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Un messaggio ad effetto che, il comico Beppe Grillo, inventore insieme a Casaleggio del M5S, sa fare bene, tra sberleffo e offesa finale. Dal suo blog è diventata virale la ricetta, chiamata a 5 stelle, che ha proposto in un video, aprendo una scatoletta di tonno e descrivendo le varie fase di preparazione del piatto: “tonno con schiacciatina”.

E’ fin troppo chiaro il punto di approdo di Grillo, cioè quello di difendere il movimento cinquestelle dagli ultimi attacchi: dall’Unione europea che teme un governo populista e contro l’euro, al il Financial Times che ha parlato dell’asse Salvini- Di Maio come dei moderni barbari. 

Quindi  il riferimento alla scatoletta di tonno non è fatta a caso. Se vi ricordate furono proprio i grillini a dichiarare che avrebbero aperto il Parlamento, appena eletti, proprio come una scatoletta di tonno. E ancora più esplicito quando alla fine della ricetta dice: “Ci avete rotto il cazzo”. Nomi non ne fa, ma quello che si può intendere è il palpabile nervosismo per l’ipotetico governo tra Salvini e Di Maio che stenta a prendere il volo.

Il Comune di Palermo, ad oggi sarebbe un illustre sconosciuto per la Regione siciliana, non avendo mai richiesto le somme che, attraverso il “fondo precari”, previsto dalla legge regionale 27/2016, potrebbero consentire la procedura di stabilizzazione di una parte dei precari che lavorano presso l’amministrazione comunale, ancora oggi con contratti a tempo determinato. Si tratterebbe di 53 precari, tra amministrativi, assistenti sociali, esperti contabili, progettisti, agronomi e architetti.

Questa mattina, infatti, si è svolta una riunione, all’assessorato regionale per le autonomie locali proprio sul tema dei precari, al quale ha anche preso parte l’assessore comunale al personale, Gaspare Nicotri e la consigliera comunale dell’Udc, Sabrina Figuccia, insieme ai componenti della settima commissione consiliare.

E la stessa Figuccia, considerando una “buonissima notizia quella sulla stabilizzazione”, ha posto un dilemma: “non posso nascondere le mia perplessità su quanto emerso durante l’incontro, che seppur estremamente positivo riguardo alle prospettive per il futuro, ha fatto emergere una dura verità. Nonostante la circolare n. 10 del 2017 che definisce le modalità attuative per la richiesta delle somme previste per i comuni dall’apposito fondo, il Comune di Palermo, non avrebbe mai richiesto le somme in questione alla Regione”.

Dunque, una “dimenticanza” che potrebbe costare cara ai precari che, ad oggi, non rientrerebbero nel percorso di stabilizzazione perchè il Comune, come detto in precedenza, non avrebbe chiesto le somme a Palazzo d’Orleans.

E su questa vicenda abbiamo registrato anche la posizione di Daniele Galici, Rsu al Comune di Palermo e dirigente sindacale Ugl che parla di “inaccettabile l’incapacità che ogni giorno viene testimoniata da questa amministrazione, capace solo di fare proclami senza alcun contenuto ed è fonte di grande amarezza scoprire che mentre i dipendenti del comune aspettano da anni la stabilizzazione, nessuno abbia mai fatto richiesta alla Regione delle somme spettanti”.

A questo punto speriamo che, in qualche modo, si possa superare l’ostacolo con un escamotage tecnico. Resta, comunque, l’amaro in bocca per una vicenda sulla quale nessuna distrazione può essere mai giustificata. Il sindaco Orlando faccia al più presto “luce” su questa gravissima “dimenticanza”.

Un siparietto nel talk-show di Giovanni Floris, Dimartedì su LA7, tra Marco Travaglio, direttore de Il Fatto quotidiano e Alessandro Sallusti direttore de Il Giornale. Lo scontro tra i due giornalisti, con relativa botta e risposta sulla vicenda che riguarda la cosiddetta “riabilitazione” di Silvio Berlusconi.

“Era un delinquente e un delinquente rimane” , dice Travaglio. “Vorrei fare un inciso per diritto di replica” gli risponde Sallusti: “Travaglio era è rimane invece un diffamatore essendo stato condannato per diffamazione”. 

La crisi in Medio Oriente è gravissima, il mondo è in apprensione e perfino a Palermo c’è chi si indigna. Più precisamente è il sindaco Orlando che si scaglia contro la politica di Trump e Israele. Iniziativa lodevole, bellissima, sacrosanta a parte il fatto che si tratta di un “pistolotto” che suona assolutamente vuoto per la gran parte dei cittadini palermitani.

Ecco cosa scrive il primo cittadino: “Sono giorni tristi per il Medio Oriente, per la Palestina, per Israele e per l’ebraismo. Le scelte e i comportamenti del Presidente Trump dovrebbero quantomeno far nascere perplessità nel mondo ebraico, così come il fatto che al suo fianco stiano i governi europei di estrema destra o addirittura, come quelli ungherese e polacco, espressamente ispirati a movimento neofascisti e fortemente negazionisti dell’Olocausto. Tutto questo dovrebbe imbarazzare Israele e il mondo ebraico in generale. Se – continua Orlando – per il governo di estrema destra oggi alla guida di Israele, Gerusalemme val bene la rinuncia ai valori fondanti della propria identità culturale e religiosa, questo vale anche per tutti gli ebrei, soprattutto per coloro che proprio in Israele vivono e sperimentano quotidianamente il regime di apartheid che è ormai al centro della vita sociale ed economica del paese? Nei giorni in cui la furia violenta ed omicida trasforma l’IDF (Tzva HaHagana LeYisra’el, l’esercito israeliano, ndr) nel mero esecutore di punizioni collettive ed esecuzioni sommarie, il sangue di centinaia di palestinesi non solo rafforza il diritto ad uno Stato di Palestina libero, ma sta anche cancellando migliaia di anni di storia di progresso, innovazione e aspirazione alla libertà di cui il popolo e la cultura ebraica sono stati simboli, promotori e protagonisti”.

Il fatto che “Leolook” abbia a cuore la sorte dei palestinesi, gli fa onore ma chi glielo dice ai suoi concittadini? Altro che Trump, mondo ebraico, estrema destra, fascisti e Palestina libera…per i palermitani le cose che contano sono altre. Proviamo a dirne qualcuna? Immondizia, trasporti più efficienti, traffico, marciapiedi scassati, i disagi dei cantieri e chi più ne ha, più ne metta. Insomma va bene parlare del mondo o di “Palermo Capitale della Cultura” ma siamo sicuri che allo Zen, al Cep e a Borgo Nuovo si stia meglio che a Beirut? La verità è che a Palermo “l’intifada” è contro Orlando.

 

 

“L’Italia è sul punto di installare il governo più non convenzionale e senza esperienza per governare una democrazia occidentale europea dal Trattato fondatore dell’Ue di Roma del 1957. La sua capitale di fatto apre le porte ai moderni barbari dove le proposte economiche del Movimento 5 stelle e della Lega sono una ragione di preoccupazione”. È quanto scrive il prestigioso giornale economico Financial Times.

Il giudizio è davvero impietoso. Di fatto il giornale inglese paragona l’asse Salvini-Di Maio alla discesa di Attila, il re degli Unni che dove passava non cresceva più nulla. “Prima delle elezioni – scrive ancora il Financial Times – “era saggezza comune nelle altre capitali Ue e sui mercati finanziari che un governo Lega-Cinquestelle sarebbe stato il più inquietante di tutti gli esiti possibili”.

 E continua dicendo: “Ora i barbari non stanno solo attraversando le porte di Roma. Sono proprio dentro alle mura della città. E i due partiti godono di un’indiscutibile legittimità democratica e escludere i vincitori delle elezioni dal potere non è un passo per una democrazia matura”. Critico anche nei confronti dei partiti politici, “che devono solo accusare se stessi dopo vent’anni di stagnazione economica”.
Detto questo, continua l’editoriale, il contratto di governo Salvini-Di Maio “dà molte ragioni di preoccupazione” in quanto “i due partiti sono troppo filo russi”, e “la Lega è a favore di deportazioni su larga scala di migranti illegali”.
 
E sul versante economia i dubbi del Financial Times diventano ancora più consistenti: “Reddito di cittadinanza, flat tax e modifica della legge Fornero sulle pensioni sono iniziative che valgono decine di miliardi di euro, ma per le coperture proposte dai due partiti che si vogliono ‘nuovi’, dalla lotta all’evasione fiscale alla vendita di asset pubblici, colpisce quanto vecchie siano la maggior parte di queste idee, già provate in passato, che non sono state parzialmente efficaci”.
 “Un governo formato da queste due forze, potrebbe scontrarsi con le ‘correnti di pensiero fiscali’ di altri governi Ue e della commissione europee. Queste sono aree – conclude l’articolo – dove l’Unione europea può e deve lavorare in modo costruttivo con il prossimo governo italiano, anche se questo significa assecondare la retorica iconoclasta dei pentastellati e della Lega”.
Un’analisi che demolisce l’asse Salvini-Di Maio, parlando di uno scenario “preoccupante” nel caso che la “presa” di Roma diventasse davvero realtà. Un altro pilastro che cade sulla fragile e ancora incerta intesa giallo-verde.

La grave situazione di povertà in cui versa la nostra isola richiede l’attuazione, anche in Sicilia, del reddito di inclusione“. A chiederlo al presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, è l’Alleanza contro la povertà. Si tratta di un cartello di 18 tra associazioni, enti e organizzazioni sociali, che ha preso forma a marzo, in Sicilia, sul modello nazionale.

Sono, infatti, quasi 26 mila le famiglie siciliane che hanno presentato all’Inps la richiesta di Rei (reddito di inclusione), In pratica 80 mila persone, più o meno, che aspirano a ricevere il sussidio.

Nei giorni scorsi la conferenza unificata Stato-Regioni-Enti locali ha dato via libera al decreto di riparto delle risorse del fondo per il finanziamento di servizi e il piano di interventi contro la povertà. “La quota di competenza della Regione siciliana ammonta a quasi 43 milioni di euro”. A dirlo Rosanna Laplaca, portavoce dell’Alleanza. “Esistono adesso tutte le condizioni per attuare una politica organizzata, costruita su una seria infrastruttura sociale capace di generare strategie di inclusione”.

Una richiesta-denuncia proprio all’indomani dei dati pubblicati da “Save the Children”, secondo cui il 25 per cento dei ragazzi in Sicilia abbandona la scuola per le condizioni di disagio vissute dalle famiglie. “Il piano nazionale – si legge nella lettera inviata al governatore Musumeciapre all’elaborazione dei piani regionali, per gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla povertà. Così, diventa importante che anche in Sicilia si avvii una fase di concertazione, per giungere al miglior risultato possibile”.

Da Palazzo d’Orleans – aggiunge Rosanna Laplaca – ci aspettiamo la convocazione per definire assieme, come accaduto a livello nazionale, un memorandum che faccia da piattaforma per tutti i provvedimenti legislativi e amministrativi”.

“I presupposti ci sono – sostengono le diciotto organizzazioni sociali – ma serve uno slancio di volontà politica nel solco della riforma del sistema regionale del welfare”.

Del cartello dell’Alleanza fanno parte: Cgil, Cisl, Uil, Acli, Adiconsum, Arci, Banco alimentare, Caritas, Confcooperative Federsolidarietà, Csvnet, Fondazione Ebbene, Fiopsd, Forum terzo settore, Jesuit social network, Legacoop sociali, Professione in famiglia, Save the children. E, anche, l’Anci Sicilia. 

“Tentano di delegittimare i protagonisti dell’Antimafia” –. Diceva l’allora presidente di Confindustria Sicilia Antonello Montante, che rivendicava di essersi “impegnato contro il malaffare” e ricordava come già dal 2013 “i vertici di mafia abbiano messo in atto azioni di delegittimazione”. Era  il 2015 e si difendeva dalle accuse di un’inchiesta che lo vedevano al centro di un giro di corruzione e di rapporti con esponenti della mafia.

E ora l’ex presidente di Sicindustria Antonio Montante, attualmente presidente della Camera di Commercio di Caltanissetta e presidente di Retimpresa Servizi di Confindustria Nazionale, è stato arrestato e poi messo ai domiciliari con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di esponenti delle forze dell’ordine.

Si tratta di indagini condotte dalla squadra mobile e della procura di Caltanissetta con le quali gli viene contestato di aver creato una rete illegale per controllare l’inchiesta che era scattata nei suoi confronti tre anni fa, dopo le dichiarazioni di alcuni pentiti di mafia. Anche altre cinque persone sono finite agli arresti domiciliari e a una sesta è stato notificato un provvedimento di interdizione. Tutti soggetti al servizio di Montante, secondo i sostituti procuratori Stefano Luciani e Maurizio Bonaccorso, dall’aggiunto Gabriele Paci e dal procuratore capo Amedeo Bertone.

Ed era proprio il governatore Crocetta che difendeva tre anni fa Montante “dalle notizie che riporta la stampa”, sottolinenando  “l’impegno nella lotta alla mafia”.  Anche Beppe Lumia, ex presidente della Commissione Antimafia, transitato nel 2012 dal Pd alla lista Il Megafono (quella di Crocetta per intenderci) diceva della vicenda: “Salvatore Dario Di Francesco (uno dei pentiti che accusava Montante, ndr) è un ex colletto bianco, un imprenditore che è stato bombardato da Montante ai tempi della rivoluzione in Confindustria. Da quello che emerge, non c’è nulla che riguardi il presente ma il passato, i primi anni del duemila quando appunto la Confindustria di Lo Bello e Montante cominciò il bombardamento su Cosa Nostra”. E aggiunge: “sono molto scettico rispetto a questa inchiesta semplicemente perché Montante l’ho visto in azione”.

E, invece, con l’arresto di oggi, queste difese d’ufficio sono state smentite. Cala il sipario su “un’era”, quella di Antonello Montante, figura controversa tra “presunti” rapporti con la mafia e amicizie politiche.

LE REAZIONI

Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando: “Confidando nel lavoro della Magistratura su questa ed altre vicende che riguardano l’ex presidente di Confindustria Sicilia, non posso che ribadire l’anomalia, da me più volte denunciata in diverse sedi, di un sistema Confindustriale che ha determinato per almeno sei, sette anni le politiche dei precedenti governi della Regione in settori strategici dell’economia e della vita delle nostre comunità.” 

Claudio Fava, deputato regionale #CentoPassi: “E’ scandaloso che l’ex presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante conservi intatte le proprie cariche: presidente della  Camera di commercio di Caltanissetta e presidente di Retimpresa, una consociata di Confindustria nazionale. A lungo protetto dall’ex presidente della Regione Crocetta e dall’ex senatore Lumia, chi consente ancora oggi al signor Montante di ricoprire quegli incarichi, nonostante da due anni sia indagato per reati di mafia? Quale sistema deviato di potere è stato costruito negli anni attorno a questo imprenditore? Quanti altri protettori occulti e palesi, dentro e fuori le istituzioni, hanno protetto la sua carriera? In attesa di una risposta, chiediamo agli organi preposti, nonché al presidente nazionale Confindustria Boccia e al presidente della Regione Musumeci, di adottare i provvedimenti urgenti ed opportuni affinchè Montante venga sollevato immediatamente dalle sue funzioni. Se ad accuse così gravi e circostanziate non segue un atto di autotutela delle istituzioni, rischia di prevalere il senso tragico e ridicolo dell’impunità personale. Nessuno, di fronte al decoro delle istituzioni, può essere considerato per così tanto tempo un intoccabile”. 

Non si arresta l’ascesa della Lega che risulta essere l’unico partito post elezioni ad aver incrementato i propri consensi e compensa il calo dei due partiti della coalizione, quello di Berlusconi e della Meloni. Ma il dato rilevante è il superamento della quota del 40 per cento della coalizione di centrodestra che, se si votasse oggi, risulterebbe vincente. Brutte notizie per il centrosinistra che varrebbe invece la metà. E’ quanto emerge dal sondaggio Tecnè, commissionato per la trasmissione televisiva Matrix.

E come si legge dal grafico, oggi il partito di Salvini raccoglierebbe il 22,6 per cento (17,4% il risultato raggiunto alle ultime politiche. Una percentuale che lo farebbe balzare rispetto al partito democratico, che si troverebbe sotto la soglia del 18 per cento. Primo partito rimarrebbe, secondo la rilevazione, il M5S con il 32 per cento. Mentre Forza Italia scenderebbe al 12,9 per cento (alle politiche di marzo aveva ottenuto il 14 per cento).

E poi c’è anche il gradimento dei leader di coalizione con Di Maio “bocciato” con “4-“, anche se tra gli elettori dei cinquestelle viene apprezzato quanto Salvini. Per il leader del centrodestra, invece, un “8-“.

Infine, come si vede nel grafico che segue, viene analizzata l’opinione degli elettori espressa alle ultime politiche. Pochi sembrano aver cambiato idea. Infatti, il 79 per cento degli italiani, cioè 25,8 milioni di aventi diritto, confermerebbero la scelta fatta nell’urna il 4 marzo. Soltanto il 3 per cento avrebbe deciso di cambiare il proprio voto.

Una situazione, dunque, che presa con le dovute cautele (sempre di sondaggio si tratta), sposterebbe, inequivocabilmente, di più l’asse verso destra e non c’è dubbio che alletterebbe qualcuno che forse, per capitalizzare ancora di più il proprio consenso, sarebbe tentato come a monopoli di tornare al “via”, scegliendo magari la “casella” del voto.

E’ un fulmine a ciel sereno, quello caduto oggi nella tanto tormentata “trattativa” per il governo del Paese. Silvio Berlusconi ritorna in pista. Il tribunale di Milano ha cancellato gli effetti della legge Severino, quella sulla incandidabilità, annullando, di fatto, l’efficacia della condanna nell’ambito del processo sui diritti Mediaset nel 2013. Quindi se si dovesse ritornare alle urne Berlusconi potrebbe essere ricandidato alla Camera o al Senato.

Un evento che spariglierebbe la partita già complicata per il parto di un governo a trazione Lega-M5S. A questo punto Mr. B. potrebbe mettere i bastoni tra le ruote del carro giallo-verde, tentando come unwriter” di spruzzare un pò di vernice sul quadro al quale, in questi giorni, si è tentato di dare l’ultimo colpo di pennello.

E la sua frase, “spero non riescano”, poi subito smentita è il piccolo assaggio di ciò che ci aspetta nelle prossime ore. Quindi il match si riapre e Berlusconi inizia a tifare e gufare come direbbe Renzi, affinchè il matrimonio tra Salvini e Di Maio diventi subito divorzio.

La realizzazione di nuove linee del tram sarebbe un’avventura rischiosissima per la città, non solo in termini di viabilità per via dei cantieri e dei disagi apportati alla popolazione, ma anche per la gestione economica stessa dell’infrastruttura. Ricordiamo che Amat, con le attuali tre linee, ha una perdita di 10 milioni di euro”.

Fabrizio Ferrandelli, candidato sindaco per il centrodestra alle ultime comunali contro Orlando, prende una netta posizione sulla vicenda legata alla realizzazione di nuove linee di tram che, l’amministrazione comunale, ha deciso di portare avanti. E dà l’assist a Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo che, oggi, proprio su questo tema, ha rilasciato un’intervista ad un’agenzia stampa.

“Ben venga dunque la proposta lanciata da Confcommercio – dice Ferrandelli – di effettuare una ‘verifica costi/benefici’ e di realizzare uno ‘studio sull’impatto’ che altre linee di tram possono avere a Palermo. Quindi un fronte comune contro l’Amministrazione comunale e, in primis, contro il  sindaco Orlando che sul tram ha “puntato” da sempre, soprattutto in campagna elettorale.

“Ciò che manca a questa amministrazione è proprio il contatto con i cittadini e il saper dare risposte concrete alle reali necessità della città. Noi continuiamo con coerenza a portare una visione alternativa di mobilità dolce – ha detto infine Ferrandelli – sicuramente più rapida e con costi di gestione nettamente inferiori”.

E la Di Dio in un passaggio dell’intervista si è soffermata proprio sul fatto che “il tram da solo non può risolvere i problemi della mobilità della città. Palermo avrebbe bisogno di più mezzi pubblici, di più parcheggi”. E ha lanciato un’idea: “Voglio farmi promotrice di un’indagine, una sorta di sondaggio sia con i nostri associati che con i cittadini che usano il tram, per conoscere direttamente dagli utenti e dagli imprenditori come la pensano”.

La presidente di Confcommercio lo ha chiamato sondaggio, ma nei fatti di un vero e proprio “referendum” si tratta: un sì o un no all’opera. Siamo ansiosi di conoscerne l’esito e, soprattutto, vedere se il sindaco Orlando lo prenderà in considerazione o andrà dritto per la sua strada. E chissà se Palermo sente proprio questa improrogabile necessità di altri tram.