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Non si ferma la scia di polemiche attorno alla vicenda che riguarda il ritorno in Rai del giornalista Gad Lerner. Questa volta ad attaccare Matteo Salvini, reo di aver lanciato un “editto” contro lo stesso Lerner è Davide Faraone, ex sottosegretario del governo Renzi e braccio destro in Sicilia dell’ex segretario Pd.

Faraone su Facebook ha postato il video di Salvini nel quale il viceministro parla di Lerner e del suo debutto a giorni su Rai3 con il programma L’approdo: “Si sentiva proprio il bisogno di portare in Rai un volto nuovo come Gad Lerner nella Rai del cambiamento. Me lo ricordo già trent’anni fa ad attaccare la Lega”.

L’esponente renziano scrivesu Fb: “Salvini scambia Salini, l’amministratore delegato Rai, per il suo cameriere. Vuole ordinargli chi può lavorare e chi no nella televisione pubblica. Ricordi il capo della Lega Nord, che può comandare solo a Radio Padania, la Rai è di tutti i cittadini per fortuna”.

Un durissimo attacco che segue una dichiarazione fatta dallo stesso Lerner: “Mi limito a ricordare che per ora grazie al cielo la Rai è di tutti e non solo di coloro che la pensano come la persona che si è lamentata ieri”.

Quindi, adesso, l’occhio sarà puntato sulle cinque puntate del programma di Lerner che, forse, diventerà un’altra “Arena” ma non quella di Giletti. E l’ulteriore scontro, se i temi dovessero essere tutti contro l’imperante sovranismo salviniano, potrebbe di fatto avvantaggiare il segretario della Lega. Un’altro errore della sinistra? Non resta che aspettare il 3 giugno data di debutto del programma.

“La generosità di Luigi Di Maio di mettere insieme 3-4 incarichi, per me, in qualche modo, deve essere rivista”. Lo dice alle telecamere del fattoquotidiano.it (cliccare qui per vedere il video) il senatore M5s Gianluigi Paragone. “E’ fuor di dubbio che c’è bisogno di una discontinuità. M5s – prosegue Paragone – per ripartire ha bisogno di una leadership politica non dico h24 ma non siamo lontani”.

“Quando c’è una sconfitta gli errori si distribuiscono, le responsabilità si assumono, i cambiamenti si mettono in conto. La responsabilità in capo ad un solo uomo è deleteria per il MoVimento, ed è un concetto da prima repubblica. Usato e abusato da Renzi & Co. Il modello culturale di riferimento di M5S è la partecipazione. Grillo e Gian Roberto Casaleggio ci hanno insegnato a stare nel mezzo, ad ascoltare la forza dal basso delle scelte e delle idee di portavoce e attivisti”. Lo scrive su Facebook l’esponente del M5S Roberta Lombardi.

“Il voto è stato un grande disastro di cui si deve assumere tutta la responsabilità Luigi Di Maio, visto che si è blindato con un regolamento che gli dà tutti i poteri”. Così Elena Fattori, senatrice ribelle del M5S, in un’intervista al Corriere della Sera in cui annuncia: “In assemblea chiederò le sue dimissioni dai due ministeri. Non può fare tutto e male”. Quanto a un passo indietro da leader del Movimento, “se qualcuno lo chiedesse, dovrebbe rimettere il mandato in mano agli iscritti. Con una disfatta del genere non si può far finta di niente”. “Gli errori sono stati tanti, a cominciare dal fatto che si è dato troppo spazio a Salvini”, e il cambio di rotta è stato “tardivo e poco convincente. La nostra aggressività è stata insensata, visto che abbiamo lasciato fare qualunque cosa a Salvini”, dice Fattori, che contesta l’autorità dei quattro leader che hanno detto a Di Maio di restare.

“A breve abbiamo un’assemblea parlamentare e ne discuteremo” in quella sede. Lo ha detto il sottosegretario Stefano Buffagni interpellato dai cronisti sul ruolo di Luigi Di Maio nel foyer del Consiglio regionale della Lombardia. “Il gruppo parlamentare è una parte del Movimento – ha aggiunto Buffagni -. Il Movimento è molto più ampio e questo è importante da ricordare. Dopodiché vedremo”. A chi gli fa notare che rispetto alle ultime elezioni il M5S ha di fatto dimezzato i consensi, il sottosegretario ha risposto che “al 32% lo aveva portato lui”. “Il problema – ha proseguito- non è Di Maio, ma è tutta la situazione: i cittadini hanno dato un messaggio ed è giusto dare risposta ai cittadini”. Buffagni che ha la delega agli Affari Regionali, ha spiegato di essere al Pirellone perché “ogni tanto ci sono temi regionali da affrontare”, senza specificare altro.

“La velocità della politica e’ incredibile, ruota vorticosamente. A volte va bene, a volte, come in questo caso, va male. L’esito delle elezioni europee ci dice che 4 milioni e mezzo di persone ci hanno sostenuto in Europa mentre una parte consistente di elettorato, sfiduciato, ha preferito non esprimersi. E’ nostro dovere, a questo punto, fermarci, analizzare, comprendere gli errori e metterci in moto per rimediarli. Ciò che è certo è che l’esame di coscienza devono farlo tutti e a tutti i livelli. Nessuno, oggi, può esimersi da questo percorso o ergersi a censore perché la storia del MoVimento 5 Stelle ci insegna che si vince tutti insieme e si perde tutti insieme”. E’ quanto dichiara il presidente della Commissione per le Politiche dell’UeSergio Battelli, del M5S. “Ben vengano, allora, le critiche costruttive – prosegue Battelli – ma privare Luigi Di Maio del nostro sostegno significa commettere un grave errore di valutazione politica e rinnegare le nostre origini. Il segnale è chiaro: servono più dialogo e umiltà da parte di tutti”.

Niente espulsione per Paul Yaw, il ghanese che da due settimane digiuna insieme con il missionario laico Biagio Conte nella piazza in cui è stato ucciso padre Pino Puglisi a Palermo.

Il Tar, come cita l’Adnkronos, questa sera ha accolto la sospensiva del provvedimento di rigetto della domanda di permesso di soggiorno. Nei giorni scorsi Giorgio Bisagna dell’Associazione Adduma, che si occupa di diritti umani, e che segue il caso di Paul Yaw, ha depositato il ricorso al Tar contro il rigetto del rinnovo del permesso di soggiorno. Yaw, infatti, ha ricevuto parere negativo alla sua richiesta di rinnovo di permesso di soggiorno. Da dieci anni lavora come idraulico all’interno della missione, ma questo non gli è bastato a ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Proprio oggi pomeriggio al digiuno in piazzale Anita Garibaldi si sono uniti in centinaia. In corso un presidio attorno a Biagio Conte, arrivato al 15esimo giorno di digiuno, con le catene ai piedi.

Il missionario laico Biagio Conte

“Sono molto soddisfatto per la decisione del Tar e aspettiamo che la questione possa condurre a una veloce conclusione della vicenda”, commenta l’avvocato Bisagna con L’Adnkronos. Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e l’arcivescovo Corrado Lorefice hanno fatto nei giorni scorsi visita a Biagio Conte (clicca qui per leggere il nostro articolo): “La Chiesa e le istituzioni si stringono attorno a Biagio Conte che dà voce all’uomo invisibile”, avevano detto Orlando e Lorefice. “In una Palermo che non dimentica nessuno”.

E’ stato dopo che il decreto di espulsione è arrivato a Paul, ospite da dieci anni nella missione Speranza e Carità a Palermo, che Biagio Conte ha deciso di scendere in strada a digiunare per opporsi a quella che ritiene “una palese ingiustizia”.

Paul Yaw Aning, 51 anni, è un migrante irregolare, con permesso di soggiorno scaduto che non è stato possibile rinnovare, finito così nelle maglie della giustizia italiana. Paul arriva in Italia 17 anni fa, a Bologna, per lavorare in fabbrica. Poi la crisi, la chiusura dell?azienda. Dieci anni fa il giovane ghanese si trasferisce a Palermo, trovando ospitalità nella missione “Speranza e Carità” di Biagio Conte. Paul diventa uno dei principali collaboratori di Biagio. E’ idraulico e diventa un prezioso riferimento delle tante cose da fare quotidianamente in una struttura che ospita oltre mille senzatetto. Poi, l’arrivo del decreto di espulsione emesso dal prefetto e da un provvedimento di accompagnamento alla frontiera firmato dal questore, decisioni convalidate il 26 aprile dal giudice di pace.

(fonte adnkronos)

“Io per 11 mesi ho mantenuto la parola con gli italiani e con i grillini, invece, comincio a vedere troppi accoppiamenti fra PD e Cinquestelle, troppa sintonia”. E’ un Salvini durissimo che si scaglia contro Di Maio, in una campagna elettorale che inevitabilmente, giorno dopo giorno, sta alzando i toni. Nulla che non rientri nella “dialettica elettorale” dello scacchiere politico attuale dove sembra proprio che il “contratto” di governo possa forse considerarsi “carta straccia”.

“No alla flat tax, no ad Autonomia, no al nuovo decreto sicurezza. E magari riapriamo i porti – dice ancora il ministro dell’Interno – . Mi spieghi qualcuno se vuole andare d’accordo con il PD o con gli italiani e la Lega rispettando il patto”.

Di contro la risposta “stizzita” di Di Maio: “M5S spostato a sinistra? Se la sinistra è il Pd, per carità…Dio ce ne scampi. Non c’è un capo politico che abbia attaccato il Pd come me, il Pd è ancora quello dei renziani con Zingaretti davanti, non voglio averci nulla a che fare”.

E continua sferrando una sciabolata contro Salvini: “Da quando c’è stato il caso Siri la Lega l’ha presa sul personale. Sto chiedendo un vertice di governo e vedo un pò di irritazione”.

“Con Salvini non si tratta di litigare. Semplicemente, sono una persona moderata: quando l’asticella si sposta troppo come accadde a Verona, dove c’era gente che andava dicendo che la donna deve stare a casa a pulire, o quando vedo sui social il ministro dell’Interno che imbraccia un fucile, allora dico la mia”. 

E la paura che Salvini stacchi la spina la manifesta dicendo: “Il governo deve continuare. Quattro anni per mantenere quello che abbiamo promesso”. Ma poi si corregge: “Non temo affatto le urne ma l’unica paura che ho è che l’esasperazione di certi toni possa aumentare il livello di tensione sociale”.
Dunque, la resa dei conti arriverà, senza dubbio, il 26 maggio, un minuto dopo lo spoglio delle schede. E per i prossimi giorni l’asticella che misura l’alta “tensione” tra i due contendenti non potrà che salire.

E’ un attacco durissimo quello del capogruppo al consiglio comunale di Palermo del M5S, Concella Amella, contro il sindaco Leoluca Orlando e, in particolare, nei confronti della dell’Amat, l’azienda partecipata del Comune che gestisce la mobilità a Palermo di bus e tram.

“Il vecchio travestito da nuovo, in pieno stile Orlando. L’Amat (vecchia o nuova che sia, poco importa) – dice Amella – ha chiuso il 2018 con una perdita di ben 6,8 milioni di euro, in gran parte imputabili alla costosa gestione del tram, e adesso pensa di rifarsi sulle spalle degli utenti, con l’ipotesi di aumentare anche il costo del biglietto dell’autobus da 1,40 a 1,50 euro”.

“Nessuna conferma sui tagliandi di viaggio integrati bus-tram e, come volevasi dimostrare – aggiunge l’esponente del M5S – non sono più previsti neanche i controlli a bordo. Come se non bastasse si prospetta l’arrivo di una stangata per le soste nelle zone blu. Gli incassi per le soste a pagamento infatti, non hanno mai raggiunto la prevista quota 30 milioni, attestandosi appena sui 2,6. Da conteggiare anche circa 3 milioni di parcelle legali per problematiche tuttora irrisolte riguardanti i tributi locali. Preoccupante anche il punto del piano dove si legge: ‘la necessità della società di adottare ogni possibile intervento riequilibratore di natura endogena, costituisce elemento necessario per scongiurare una crisi aziendale che medio-tempore, può, persino, compromettere gli attuali livelli occupazionali’.

“A coronamento di questa situazione complessa in cui a farne le spese saranno sempre e soltanto gli incolpevoli cittadini – conclude la pentastellata – l’amministrazione Orlando si è incaponita nel volere realizzare nuove linee del tram, mentre la società partecipata affonda e i palermitani si ritrovano con servizi pessimi ma costosi”.

Una situazione di cui avevamo ampiamente parlato (cliccate qui per leggere l’articolo) dove si denunciava un ritardo nel pagamento degli stipendi a conferma della situazione finanziaria in perdita che attraversa da tempo l’azienda.

“Dobbiamo ripensare alla riorganizzazione della sanità in Sicilia ripartendo dal settore privato che è molto efficiente ed economico rispetto al servizio sanitario pubblico”. E’ quanto si legge sul profilo facebook del presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, (nella foto a sinistra, Barbara Cittadini, presidente nazionale dell’Aiop). Parole che Miccichè ha detto intervenendo al convegno, promosso dall’ AIOP – Associazione Italiana Ospedalità Privata, del ‘16° Rapporto annuale Ospedali & Salute 2018 che si è svolto a Palazzo dei Normanni.

“Spesso, a Roma, – ha continuato Miccichè – ci contestano l’alto costo del servizio di emergenza-urgenza, ma non tengono conto delle difficoltà orografiche della Sicilia e, soprattutto della carenza di infrastrutture. A volte, per percorrere pochi chilometri, un’ambulanza impiega ore, che possono essere fatali per il paziente”.

Miccichè ha anche parlato degli “ottimi risultati della Lombardia ha dato un enorme spazio agli operatori sanitari privati rivoluzionando un settore che oggi è più efficiente ed economico rispetto agli anni passati”.

E infine, rivolgendosi all’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, lo ha invitato “a intestarsi questa rivoluzione in Sicilia”.

“Ho avuto una bella paura ma adesso sto bene. Tante cose che si sono succedute negli ultimi tempi mi hanno fatto pensare di essere arrivato alla fine del girone ma invece ho avuto una ripresa formidabile”.

Questo è il commento di Silvio Berlusconi, all’uscita dell’ospedale San Raffaele di Milano, dove era rimasto ricoverato una settimana per un’occlusione intestinale. Una situazione che aveva indotto i medici ad intervenire chirurgicamente.

E ha aggiunto: “L’ho promesso a chi mi ha curato: farò campagna elettorale e ultime due settimane prima del voto, così potrò mettermi in contatto bene con gli italiani e cercare di far capire in che situazione siamo. Una situazione che mi dà grave preoccupazione”.

“Credo che non farò comizi pubblici – ha detto infine Berlusconi -, basterà fare campagna elettorale attraverso giornali, radio e tv”.

“Tirar fuori le p…? Tappatevi la bocca, è il mio ultimo avviso”. Parole durissime quelle del ministro dell’Interno Matteo Salvini durante il suo intervento a un evento organizzato dalla Lega a Roma.

“Gli amici dell’M5S pesino le parole. Se dall’opposizione insulti e critiche sono ovvie, da chi dovrebbe essere alleato no. La mia parola è una e questo governo va avanti cinque anni, basta che la smettano di chiacchierare. Mi dicono ‘tiri fuori le palle’? Ricevo buste con proiettili per il mio impegno contro la mafia. A chi mi attacca dico tappatevi la bocca, lavorate e smettete di minacciare il prossimo. E’ l’ultimo avviso”. Nel VIDEO in basso l’intervento di Salvini.

Una provocazione in tipico stile salviniano? oppure è il preludio di quello che accadrà dopo l’esito elettorale delle europee se la Lega dovesse vincere? Basterà aspettare il 26 maggio e l’arcano sarà svelato.

(Fonte agenziavista.it)

“Credevamo fosse una spia inglese e per questo lo abbiamo rapito e torturato”. La confessione è di un agente segreto egiziano ignaro di essere ascoltato come riportato sul Corriere.it.

Si squarcia, dunque, il velo di omertà e di omissioni che, in questi anni, non ha permesso di arrivare alla verità sulla morte di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano scomparso, il 25 gennaio del 2016, al Cairo e ritrovato senza vita il 3 febbraio nelle vicinanze di una prigione dei servizi segreti egiziani.

Sarebbe un supertestimone, funzionario della National security egiziana, che, secondo quanto scrive il Corriere.it, ascoltò una conversazione proprio tra uno degli agenti responsabili del rapimento e un altro poliziotto africano. Il funzionario indicato dal testimone, scrive sempre il Corriere, è uno dei cinque che la Procura di Roma ha iscritto sul registro degli indagati.

Secondo gli inquirenti ci sono indizi sufficienti a ipotizzare il coinvolgimento del generale Sabir Tareq, del colonnello Uhsam Helmy, del maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, dell’assistente Mahmoud Najem e del colonnello Ather Kamal. Quest’ultimo era all’epoca capo della polizia investigativa del Cairo e coinvolto anche nel depistaggio con cui si voleva chiudere il caso addossando ogni responsabilità a una banda di criminali comuni, uccisi in un presunto conflitto a fuoco.

“Ci convincemmo che era una spia e scoprimmo che il 25 gennaio doveva incontrare una persona che ritenevamo sospetta”, avrebbe detto l’ufficiale nella ricostruzione fatta dal testimone. “Per questo entrammo in azione quel giorno”.
Stando alla nuova testimonianza, quel che accade a Giulio è proprio l’ufficiale egiziano a raccontarlo al suo interlocutore: “Caricammo il ragazzo italiano in macchina e io stesso lo colpii più volte duramente al volto”.
Le ammissioni, scrive anche Repubblica, furono fatte durante un pranzo in cui il funzionario discuteva di questioni legate alla lotta interna all’opposizione politica dell’Egitto. E non si accorse di essere ascoltato dal testimone che seduto al tavolo accanto. A un certo punto l’egiziano comincia a parlare del “ragazzo italiano”. Racconta dei pedinamenti e delle intercettazioni telefoniche di cui era stato oggetto fino al 24 gennaio del 2016, vigilia della sua scomparsa e aggiunge di essere stato protagonista dell’operazione che lo avrebbe fatto scomparire.

Ovviamente adesso sarà tutto da verificare e soprattutto la palla passa alla Procura che ha già inviato una rogatoria in Egitto per sapere di più sui nominativi individuati attraverso i tabulati telefonici e i testimoni da ascoltare.

Ma l’elemento inconfutabile è che il giovane italiano non venne ucciso da una banda di criminali. E, soprattutto, conferma che ci fu un depistaggio nelle indagini. E con questo altro tassello probatorio la verità di questo atroce delitto si fa sempre più vicina.

(Fonte foto Rainews)

S

Giorgia Meloni a Palermo, sotto una pioggia battente, le ha mandate a dire al presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè, reo di voler fare un accordo politico con il partito democratico. Ne abbiamo anche parlato in questo articolo (cliccate qui).

“Quando sento affermare Miccichè che bisogna fare l’accordo con il PD – dice la Meloni – credo che il presidente della Regione siciliana Musumeci debba fare chiarezza nella sua maggioranza. Io sono assolutamente contraria agli inciuci e quindi di questo patto penso tutto il male possibile, come lo pensavo a livello nazionale”.

E poi afferma che l’obiettivo è “costruire un’alternativa a questo governo in quanto ho sempre detto che Lega e M5s non avrebbero potuto governare insieme e che fare un governo con i grillini è stato sbagliato”.

Ma lascia anche uno spazio per lanciare un attacco contro il sindaco di Palermo, Orlando che “cerca sempre lo scenario nazionale invece di pensare ai problemi dei palermitani”.

Il VIDEO del comizio di Giorgia Meloni