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Un ritratto di Giovanni Falcone in un video. Il pezzo è di Franco Bechis (Libero quotidiano). Dieci domande che lasciano aperti altrettanti misteri sulla strage di Capaci e la fine del magistrato. A parlare è il pm Antonino Di Matteo, a Montecitorio per un convegno sulla giustizia organizzato dal M5s nel giugno dello scorso anno.

Domande certamente inquietanti, che passano dalle intercettazioni a Riina in carcere ai files informatici di Falcone scomparsi, dalle carte su Gladio che il giudice aveva con sè a Roma alla agenda rossa di Paolo Borsellino che non si trovò più, fino a quell’appunto con numeri telefonici del Sisde rinvenuto nel cratere di Capaci.

Domande però a cui proprio magistrati come Di Matteo avrebbero dovuto dare risposta in tutti questi anni, perché altrimenti chi altri potrebbe? Lui invece lascia tutto aperto, chiedendo sì nuove risorse e sostegno alle indagini che quelle risposte non sono riuscite a dare, ma buttando soprattutto la palla alla politica, visto che chiede un coinvolgimento della commissione parlamentare antimafia. Soluzione che onestamente non ha dati grandi risultati nella storia di questa Repubblica. E se i magistrati stessi gettano la palla ad altri per la ricerca della verità, che speranza c’è di avere quelle risposte?

“Fratelli d’Italia conferma che non farà parte né sosterrà un governo, se fosse confermata, la guida del professor Giuseppe Conte. Lo facciamo per rispetto alla volontà popolare e ai nostri sostenitori. Non penso che la maggioranza dei cittadini, che ha votato centrodestra, sia contenta di ritrovarsi a Palazzo Chigi un altro tecnico, espressione del M5S, di sinistra, amico della Boschi e di Napolitano. Insomma che per il rispetto ai nostri cittadini non lo possiamo fare”.

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia in un video pubblicato su “Reptv”, attacca Matteo Salvini, reo di essersi consegnato ai grillini.

“Io non sono pentita di nulla. Sono una persona leale – conclude la Meloni – che ha mantenuto la propria parola con i cittadini e penso che Salvini sia caduto nella trappola del Movimento cinquestelle, di farsi isolare anche rispetto ai suoi alleati, di farsi indebolire per poi finire sostanzialmente in un governo a fortissima trazione pentastellata”.

E adesso il centrodestra rischia davvero di implodere, prima con gli attacchi di Berlusconi e adesso con quelli della Meloni. Chissà se le urne sono più vicine di quanto non si possa immaginare.

“Dall’adunanza della Corte dei conti di oggi è emerso in maniera ancora più chiara che il Comune di Palermo si trova in una condizione di sostanziale deficitarietà strutturale già dal 2015-2016”. Va giù duro Ugo Forello, capogruppo pentastellato a Sala delle lapidi, che attacca il sindaco Leoluca Orlando sul tema della crisi finanziaria di  Palazzo delle Aquile. Noi di BloggandoSicilia ne avevamo parlato recentemente.

 “Attendiamo la deliberazione dei giudici, ma la difesa del Comune è apparsa debole e, in parte, non ha potuto che riconoscere la fondatezza dei rilievi sulle irregalarità contabili presenti sui rendiconti 2015-2016 e la situazione di profonda difficoltà delle società partecipate Amat e RapÈ necessario che l’amministrazione comunale accetti lo stato di crisi contabile-amministrativa e adotti decisioni coraggiose ma necessarie, redigendo, in tempi brevi, un piano di riequilibrio economico-finanziario che eviti il pericolo del dissesto”.

Il Comune deve, infatti, affrontare lo scoglio del bilancio consolidato e, certamente, con una probabile deliberazione “negativa” della Corte dei conti, sarà tutta in salita. Per non parlare delle osservazioni amministrativo-contabili contenute nel MEF, che gli ispettori del ministero della Finanza avevano rilevato (cliccando qui potete leggere la relazione di pre-dissesto). Una situazione che vedrebbe piombare il Comune, che conta oltre 7 mila dipendenti, in un baratro da ripercussioni inimmaginabili.

 

Una bella grana per Mattarella a poche ore dall’indicazione di Giuseppe Conte, quale premier del governo che dovrebbe nascere tra la Lega e il movimento cinquestelle. A quanto pare l’economista non avrebbe studiato presso la prestigiosa università americana, “New York University”, come, invece, ha scritto nel suo curriculum vitae.

“Una persona con quel nome non appare nei nostri registri, né come studente né come membro della facoltà”. Ad affermarlo è il quotidiano New York Times, attraverso Michelle Tsai, portavoce della New York University, che lo spiega anche con un post su twitter.

Un  vero e proprio mistero che si infittisce se se si pensa che in un altro curriculum, quello inviato alla Camera dei deputati per le elezioni a componente del Consiglio della presidenza amministrativa, Conte ha dichiarato di “aver trascorso, ogni estate, dal 2008 al 2012, almeno un mese nell’università americana”. Dichiarazione smentita dalla stessa università come si può leggere dalla comunicazione ufficiale. Il problema adesso è cosa farà il capo dello Stato. E il pericolo è che, questo “errore” così grossolano, possa di fatto bruciare il nome sponsorizzato da Di Maio e condiviso da Salvini. E il governo di tregua prende sempre più quota.

E’ un Giusto Catania con la lama tra i denti che attacca su FB Nadia Spallita, ex portavoce dei verdi e storica rappresentante della sinistra palermitana.

“In venti anni ha cambiato una decina di partiti e movimenti” dice Catania, capogruppo consiliare di Sinistra Comune -. Negli anni novanta era della Rete, all’inizio degli anni duemila si candida con Rifondazione comunista, poi passa ai Comunisti Italiani, poi sceglie la lista civica di Orlando, poi Altra Storia con Rita Borsellino, passaggio con Sel, eletta con Italia dei Valori, aderisce al PD in quota Renzi (memorabile conferenza stampa con Faraone!), si candida coi Verdi, salta subito su MDP, oggi pare che sia Liberi e Uguali…”
“Cara Nadia Spallitta tu puoi andare in qualsiasi partito ma potresti, per favore, evitare di impartire lezioni di coerenza? Grazie”

La dure parole di Catania nascono da una dichiarazione della Spallitta, sul tema dell’Hotspot dei migranti da realizzare allo Zen, che stigmatizzava il “comportamento” di Sinistra Comune:  “Credo che il gruppo consigliare Sinistra Comune debba uscire da quello che, a mio avviso, è un ambiguo sostegno ad un’amministrazione comunale a conduzione ‘renziana’. Questo gruppo consiliare dovrebbe prendere le distanze da scelte che contrastano con i principi di solidarietà sociale della sinistra e iniziare, da questo momento, una sana e costruttiva opposizione. Ciò servirebbe a garantire una maggiore trasparenza e democrazia alle scelte che riguardano la città”. 

Uno scontro tutto a sinistra, su una vicenda che in questi giorni è stato bersaglio incrociato di posizioni e di veti anche su posizioni trasversali.

 

 

“Più di attaccano, più ci insultano, più ci minacciano, meno ci spaventano”, dice Salvini e come all’improvviso Di Maio, telepaticamente lo imita.  Ma come avranno fatto? Un “siparietto” realizzato nel corso di una puntata del programma di Myrta Merlino, “l’Aria che tira (diario)” e tratto da facebook, dal quale noi di BloggandoSicilia, per i nostri lettori, abbiamo tratto uno spezzone davvero esilarante.

Quasi sicuramente Di Maio e Salvini si saranno fatti “impiantare” un chip sottopelle per comunicare direttamente tra di loro. In confronto la Spectre o la potente Bilderberg sono dei dilettanti allo sbaraglio (potete vedere qui sotto il VIDEO).

Un documento che ha tutta l’aria di un manifesto “politico”, con l’obiettivo più che reale, di sollecitare il sindaco Orlando per ottenere un ruolo all’interno dell’amministrazione comunale da parte di  Sinistra Comune. Tanto per capirci un posto nella giunta Orlando. A parlare è Giusto Catania, capogruppo consiliare di Sinistra Comune ed ex assessore alla mobilità di Orlando.

“L’assemblea di Sinistra Comune – si legge nel loro ‘blog’ – ha approvato a larga maggioranza (tre voti contrari e un’astensione) un documento che dà mandato ad una delegazione di continuare il confronto col sindaco Leoluca Orlando al fine di definire l’impianto, le priorità politiche e programmatiche per superare l’attuale appannamento amministrativo e per rilanciare l’azione di governo della città”.

E  aggiunge: “Sinistra Comune ritiene di poter dare un contributo importante alle grandi sfide strategiche della città perché considera necessario rendere irreversibili e duraturi i cambiamenti di Palermo: questo si può realizzare attraverso scelte che devono caratterizzare l’azione complessiva dell’amministrazione comunale, evitando di consegnare la città nel 2022 alle destre o ai populisti”.

“Siamo pronti a farci carico delle grandi sfide strategiche della città – continua il lungo documento – tra queste rivestono particolare rilevanza il nuovo assetto urbanistico e la tutela di tutto il territorio urbano e dell’ambiente naturale e costruito; la gestione delle opere pubbliche e delle nuove infrastrutture della mobilità di massa; la ridefinizione della mission, dei piani industriali, dei contratti di servizio delle aziende partecipate che devono continuare ad avere una gestione completamente pubblica; la programmazione delle risorse economiche comunali ed extra-comunali per garantire la tutela sociale, i servizi per l’infanzia, la formazione e la crescita culturale di Palermo”.

Infine, è stata anche annunciata la delegazione scelta per il confronto con il Sindaco. Sarà composta da Luca Casarini, Giusto Catania, Mariangela Di Gangi, Antonella Leto, Antonio Marotta.

E qualche dubbio ci perseguita sul 2022, data in cui Orlando finirà il suo secondo mandato e, quindi, non potrà più ricandidarsi. Ma sarà proprio quella data la fine della consiliatura? Questo non è da sapere anche se lo stesso Orlando ha più volte affermato e anche in “aramaico”: “Come ve lo dico dire, che non mi dimetto”.

Ma forse Catania vuole mettersi il “ferro dietro la porta” ed essere in partita, con un eventuale ruolo di governo della città, qualora Orlando cambiasse idea e si dimettesse in anticipo. Perchè una cosa è essere consigliere comunale, altra è fare l’assessore in una campagna elettorale che per la sinistra a Palermo, sarà sicuramente tutta in salita.

 

 

 

 

“Un mega finanziamento a favore di Crocetta per le regionali del 2012 lo puoi solo ipotizzare. Casi come questo o quello Morace nel recente passato puoi solo ipotizzarli alla vigilia. Ma si cominciano ad accertare solo dopo l’intervento dei magistrati. Basta con queste schifezze, bisogna recepire la legge nazionale”.

A parlare è il vicepresidente dell’Ars pentastellato, Giancarlo Cancelleri che, sul giornale web del movimento parla delle spese per le campagne elettorali senza controlli in Sicilia. 

“I meccanismi di finanziamento delle campagne elettorali comunali e regionale – aggiunge Cancelleri – devono essere trasparenti anche in Sicilia. Tutti devono sapere quanti soldi arrivano ai politici per la loro campagna elettorale e da dove arrivano, soprattutto da chi arrivano. La verifica della congruità della spesa e delle somme ci libererà da finanziamenti di dubbia moralità”.

“Dopo tutto quello che sta emergendo dallo scandalo Montante continua il vice presidente dell’Ars – il problema non è più rinviabile. La settimana prossima presenteremo un apposito disegno all’Ars, che preveda il recepimento della norma nazionale che permetterebbe il controllo delle rendicontazioni delle spese alla Corte d’Appello. Vedremo chi potrebbe sbarragli la strada, dovrebbe spiegarlo per bene prima che a noi alla collettività”.

“Voglio ricordare che il M5S conclude Cancelleri – nel 2012 e nel 2017 è stata l’unica forza politica ad andare alla Corte d’Appello a presentare la rendicontazione delle spese effettuate per il candidato presidente della Regione”.

Prendiamo come buon proposito quello del vicepresidente dell’Ars, ma come tutte le cose che appartengono alla cosiddetta “democrazia parlamentare”, per approvare un legge servono i numeri, ma soprattutto buona volontà e, qualcuno, potrebbe anche sostenere che, per adesso, le priorità di questa terra tanto martoriata, sono altre. E l’alibi sarebbe come un delitto perfetto dove l’assassino la fa sempre franca.

Un sondaggio della “Index Research”, commissionato per la trasmissione “Piazza Pulita” su La7, condotta da Corrado Formigli, dà un quadro in movimento degli equilibri di forza dei partiti, proprio nei giorni in cui Lega e Cinquestelle stanno portando avanti, con fatica, la cosiddetta trattativa sul contratto di governo.

I dati mostrano un aumento di Forza Italia che passa dal 12,2 per cento dello scorso 2 maggio, al 13,5 di oggi (+1,3%); la Lega passa dal 22,9 per cento al 21,8, con una diminuzione dell‘1,1%; Fratelli d’Italia aumenta lievemente il proprio consenso dello 0,3%. Quindi la cosiddetta “riabilitazione” di Berlusconi, sebbene in misura ridotta, ha sicuramente spinto leggermente FI. E facendo due conti, il centrodestra sarebbe ampiamente sopra la soglia del 40 per cento e quindi coalizione vincente, in caso di ritorno alle urne.

Dal versante centrosinistra il Pd, il partito sconfitto alle ultime elezioni nazionali, aumenta quasi dell’uno per cento, passando dal 18,1 al 19%. Ma il dato che balza agli occhi è il crollo di ben tre punti del movimento cinquestelle che passa dal 33,2% del 3 maggio al 30,1 per cento odierno (-3,1%). Numeri sui quali il “partito” di Grillo dovrà fare un’attenta analisi per capire i motivi di questa improvvisa flessione.

E per ultimo il dato riferito al gradimento dell’elettorato su un possibile governo Lega-M5S che, per il 51,5% è negativo contro il 37,1% favorevole, invece, all’eventuale accordo.

Certo sempre di numeri si tratta, ma senza voler fare voli pindarici, il rischio di logoramento, da parte dei due partiti vincitori il 4 marzo, e cioè Lega e M5S, esiste e per evitarlo Salvini e Di Maio devono accelerare e chiudere subito la partita. Altrimenti questi e altri numeri potrebbero essere il loro incubo nei prossimi mesi.

Immagini, ma senza audio, di un video di quasi 2 minuti diffuso dal M5S e pubblicato dal sito dell‘agenzia Ansa, mostrano il vertice alla Camera tra Salvini e Di Maio. Siamo nella sala Siani di Montecitorio, che ha ospitato i lavori sul programma di questi 7 giorni. Come si vede dalla foto, Di Maio in camicia ma con la cravatta, al suo fianco il capo della comunicazione pentastellata, Rocco Casalino, e il braccio destro del leader, Vincenzo Spadafora. Dall’altro lato, sempre in camicia ma senza cravatta, Salvini e il suo vice Giancarlo Giorgetti, gli occhiali appoggiati tra le copie del contratto (quello datato ’16 marzo ore 19′) sparse sul tavolo.

Dovrebbe essere l’ultimo incontro tra ‘il Signor Luigi Di Maio’ e ‘il Signor Matteo Salvini’, come vengono definiti, nella prima pagina del ‘Contratto per il governo del cambiamento’. E poi, forse, la firma.

Tutto, comunque, sembra ancora in alto mare, anche se fonti dei cinquestelle parlano di “chiusura” degli accordi, mentre la Lega smentisce categoricamente la dichiarazione del M5S. Il testo, formato da 39 pagine, ha ancora dei buchi neri. Sono 10 i punti sui quali non c’è accordo. Tra cui il nome del presidente del Consiglio e della squadra di governo. Quindi per adesso niente firma e, soprattutto, niente governo. E la pazienza di Mattarella è messa a dura prova.

(foto Ansa)