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E’ un quadro politico-elettorale, quello delineato da Supermedia Youtrend/Agi, inserito all’interno di una cornice che vede in costante calo la Lega di Matteo Salvini, malgrado rimanga sempre il primo partito politico italiano. Lorenzo Pregliasco, cofondatore di Youtrend presenta, nel video che segue, per la trasmissione Omnibus di La7, il sondaggio elettorale della settimana del 23 aprile.

Quattro i partiti sopra gli altri, tutti molto vicini dopo la discesa della Lega e la crescita di FdI, con Italia Viva di Renzi sotto il 3% e Azione di Calenda che perde lo 0,2 per cento, recuperato, invece dal Partito democratico. Forza Italia risale lentamente dello 0,1 e il Movimento cinquestelle perde lo 0,1.

IL VIDEO

Questa volta è Confcommercio Sicilia a scagliarsi contro il provvedimento del governo che, in tema di misure anti covid, ha deciso di attuare il coprifuoco alle 22. E lo fa con un’iniziativa provocatoria in collaborazione con Fipe Sicilia dal nome assolutamente inequivocabile: “A fuoco il coprifuoco”.

“Vogliamo dire basta a una scelta che comprime gli orari, con la previsione di fare chiudere i pubblici esercizi alle 22 in piena estate, favorendo comportamenti disordinati e opposti. La nostra non è disobbedienza civile ma il volere alzare la voce rispetto a un provvedimento inaccettabile, ancora di più in una terra come la nostra dove, in estate, con le elevate temperature, il periodo serale è quello scelto per cercare un poco di refrigerio, per ritemprarsi dalle fatiche giornaliere, per godere della brezza marina”.

A sostenere questa presa di posizione è il presidente regionale Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti che ha annunciato l’avvio in Sicilia, di una raccolta firme su Change.org tra i propri associati che “metterà a disposizione della nostra confederazione a livello nazionale – come lui stesso spiega per esprimere tutto il dissenso verso questa decisione che continua a penalizzarci in maniera forte”. Anche il presidente di Fipe Sicilia, Dario Pistorio, parla di una categoria esausta che “continua a pagare per colpe non nostre”.

“Il settore dei pubblici esercizi – aggiunge Pistorio – sta perdendo attività, costrette alla chiusura definitiva, e posti di lavoro. I danni economici sono ingentissimi. E tutto ciò determina un effetto a catena che procura un disagio sociale che diventerà sempre più difficile da sanare. Le scelte di quest’ultimo decreto sembrano punitive rispetto a quelle adottate in momenti più critici dal punto di vista sanitario. La Fipe ha sempre proposto gradualità e regole certe. Infatti, pur applicando rigorosi protocolli di sicurezza e garantendo il solo servizio al tavolo, oggi si ritiene che il problema sia l’utilizzo degli spazi interni. Tutto incomprensibile e, soprattutto, insostenibile per le nostre imprese”.

Dunque, sul versante coprifuoco sembra essersi aperto un vero e proprio tiro al bersaglio che pare per il momento, non aver inciso sulla decisione del governo di voler modificare l’orario di chiusura dei negozi. Tutto rimane statico e forse un possibile spiraglio, numeri covid permettendo, si potrà avere non prima della metà di maggio. Intanto la situazione del tessuto commerciale e non solo quella è davvero ad un passo dal baratro e di soluzioni concrete all’orizzonte non se ne vedono.

Il virus in Sicilia sembra non voler mollare la presa. Sono 1.412 i nuovi positivi al Covid19 in Sicilia su 34.077 tamponi processati, con una incidenza del 4,1%. La Regione è quinta per numero di contagi giornalieri.

Le vittime nelle ultime 24 ore sono state 23 e portano il totale a 5.241. Il numero degli attuali positivi è di 25.628 con un incremento di 440 casi rispetto a ieri; i guariti sono 949. Negli ospedali i ricoverati sono 1.422, 34 meno rispetto a ieri, quelli nelle terapie intensive sono 178, 4 meno rispetto a ieri. La distribuzione tra le province, vede Palermo 469 casi, Catania 336, Messina 96, Siracusa 97, Trapani 22, Ragusa 142, Caltanissetta 106, Agrigento 124, Enna 20.

Intanto, Palermo rimarrà rossa fino al 28 aprile così come Bagheria, Casteldaccia, Partinico, Giardinello, Borgetto, San Cipirello, Misilmeri, Baucina, Villafrati, Mezzojuso, Carini, Torretta, Cinisi, Termini Imerese, Lascari, Alimena, Giuliana, Santa Cristina Gela, Piana degli Albanesi, Villabate, Monreale e Belmonte Mezzagno.

Ulteriore proroga di zona rossa, sempre fino al 28 aprile, è stata disposta per i comuni di Acquaviva Platani in provincia di Caltanissetta e Lampedusa e Linosa nell’Agrigentino. Inoltre, a seguito delle relazioni delle competenti Aziende sanitarie e sentiti i sindaci interessati, sono state istituite nuove zone rosse per i comuni di Cattolica Eraclea in provincia di Agrigento, Gela nel Nisseno e Randazzo in provincia di Catania, a partire dal 24 aprile fino al 5 maggio compreso. Invece i rimanenti comuni della provincia diventano arancioni.

Un progetto ispirato all’opera e alla figura dello scrittore e drammaturgo siciliano, Leonardo Sciascia, attraverso le riprese di un cortometraggio che si svolgerà nel prossimo mese di maggio tra Palermo e Racalmuto. Quest’ultima cittadina natia di Sciascia.

L’iniziativa è inserita nell’ambito del corso di regia promosso dalla scuola di cinema indipendente “Piano Focale” di Palermo, che prevede la realizzazione, da parte degli allievi, di 19 cortometraggi ispirati a diverse tematiche sociali e culturali. Il cortometraggio, scritto e diretto dal giornalista Fabio Bagnasco, in collaborazione con Filippa Gracioppo e Gaspare Buzzetta, è prodotto da Eikona film e cade in occasione del centenario della nascita dello scrittore siciliano celebrata dall’omonima fondazione con un ricco cartellone di eventi.

Si tratta di un racconto-fiaba calato in una atmosfera di realismo magico che, attraverso una modulazione narrativa lieve e fantastica, intende celebrare lo stupore infantile, la purezza dell’infanzia. Il cortometraggio sarà distribuito nelle principali piattaforme e nei festival nazionali e internazionali del cortometraggio. Il prodotto filmico si avvarrà delle musiche di Fabio Cinti, compositore già noto per diverse opere discografiche e per avere vinto il premio “Tenco” per la rilettura dell’album “La voce del padrone” di Franco Battiato.

Cala di quasi un punto la Lega di Matteo Salvini, che rimane, comunque, sempre il primo partito. Aumentano il consenso il M5s, FdI e Forza Italia. Risale anche il Partito democratico che, con il nuovo corso a guida Enrico Letta arriva al 19,1 per cento. Lievissimo balzo di Azione e Italia Viva, rispettivamente di Calenda e Renzi. E’ quanto emerge dal sondaggio elettorale commissionato dal Tgla7 di Enrico Mentana all’Swg e mandato stasera in onda.

Questa la tabella del Tgla7 con tutti i dati:

Secondo l’ultimo sondaggio Ixè, la Lega si è stabilizzata al 23% e mantiene la prima posizione anche grazie al momento negativo del PD. Il maggiore partito di Csx subisce infatti la crisi di governo e perde mezzo punto.

Vanno invece in parallelo e su percentuali vicine – 15,8 e 15,4 per cento – FdI e M5S: -0,2 per entrambi la scorsa settimana. Continua l’ottimo momento di FI, che prosegue ormai da ottobre, ma la crescita più vistosa di questa rilevazione Ixè è quella di Azione, che quasi raddoppia i voti passando dal 2 al 3,7%: Calenda sembra giovarsi della posizione di spettatore critico della crisi di governo.

Azione ruba consensi agli altri partiti liberali; calano così Italia Viva, che non trae giovamento dalla caduta dell’esecutivo causata dal proprio fondatore, e +Europa. Bene invece i Verdi e la Sinistra, giù gli “altri”.

(fonte foto: termometropolitico.com)

“Esiste un reale rischio di chiusura per migliaia di aziende agricole a causa dei danni provocati dagli effetti del Covid. E’ necessario che la Regione siciliana dichiari lo stato di crisi. In seguito agli eventi pandemici l’agricoltura e la zootecnia siciliana versano in uno stato di grandissima difficoltà. L’ aumento dei costi di produzione e le continue speculazioni nei confronti dei nostri prodotti ha messo in ginocchio l’agricoltura e la zootecnia”.

E’ il grido di allarme lanciato dal movimento “Terra è Vita”, nel corso di un incontro avvenuto con l’assessore all’Agricoltura della Regione siciliana, Toni Scilla.

“Prodotti, come il grano duro, la frutta e l’uva – scrivono gli esponenti del movimento Santo Bono e Pino D’Angelo – hanno subito una flessione negativa di circa il 40%, mentre per altri prodotti come gli ortaggi, il latte bovino, la carne e l’olio d’oliva la diminuzione dei prezzi si attesta intorno al 35-40%. Inoltre, a tutto questo si aggiunge una serie di eventi atmosferici che, negli ultimi mesi, hanno arrecato danni gravissimi alle produzioni e alle strutture agricole. Questo, di fatto, costringerà migliaia di agricoltori e allevatori ad abbandonare l’attività produttiva, causando così un durissimo colpo all’economia dell’intera Sicilia”.

“Dunque, un nuovo bacino di disoccupazione settoriale vedrà decine di migliaia di lavoratori ritrovarsi senza alcuna forma di sostentamento. La chiusura dei ristoranti e degli hotel ha prodotto, tra l’altro, anche un calo vertiginoso del consumo dei prodotti agricoli mettendo in crisi le aziende siciliane”.     

“Si è parlato anche – si legge ancora nella nota – degli agrumi siciliani venduti a prezzi che non incoraggiano la produzione e che, inoltre, debbono subire la concorrenza sleale delle arance di provenienza estera che per di più vengono trattate chimicamente, ma oltre il danno economico per i produttori anche la beffa per il consumatore ignaro. Migliaia di aziende zootecniche rischiano la chiusura perché, se si considerano tutti i costi dei sementi, fieno, mangimi, affitti, tasse, contributi e via continuando, il latte prodotto viene venduto sotto-costo e la maggioranza dei pastori siciliani, non trasformandolo, si ritrovano a vendere il proprio prodotto in un mercato taroccato, dove chi acquista il latte a litro va a rivenderlo fuori dalla Sicilia a prezzi che arrivano anche a 97 euro al quintale più IVA”.

“Tutto ciò a causa del disinteresse generale ad affrontare la questione. Il settore olivicolo è stato danneggiato non solo dall’effetto Covid, ma anche dalle speculazioni che vengono effettuate dalla Grande distribuzione organizzata (GDO), un litro di olio extra vergine viene venduto in promozione a  euro 2,60”.

Inoltre, i rappresentanti di “Terra è Vita” Santo Bono, Pino D’Angelo affermano di aver concordato alcuni impegni con l’assessore Scilla su tutti gli argomenti trattati, “nella speranza che a breve i nuovi e gli annosi problemi che investono il settore agroalimentare e zootecnico siciliano, speriamo, giungano a soluzione”.

Noi di Terra è Vita – concludono Bono e D’Angelo – prendiamo atto della grande disponibilità da parte dell’assessore Scilla e speriamo che dalla disponibilità si passi ai fatti concreti. Ma siamo, altresì, consapevoli che i problemi sono tanti e gravi e che solo dal confronto e dalla comprensione di essi e dal rispetto e dalla collaborazione tra le parti in causa si potrà  raggiungere i risultati sperati”.

E’ uno scenario che, ovviamente, contempla diverse variabili. Prima tra tutte: la nuova legge elettorale che, come da rituale, viene sempre fuori dal cilindro a ridosso di ogni competizione. Quindi ancora lontana dal prendere corpo se consideriamo che con molta probabilità si andrà a votare nel 2023. E non indifferente, anche, la riduzione dei parlamentari che andrebbe ad incidere in modo marcato sulla nuova composizione del Parlamento.

Ma veniamo ai dati che sono stati realizzati e analizzati dal sondaggista Nando Pagnoncelli per il Corriere.it. La simulazione del nuovo Parlamento è stata effettuata utilizzando i dati provenienti da 33.300 interviste realizzate da Ipsos tra il 10 settembre e il 16 dicembre 2020, ponderati allineandoli alle tendenze di voto più recenti. L’analisi è basata sulla legge elettorale attuale, convenzionalmente denominata Rosatellum. La conformazione dei collegi maggioritari (147 alla Camera e 74 al Senato) è stata effettuata accorpando collegi limitrofi. La ripartizione dei collegi vinti da ciascuna coalizione tra i differenti partiti coalizzati è stata fatta ipotizzando una suddivisione delle candidature che tenga conto sia del peso elettorale nazionale di ciascun partito coalizzato, sia del peso elettorale relativo a ciascuna area geografica cui appartiene il collegio.

Inoltre, la simulazione sui seggi ottenibili nella parte proporzionale è stata effettuata sulla base delle norme previste dalla legge vigente: considerando quindi le intenzioni di voto rilevate a dicembre, Azione, Italia viva e Sinistra italiana/Leu parteciperebbero alla ripartizione dei seggi assegnati con metodo proporzionale alla Camera, ma non al Senato. Infine, l’attribuzione dei seggi «estero» tiene conto di quanto avvenuto in occasione delle elezioni precedenti e delle tendenze di voto rilevate in Italia.

La simulazione si basa su due ipotesi di offerta politica: il primo scenario prevede la tripartizione tra centrodestra (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e liste minori del centrodestra), centrosinistra (Pd, Si/Leu, Iv, Azione e liste minori del centrosinistra) e Movimento 5 Stelle; il secondo considera la contrapposizione tra centrodestra e una coalizione tra le quattro forze che sostengono il governo Conte 2. Entrambi gli scenari ipotizzati attribuiscono la maggioranza al centrodestra: nella prima ipotesi con 222 seggi alla Camera (di cui 106 assegnati alla Lega) contro 123 stimati per centrosinistra (di cui 84 vanno al Pd) e 51 al M5S. Analogamente al Senato il centrodestra prevarrebbe con 115 seggi, contro 58 per il centrosinistra e 23 per i 5 Stelle. Nella seconda ipotesi il vantaggio risulta più contenuto (212 seggi alla Camera e 109 al Senato).

Dunque, i giochi sono chiusi? Non proprio, per almeno due motivi: innanzitutto nei collegi uninominali i rapporti di forza tra le coalizioni presentano ampi margini di incertezza, basti pensare che nel primo scenario i collegi contendibili (nei quali la distanza tra le prime due posizioni è inferiore al 5%) sono 55 su 147 e nel secondo 33. In secondo luogo, la simulazione tiene conto degli orientamenti di voto più recenti, quindi con l’incognita dell’offerta politica e delle possibili alleanze, e in assenza di una campagna elettorale che può risultare decisiva nello spostare consensi. Le incognite sono dunque molte, a partire dall’evoluzione dell’emergenza sanitaria e della situazione economica. E, lo ribadiamo ancora una volta, i sondaggi non sono un oracolo, rappresentano una fotografia della situazione attuale, non la previsione dell’esito finale.

(Fonte foto copertina sito open.online)

“Il prossimo anno deve parlare siciliano. Non solo per promuovere i prodotti della nostra terra ma soprattutto per sostenere quegli imprenditori locali che, a causa della pandemia, rischiano di perdere quanto faticosamente avevano costruito puntando sulla qualità e la genuinità del territorio sganciandosi dalla produzione commerciale e dalle logiche del marketing delle grandi aziende”.

A lanciare la proposta è Margherita Tomasello, presidente dell’Accademia Siciliana della Pasta che vuole essere un punto di riferimento sul mondo dei prodotti biologici e certificati a km0. Oltre alla pasta realizzata dai mulini locali già in vendita nei supermercati con il marchio “Sicilia Naturalmente”, Tomasello ha deciso di lanciare due pacchi che portano il nome delle bellissime isole siciliane di Ustica e Lipari con all’interno prodotti rigorosamente made in Sicily.

“Chi vorrà acquistarli troverà al loro interno la pasta prodotta in modo artigianale con il 100 per cento di grano duro siciliano – dice l’imprenditrice, la cui famiglia è stata proprietaria dello storico pastificio palermitano – ma anche la salsa di datterino, selezionata attentamente per il suo sapore intenso e Mediterraneo che evoca l’Isola in ogni piatto, e l’olio extra vergine d’oliva, Igp siciliano, estratto a freddo. E in più un piccolo regalo: i grembiuli e i poggia caffettiere realizzati da piccoli artigiani delle nostre province che, giorno dopo giorno, lavorano per tramandare la nostra tradizione, sia pure in chiave rivisitata e moderna”.

Nonostante la pandemia, il bilancio di quest’anno di Accademia Siciliana della Pasta, si chiude con un saldo nettamente positivo. E’ in corso, infatti, il complesso procedimento che in un paio d’anni potrebbe portare al riconoscimento dell’indicazione geografica protetta (I.G.P.) della pasta siciliana: ci sono già state le prime riunioni, in videoconferenza, con i più importanti pastifici regionali per creare una sorta di “cartello” di produttori siciliani che aderiscono all’iniziativa. Si tratta del primo ma decisivo passaggio per presentare la proposta alla Comunità Europea: Accademia Siciliana della Pasta sarà affiancata dal Consorzio Ballatore, ente di ricerca pubblico che studia l’intera filiera dei cereali, i cui soci fondatori sono l’assessorato regionale Agricoltura; la Cooperativa Agricola Valle del Dittaino; il Centro Studi Operativi Tecnici ed Economici Nino Zizzo e il Dipartimento di Agrobiologia e Agrochimica dell’Università degli Studi della Tuscia di Viterbo.

“Lo scopo – continua Margherita Tomasello – è di contrastare l’arrivo in Sicilia di grano canadese, contenente glifosato (una sostanza chimica che serve per aumentare il tasso di glutine, ndr), che viene acquistato per il suo basso costo e che non garantisce un prodotto di qualità. La certificazione interessa un mondo di centinaia di produttori siciliani e “impatta” sui consumatori, i quali, grazie al marchio Igp, potranno acquistare la pasta realizzata con un preciso protocollo che ne assicura la tracciabilità e la genuinità di tutte le sue componenti”.

L’IGP dedicato alla “Pasta di Sicilia” dovrà essere ottenuto dall’impasto della semola di grano duro siciliano con acqua locale, così come i formati per il consumo dovranno essere diversi, tutti tipici, e frutto della fantasia dei pastai: “Non è ammissibile – conclude il presidente dell’Accademia Siciliana della Pasta – che la pasta siciliana non abbia ancora la denominazione d’origine che viene assegnata a quei prodotti agricoli o alimentari che vengono realizzati in uno specifico territorio, come ad esempio è avvenuto con la Pasta di Gragnano. La nostra pasta, grazie al clima e alla genuinità dei grani selezionati e maturati al sole, offre una qualità superiore e non ha nulla da invidiare a etichette più famose rendendola riconoscibile al tatto e al gusto e particolarmente adatta ai sughi e ai condimenti. Inoltre siamo conosciuti nel mondo per la maestria dei pastai e non a caso la Sicilia è la regione con più consumatori di pasta pro-capite, quasi il 40 per cento rispetto al resto del Paese”.

(Fonte foto copertina: lavocedinewyork.com)

Scenario tutto in divenire quello che emerge dal sondaggio elettorale commissionato dal Corriere.it, all’Istituto Ipsos di Nando Pagnoncelli.

Il centrodestra, pur con trend differenti dei tre partiti, si mantiene saldamente in testa nelle preferenze degli elettori attestandosi nel complesso al 48,8%, La sinistra e il centrosinistra raggiungono invece il 32,9% e le quattro forze della maggioranza si collocano al 42,2%. Dunque, i rapporti di forza tra le aree politiche rappresenta uno dei pochi elementi che non hanno subito modifiche in questo anno in cui è cambiato quasi tutto.

Da ultimo, gli orientamenti di voto. I dati più significativi sono rappresentati dalla flessione della Lega che, pur mantenendosi al primo posto con il 23,5% dei consensi, perde il 2% rispetto a novembre, nonché dall’aumento di Forza Italia che raggiunge il 9,3% (+1,3%), il valore più elevato dal giugno dello scorso anno, e dalla crescita del M5S (+1%) e di Fratelli d’Italia (+0,5%), appaiati al 16%. Da notare anche l’allineamento al 3% di tre forze politiche: Sinistra Italiana, Italia Viva e Azione. Indecisi e astensionisti si mantengono al di sopra del 40%, un dato che deve dar riflettere.

Nello scenario politico di dicembre si evidenzia un dato inusuale, rappresentato dal calo di popolarità dell’esecutivo a fronte di una ripresa di apprezzamento per il presidente Conte. L’indice di gradimento del governo, infatti, arretra di 3 punti rispetto a fine novembre, attestandosi a 49, il dato più basso dal conclamarsi della pandemia, mentre l’apprezzamento del premier (57) fa registrare un aumento di 2 punti, invertendo il trend negativo iniziato ad ottobre.

In realtà il diverso andamento dei consensi
 è meno contradditorio di quanto si possa pensare: il governo sta attraversando una fase molto critica, caratterizzata da forti tensioni interne. Da diverse settimane l’indicatore di coesione delle forze della maggioranza è in flessione e le divisioni interne sono vissute dai cittadini come mere questioni di potere, assai lontane dai problemi del Paese. Insomma, è la «politica politicante» che prevale sugli interessi generali.

Fa da contraltare il profilo istituzionale che il presidente Conte fin dal suo primo mandato è riuscito a ritagliarsi: non è considerato un politico, non appartiene ad un partito, dall’inizio della legislatura ha presieduto due governi composto da forze politiche diverse. A ciò si aggiunge l’aspettativa degli elettori della maggioranza che Conte sappia ricomporre le fratture per garantire la continuità dell’esecutivo. È un’aspettativa che gli consente di mantenere molto elevati i livelli di fiducia e di consenso tra i dem e i pentastellati.

In questo contesto si attribuisce più al governo che al premier la responsabilità delle diverse misure adottate negli ultimi due mesi per contenere il rischio dei contagi. Si tratta di misure che, a differenza di quanto avvenne nella primavera scorsa, sono giudicate da molti cittadini ondivaghe, troppo o troppo poco restrittive (non dimentichiamo che il paese è diviso riguardo alla pericolosità del virus: prevalgono i preoccupati ma una robusta minoranza tende a ridimensionarne la portata) e stanno suscitando reazioni di disorientamento e di vera e propria insoddisfazione.

Quanto al gradimento per i principali esponenti politici e i capidelegazione, rispetto a novembre si registra il controsorpasso di Speranza (indice 36, in aumento di 1 punto) su Giorgia Meloni (34, in flessione di 2); al terzo posto Salvini (31, in flessione di 2), quindi Zingaretti, stabile a 29. Nella rilevazione di questo mese abbiamo considerato anche i leader delle forze politiche minori. I risultati che li riguardano sono fortemente influenzati dal diverso livello di conoscenza e dalla loro visibilità mediatica: vale la pena ricordare che l’indice di gradimento viene calcolato escludendo chi non conosce l’esponente politico e coloro che non sanno esprimere un giudizio. Ebbene, tra le new entry si sottolinea il quinto posto in graduatoria di Calenda (28) e i risultati di Bonino, Fratoianni e Toti, appaiati a 25, che incalzano Franceschini, Di Maio e Berlusconi che si attestano a 26.

Ovviamente il 2023, scadenza naturale del Parlamento, è ancora lontano e le dinamiche future, tra cui l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica che avverrà nel 2022, sicuramente saranno il perno per nuove alleanze, che potrebbero anche essere diverse dal “naturale” modello, tracciato dal cosiddetto bipolarismo.