaggio Demopolis, alla vigilia della formazione del nuovo esecutivo. 

Nelle linee generali, gli italiani sembrano condividere nei contenuti il programma stilato dalle due forze politiche. Con una differenza non irrilevante: Il 35% ritiene il programma del tutto condivisibile ed attuabile. Una percentuale superiore, il 38%, lo apprezza ma lo considera non del tutto realizzabile sul piano economico. Poco più di un intervistato su quattro non lo condivide affatto.

Quindi alla maggioranza degli italiani piace l’idea di un governo Lega-M5S ma, con le dovute cautele, sempre di sondaggio si tratta. E se consideriamo che, allo stato attuale, l’iter relativo all’indicazione dei ministri sta creando in queste ore qualche malumore dalle parti del Quirinale, irritato per i diktat di alcuni esponenti di partito, il finale di partita è ancora lontano.

“Sarà bene ricordare, adesso che Mattarella ha dato l’incarico a Conte, che le pesanti sgrammaticature lette in questi giorni sul ruolo del capo dello stato sono indice di profonda ignoranza istituzionale, prima ancora che pesanti gaffe politiche, potenzialmente molto controproducenti”. Enrico Mentana, con un post sulla sua pagina facebook, interviene questa mattina, sulla situazione politica all’indomani dell’incarico di Mattarella all’avvocato Giuseppe Conte, e in particolare attaccando il grillino, Alessandro Di Battista, che ieri aveva “bacchettato” il Capo dello Stato.

“Lo so che è molto più facile scrivere ‘viva il cambiamento’, è il sentimento che ha sempre chi subentra, con le sue speranze e il suo entusiasmo – scrive Mentana nella parte finale del post. – Ma le istituzioni sono come le case, le mura perimetrali non cambiano col cambio degli inquilini. E il post di ieri di Alessandro Di Battista mi ha ricordato, quasi alla lettera, dichiarazioni e articoli dei nuovi di 24 anni fa contro il capo dello stato. Andate a vedere…”

Di Battista, come si può leggere su FB, si era rivolto a Mattarella con toni poco ortodossi, parlando addirittura di un Capo dello Stato “intimorito e avvocato difensore di chi si oppone al cambiamento”.

“Un governo capace soprattutto di ristabilire un principio sacrosanto in democrazia: il primato della politica sulla finanza. Mi rendo conto – afferma Di Battista – che ristabilire questo principio possa far paura a qualcuno ma non dovrebbe intimorire chi ha l’onore di rappresentare l’unità nazionale. Il Presidente della Repubblica non è un notaio delle forze politiche ma neppure l’avvocato difensore di chi si oppone al cambiamento. Anche perché si tratterebbe di una causa persa, meglio non difenderla”.

Uno scontro che, sicuramente, è un piccolo assaggio di ciò che sarà il neo governo Lega-M5S. E con un sguardo sui mercati internazionali e la Ue che per adesso tacciono e attendono. Pe non parlare dell’avvocato Conte che nel suo ruolo di “tecnico”, perchè questo è,  dovrà muoversi su un terreno minato, ma soprattutto in un ambito nel quale la sua contrattualità è pari allo zero. Non dimenticando che, in tutto questo, Mattarella siamo sicuri rimarrà arbitro attento, ma anche guardalinee. Mi sarebbe piaciuto, invece, immaginare di vedere Cossiga o Scalfaro in quel ruolo. E la storia scritta sarebbe stata sicuramente un’altra.

“Un presidente della Camera con le mani in tasca durante l’Inno d’Italia è semplicemente INDEGNO“. Parole durissime quelle della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che stigmatizza il gesto del presidente della Camera, Roberto Fico, durante la cerimonia in memoria di Giovanni Falcone. Il video è stato postato sui suoi profili social.

In Italia siamo tutti dottori: buongiorno dotto’, tranquillo dotto’, apposto dotto’. Per distinguersi, qualcuno vuole essere più dottore degli altri. È la trappola della vanità. Il mio curriculum è più lungo del tuo, quindi sono più bravo. Viene la tentazione di aggiungere qualcosa, di abbellire con un corso di perfezionamento, di ornare con un master qualsiasi, meglio se all’estero, per allontanare i sospetti di provincialismo e anche le possibilità di verifica. A parte che il curriculum non si misura in lunghezza ma in prestigio, è raro che il taroccatore non venga beccato.

Pare che questo sia il caso del professore Giuseppe Conte, indicato come presidente del Consiglio dal Movimento 5
stelle e dalla Lega. Se il professore non ribatterà in modo convincente al New York Times, che lo accusa di avere millantato la frequenza a misteriosi corsi di perfezionamento, resterà come il premier in pectore uscito più rapidamente di scena nella storia.

Un record per lui e una figuraccia per l’Italia, grazie ai partiti che l’hanno scelto. Un inedito assoluto, anche perché Conte avrebbe perfezionato la sua conoscenza del diritto in mezzo mondo, da Cambridge all’Austria, da Yale alla Sorbona. A proposito, il record farà curriculum? C’è da dire che, eventualmente, il prof. Giuseppe Conte si troverà in buona compagnia tra i pentastellati.

C’è Roberto Fico con il suo master fantasma svolto ai Politecnici di Milano, Napoli e Palermo. Peccato non esistano i politecnici di Napoli e Palermo. Peccato che a Milano non ci sia notizia del master in questione. Uno così dove lo mandi? A fare il presidente della Camera. Rocco Casalino, capo della comunicazione grillina, avrebbe invece ottenuto un master alla Shenandoah university dove non l’hanno mai sentito nominare. Lui ha gridato al complotto. Tarocco Casalino?

L’autogol più spettacolare resta quello di Oscar Giannino, leader di “Fare – per fermare il declino”, rovinato da
uno dei suoi compagni di partito, Luigi Zingales, professore all’università di Chicago, alla vigilia delle elezioni. Giannino sosteneva di avere conseguito un master proprio a Chicago, dove Zingales verificò che si trattava di pura fantasia. Da lì in poi non ci fu nulla da fare per fermare il declino di Giannino: non solo non esisteva il master ma neppure la laurea in giurisprudenza.

In un crescendo surreale, Giannino dovette ammettere di non avere mai partecipato allo Zecchino d’oro. L’autogol più grave invece è stato segnato in Parlamento. Quando Valeria Fedeli venne nominata ministro dell’Istruzione, la reazione generale fu: Valeria chi? Qualcuno andò a rovistare nel suo curriculum. La Fedeli dovette ammettere di non essere laureata. Ma ci sono dubbi perfino sul diploma. Ecco spiegati gli sfondoni storici e grammaticali…

Potremmo proseguire. I politici inciampano sul titolo di studio per pura vanità o per facilitare l’accesso a una poltrona. Che sciocchezza. Per governare, e per riuscire in altri campi, non è detto che la laurea sia indispensabile. Ma il «pezzo di carta» resta un mito e i narcisisti si sentono inferiori se non sventolano qualche master fantasma.

(Tratto da “Il Giornale” di Alessandro Gnocchi)

“Fratelli d’Italia conferma che non farà parte né sosterrà un governo, se fosse confermata, la guida del professor Giuseppe Conte. Lo facciamo per rispetto alla volontà popolare e ai nostri sostenitori. Non penso che la maggioranza dei cittadini, che ha votato centrodestra, sia contenta di ritrovarsi a Palazzo Chigi un altro tecnico, espressione del M5S, di sinistra, amico della Boschi e di Napolitano. Insomma che per il rispetto ai nostri cittadini non lo possiamo fare”.

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia in un video pubblicato su “Reptv”, attacca Matteo Salvini, reo di essersi consegnato ai grillini.

“Io non sono pentita di nulla. Sono una persona leale – conclude la Meloni – che ha mantenuto la propria parola con i cittadini e penso che Salvini sia caduto nella trappola del Movimento cinquestelle, di farsi isolare anche rispetto ai suoi alleati, di farsi indebolire per poi finire sostanzialmente in un governo a fortissima trazione pentastellata”.

E adesso il centrodestra rischia davvero di implodere, prima con gli attacchi di Berlusconi e adesso con quelli della Meloni. Chissà se le urne sono più vicine di quanto non si possa immaginare.

Una bella grana per Mattarella a poche ore dall’indicazione di Giuseppe Conte, quale premier del governo che dovrebbe nascere tra la Lega e il movimento cinquestelle. A quanto pare l’economista non avrebbe studiato presso la prestigiosa università americana, “New York University”, come, invece, ha scritto nel suo curriculum vitae.

“Una persona con quel nome non appare nei nostri registri, né come studente né come membro della facoltà”. Ad affermarlo è il quotidiano New York Times, attraverso Michelle Tsai, portavoce della New York University, che lo spiega anche con un post su twitter.

Un  vero e proprio mistero che si infittisce se se si pensa che in un altro curriculum, quello inviato alla Camera dei deputati per le elezioni a componente del Consiglio della presidenza amministrativa, Conte ha dichiarato di “aver trascorso, ogni estate, dal 2008 al 2012, almeno un mese nell’università americana”. Dichiarazione smentita dalla stessa università come si può leggere dalla comunicazione ufficiale. Il problema adesso è cosa farà il capo dello Stato. E il pericolo è che, questo “errore” così grossolano, possa di fatto bruciare il nome sponsorizzato da Di Maio e condiviso da Salvini. E il governo di tregua prende sempre più quota.

L’atmosfera che si respira è tesissima. Il giorno del governo è arrivato ma le incognite ci stanno tutte. Il capo dello Stato incontrerà la delegazione dei cinquestelle alle 17.30, poi sarà la volta di Salvini. Ma se tutti erano convinti e davano per scontato il nome del docente universitario Giuseppe Conte, 54 anni, quale figura spendibile per fare il premier, adesso una crepa sembra aprirsi su questa scelta. La famosa figura terza che tra i grillini trova, comunque, conferma e che lo stesso Di Battista, in questa fase giocoliere dietro le quinte, avrebbe detto: “Il nome del premier non vi stupirà, non viene da Marte”. Resta però la posizione di Mattarella che, da vari retroscena, non gradirebbe un nome imposto, ma solo se fosse nel solco della politica. Quindi nulla di scontato. E si fa anche il nome di Paolo Savona, 81 anni, economista, come riportato dal sito Dagospia, con una lunga esperienza in Banca d’Italia.

E poi c’è un Berlusconi che, come riportato dal Corsera, spera che il governo M5S-Lega non nasca. Si dice “rassegnato al peggio” e non vede luce, ma non vuole scartare del tutto l’ipotesi che alla fine qualcosa vada storto, che il meccanismo si inceppi, che Salvini “torni indietro e abbia uno scatto d’orgoglio.

“Questi vogliono eliminare la prescrizione, chi finisce nell’ingranaggio di un processo secondo loro deve rimanerci a vita, è un obbrobrio giuridico, una vergogna”. Insomma la paura, come si dice, fa 90 e Mr. B. in questo momento ne ha tanta e tifa per un No di Mattarella che porterebbe Salvini a sganciarsi e ritornare al refrain del voto ad ottobre, “perché ancora il centrodestra viene percepito come forza unitaria e vincente dagli elettori”.

Tra qualche ora ne sapremo di più e sapremo anche che se la “coppia di fatto” Di Maio-Salvini dovrà chiedere la “separazione” con annessi alimenti. Se succedesse, il quadro politico muterebbe e con molta probabilità Mattarella uscirebbe dal cassetto il suo governo di tregua.