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“Io mi stupisco di un politico fine come Gianfranco Miccichè, che dovrebbe ascoltare il sentire dei siciliani e al di là del giusto o sbagliato, non lo fa. In nessuna regione d’Italia succede che ci sia un numero spropositato di portaborse”.

A parlare è Daniela Santanchè (Fdi) che intervenendo al programma “Non è l’Arena” di Giletti su La7, si è scagliata contro il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè. Il tema è quello dei portaborse dell’Assemblea regionale siciliana che, nelle scorse settimane, aveva creato un caso politico, poi finito anche alla corte dei conti. All’inizio di questa legislatura l’Ars aveva messo a disposizione di ogni onorevole la somma di 58 mila euro da utilizzare per spese di consulenza e, quindi, anche per i portaborse. Da lì la polemica era stata servita.

“Per me politico, vedere questi dati mi fa capire – ha detto la Santanchè nel corso del programma – perchè gli italiani non hanno più fiducia nella politica e non vanno più a votare”.

Da mesi si sta occupando di flat-tax e reddito di cittadinanza. Lui si definisce bi-partisan e a disposizione di chiunque, nell’arco politico, abbia interesse al confronto su temi tecnici anche se, ultimamente, sembra sia stato piu’ ascoltato da Matteo Salvini e anche da Beppe Grillo, che sul suo blog ha pubblicato diversi suoi interventi. Il professore Michele Geraci, 50 anni, da dieci vive in Cina, ex banchiere d’affari della City, è un economista internazionale, nato a Palermo, dove si è laureato in Ingegneria elettronica.

È lui che sta facendo l’analisi economico e finanziaria su flat-tax e reddito di cittadinanza per mettere d’accordo almeno su due punti strategici Matteo Salvini e Luigi Di Maio, che oggi dovranno salire nuovamente al Quirinale, per le consultazioni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Geraci, allievo del professore Franco Modigliani al Massachusetts Institute of Technology dove ha conseguito il master in business administration, è oggi a capo del programma di ricerca sull’economia della Cina del Global Policy Institute di Londra e della Nottingham University di Ningbo in Cina, nonché’ Adjuct Professor alla prestigiosa New York University a Shanghai. E proprio sul ‘fattore Cina’ si basa l’analisi dello studioso.

“L’Italia e l’Europa – afferma l’economista – hanno ben poche speranze di competere con la Cina che produce il 50% di tutto cio’ che si consuma al mondo. La nostra unica possibilità è legata alla valorizzazione delle nostre competenze sostenibili, quali arte, pensiero, cultura, storia così come è stato nel Rinascimento. Per far cio’, bisogna dare libertà a queste forze creative e liberare l’individuo dall’assillo dello stipendio come mezzo di sostentamento, perché un sistema produttivo che spinge tutti i giovani a studiare solo finanza, ingegneria ed altri mestieri utili ci porta in quell’imbuto competitivo dove la Cina ci schiaccerà”

“In questo contesto – sottolinea Geraci – la discussione sull’opportunità dell’introduzione o meno del reddito di cittadinanza in Italia richiede un’analisi approfondita, libera da pregiudizi. L’Italia potrebbe essere il Paese che, più di altri in Europa, ne beneficerebbe, trasformando queste sfide in opportunità. Da un punto di vista politico, il reddito di cittadinanza contiene vari elementi che lo rendono appetibile anche alla Lega, poi si puo’ anche cambiare il nome e decidere a chi si puo’ dare e a chi no”.

Secondo Geraci, anche Salvini potrebbe accettare e sostenere il reddito di cittadinanza, che deve camminare a braccetto con la flat-tax, per diversi motivi. “Ha una valenza nazionalistica e sovranista in quanto solo i cittadini italiani possono avvantaggiarsene con divieto assoluto di rimesse all’estero da parte di chiunque; rivaluta il nostro patrimonio nazionale; alza i redditi minimi in modo che la concorrenza al ribasso dei migranti trovi meno spazi; rende la flat-tax ancora di piu’ progressiva nella pratica, migliora la sicurezza per le strade e la criminalità spicciola e puo’ essere usato come pretesto per migliorare i sistemi di controllo dei redditi dei cittadini, dell’evasione, e della certezza delle pene che sono i pilastri della proposta della Lega”, ha concluso Geraci.

Non c’e ombra di dubbio che i risultati delle elezioni regionali in Molise e Friuli Venezia Giulia e lo stallo sul governo hanno influenzato l’orientamento del corpo elettorale. E dall’ultimo sondaggio di Nando Pagnoncelli, commissionato dal Corsera, questa indicazione emerge chiaramente.

La Lega che sale al 21 per cento, Salvini leader più gradito, il M5S che si conferma primo partito al 33,7 per cento e il partito democratico che scende ancora, perdendo l’1,2 per cento.

Pagnoncelli evidenzia come gli orientamenti del voto facciano segnare due variazioni di rilievo: crescita della Lega che passa dal 19,5% di due settimane fa al 21,2% (+1,7%) e calo del Pd dal 19,5% al 18,3% (-1,2%).

Al primo posto si conferma il M5S con il 33,7% (+0,2%), seguito da Lega e Pd, quindi Forza Italia con il 13,1% (+0,2%), Fratelli d’Italia (3,6%, in calo di 0,7%), Liberi e Uguali (2,8%) e Più Europa (2,2%).

Il quadro complessivo è rappresentativo del voto che gli italiani hanno espresso il 4 marzo scorso: il centrodestra è la prima coalizione e sfiora il 39% dei consensi, avvicinandosi alla soglia del 40% che potrebbe garantire la maggioranza, i pentastellati consolidano il loro primato, il centrosinistra arretra di 1,4%, mentre i partiti più piccoli perdono, forse penalizzati da una minore visibilità mediatica.

“L’indice di gradimento dei leader, dice Pagnoncelli spiegando il sondaggio fa registrare un cambiamento nelle posizioni del podio, infatti mentre in aprile Di Maio (indice 45) precedeva Salvini (43) e Gentiloni (41), oggi Salvini (44) prevale su Gentiloni (43) e Di Maio (37), scivolato al terzo posto con un calo di 8 punti. A seguire Fico (35, in calo di 4 punti), Meloni (29), Casellati (24, in crescita di 5 punti dopo la ribalta del mandato esplorativo), Berlusconi (23) e Martina (21). Chiudono la graduatoria Renzi (15) e Grasso (14), entrambi in flessione.

Non resta che aspettare i numeri reali, quelli delle urne, in considerazione che le elezioni anticipate prendono sempre più quota, assieme al ritorno di due dei temi cari a leghisti e grillini: quelli di no euro e no migranti. E non dimentichiamo sempre e, comunque, di non prendere troppo sul serio i sondaggi.

 

 

La Smart del capogruppo del Movimento 5 stelle a Sala delle Lapidi ed ex candidato a sindaco Ugo Forello pizzicata in più di un’occasione in zona rimozione. Ma, secondo i grillini, è un complotto contro le denunce del movimento. L’episodio è stato segnalato in via Genova, nei pressi di via Roma e di Palazzo delle Aquile.

Secondo il Giornale di Sicilia “l’auto del consigliere grillino, che di solito si muove in bicicletta, espone sul cruscotto il
pass rilasciato dal Comune, sul quale c’è scritto che i consiglieri con il tagliando «sono autorizzati al transito nelle corsie di riservate e la sosta è prevista anche davanti agli uffici comunali e nelle zone a tariffazione oraria esclusivamente per motivi di servizio legati alla carica istituzionale». Il pass, però, non è bastato a Forello per evitare
una multa, dato che la vettura, intestata alla società di cui è socio di maggioranza, è stata posteggiata all’interno delle strisce gialle con divieto di sosta e rimozione forzata 24 ore su 24 in una zona di pertinenza del commissariato di polizia Oreto.

Lo staff di comunicazione del Movimento 5 stelle non ci sta, definisce “l’episodio eccezionale” ma grida allo scandalo per una presunta ritorsione comunale. “In relazione alle foto della Smart – scrivono dall’ufficio stampa di Forello – è davvero singolare che il giorno in cui il Movimento 5 stelle chiede il pre-dissesto finanziario del Comune per lo stato disastroso dei bilanci, qualche “amico del sindaco” provi ad attaccare il consigliere su un episodio così assurdo e  comunque eccezionale, anche in considerazione del fatto che è cosa nota che il principale mezzo di locomozione
del consigliere Forello sia la bicicletta”. Verità o scuse risibili per una semplice infrazione? Ai lettori le considerazioni.

Intanto, però, arriva una buona notizia per gli imputati nel processo alle firme false per le Comunali del 2012 in cui sono coinvolti 14 ex deputati grllini, attivisti e un cancelliere del Tribunale. Il giudizio, infatti, potrebbe fermarsi e concludersi con un nulla di fatto causa prescrizione.

“La prescrizione – scrive Riccardo Arena del Gds – decorrerà a ottobre 2019 o poco più avanti, ma il processo per le firme false a sostegno della lista del M5S, presentata alle elezioni amministrative di Palermo del 2012, rischia di dovere ripartire da zero: cambia il giudice e se uno solo dei 14 imputati negherà il consenso alla «rinnovazione degli atti» si dovrà ripetere tutto quello che era già stato fatto, dal 2 novembre scorso a ora; risentire i «verbalizzanti », i testimoni, i consulenti. Cosa che inevitabilmente allungherebbe i tempi del giudizio e metterebbe in serio pericolo la definizione nel merito del dibattimento di primo grado”.

E’ di fatto un’apertura di accordo con i cinquestelle, quella che chiede il sindaco Leoluca Orlando, anche se nei mesi scorsi aveva parlato di “derive populiste” riferendosi proprio al M5s.

“L’Italia e gli italiani hanno necessità di avere un governo – dice Orlando -. Il Pd ha necessità di recuperare identità ed organizzazione, rafforzando il rapporto con i cittadini e con i territori e proseguendo in una azione politica di attenzione ai diritti di tutti e alle fasce deboli e ai mezzogiorni di Italia. Su queste premesse il Pd può certamente partecipare ad un confronto programmatico con il partito 5 stelle su alcune priorità utili al Paese. Ma se tale confronto dovesse registrare contrasti e divisioni tra gli attuali gruppi dirigenti, anche su un eventuale sostegno esterno e su precise scelte programmatiche, è preferibile evitare di compromettere ulteriormente la credibilità e la fiducia da parte degli aderenti e degli elettori”.

E conclude dicendo: “Ciò che sento è il dovere di esprimere un invito a tutti, proprio a i tutti i dirigenti nazionali, all’unità, superando ogni personalismo che costituisce un male che ha prodotto e rischia anche nel futuro di produrre danni al partito e agli interessi del nostro paese.”

In Italia senza governo si vive da Dio. Il pil che sale e la borsa che vola. Non è un sogno ad occhi aperti, ma la realtà. Mentre il Quirinale e i partiti si prendono in giro da due mesi, il nostro Paese segue il trend europeo del vuoto di potere. Come il Belgio che, tra il 2010 e il 2011, rimase per 544 giorni senza governo e la crescita c’è stata lo stesso. Come la Spagna, che senza esecutivo per un anno, tra il 2015 e il 2016, ha portato un 3,2 per cento in più di Pil e 550 mila posti di lavoro. E ancora meglio la Germania che, pur senza governo tra settembre e marzo, secondo la Bundesbank è in una fase di boom economico.

E il Presidente di Mediolanum Ennio Doris dice: “Anche se in Italia non ci fosse un governo per un anno, cambierebbe poco. Gran parte della sovranità l’abbiamo già persa. Non è la Banca d’Italia che fa la politica monetaria. A farla, invece, è la BCE in tutta l’Europa”. Come dire che in Italia il governo è meglio non farlo.

 

Lo specchio di una città dove tutto è emergenza e dopo i rifiuti anche le tubature che si rompono. Questa mattina in via Guglielmo il Buono alla Zisa, come si può vedere dal video, l’ennesimo guasto e l’acqua che ha inondato il manto stradale.  “Sono ormai mesi che in quella zona vengono rattoppate alla meno peggio le conduttore dell’Amap,  ma senza risoluzione del problema”. La denuncia è dei consiglieri comunali pentastellati Igor Gelarda e Concetta Amella, assieme alla consigliera della V circoscrizione Simona di Gesù.

“Purtroppo molte zone di Palermo hanno ancora una tubatura estremamente vecchia – sottolineano i consiglieri – con frequenti rotture che causano perdite e, ovviamente, spreco e mancanza di acqua nelle case dei cittadini.  E adesso, a quanto pare, il Comune dovrà anche pagare i danni causati al portone adiacente che i condomini vogliono vedere risarciti.

“I giornali di oggi dicono che lunedì lascerò Berlusconi? Capisco perché vendano sempre di meno. Non è vero che accadrà, non vedo perché dovrei cambiare idea ogni quarto d’ora: non faccio come Renzi o Di Maio”. A dirlo è Matteo Salvini, leader della Lega che smentisce categoricamente l’ipotesi di lasciare per strada Berlusconi, dando per morto qualsiasi accordo tra M5S e Pd.

“Mi presento alle elezioni con una squadra e vado avanti con quella squadra – aggiunge Salvini -. Lasciare Berlusconi non è l’unica strada per fare il governo: non cedo a veti, controveti e capricci. Il centrodestra ha vinto con un programma comune e siamo ben disponibili a dialogare con i secondi arrivati ma non con i terzi”.

 

“Se Mattarella regala agli italiani una settimana di telenovela su Renzi e Di Maio non so cosa possono scrivere i giornali per una settimana. E così riempiono le pagine con ipotesi non vere che ci riguardano”. Quindi la situazione politica è ancora in fase di stallo, malgrado siano state annunciate “aperture” a vario titolo, rispetto al mandato esplorativo di Fico. E a questo punto non resta che aspettare Mattarella…

Aveva partecipato al concorso fotografico#ContestGenioPalermo organizzato dal Comune di Palermo, con una foto-denuncia sulle condizioni di degrado in cui si trovava la macchina marmorea di Pietro da Bonitate del 1483 di vicolo Paterna, tanto per capirci “Il Genio del Garraffo” alla “Vucciria”. E persino il sindaco Orlando, come si vede nello scatto, aveva dovuto capitolare di fronte all’evidenza.

E’ Franco Lannino, storico fotoreporter palermitano, fondatore dell’agenzia fotogiornalistica “Studio Camera” e oggi impegnato ad occuparsi di un rifugio per animali, l’Ediga, che dal 1988 a Palermo si prende cura di gatti, abbandonati e maltrattati.

Ma la passione per gli scatti, che diventano storia, ma anche strumenti di denuncia, è sempre là. E’ come bussare ad una porta e trovarne davanti un’altra e ancora un’altra. Un effetto compulsivo che questa volta non è sintomo di malattia grave, ma anzi si traduce in una straordinaria raccolta di immagini fotografiche che, sul suo profilo facebook, ha dato vita all’hashtag #soloapalermoperchè solo a Palermo può accadere e in altri luoghi non sarebbe lo stesso.

Una carrellata di scatti virali che testimoniano come la nostra città, oltre all’inciviltà diffusa, mostri un aspetto più inquietante: quello dell‘indifferenza e dell’incuria pubblica.  E questo a noi non piace. Ci piace, invece, sapere che il “demone” del fotoreporter che è in Lannino sia vivo e vegeto. Quindi diremo: Franco continua…e non “uscire da questo corpo”.

#SOLOAPALERMO GALLERIA FOTOGRAFICA

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Parole durissime quelle di Antonio Ingroia, ex magistrato e leader della “Lista del popolo per la Costituzione” contro il servizio pubblico televisivo e l’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano,  sul suo profilo facebook.

“GRAVE, GRAVISSIMA VERGOGNA”, quello che si consuma sulla televisione di Stato, ogni minuto che passa. Dopo avere nelle ultime 48 ore quasi ignorato una sentenza storica che ha condannato esponenti di spicco dello Stato italiano per avere trattato con la mafia sul sangue degli innocenti uccisi nella strategia stragista del ’92/’93, viene avviata una campagna di disinformazione e di autoassoluzione dello Stato da parte della TV di Stato”.  

“Il culmine si realizza questa sera su Rai1 nell’ora di massimo ascolto, quando Fazio consente all’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ‘responsabile’ degli ostacoli di fatto frapposti all’indagine, con il famigerato conflitto di attribuzioni contro la Procura di Palermo, di sproloquiare su una sentenza di cui neppure si conoscono le motivazioni, affermando che l’assoluzione di Mancino farebbe giustizia di accuse che ‘grossolanamente’ sarebbero state avanzate contro Mancino”.

“Così poco ‘grossolane’ e così fondate – continua Ingroia – da averne determinato il rinvio a giudizio. Si tratta, in ogni caso, di una gravissima e pesante interferenza, da parte del Presidente Emerito, sui giudici che devono scrivere ancora la motivazione delle ragioni dell’assoluzione, contro cui, verosimilmente, la Procura di Palermo farà appello”.

Un intervento che certamente alimenterà ancora di più le polemiche sulla sentenza, anche perchè lo stesso Ingroia ha chiesto l’intervento sia del Csm che dell’associazione nazionale della magistratura.