di Gaetano Càfici. Per molte volte, fin troppe volte, abbiamo assistito,  tristemente,  alla posa di una lapide, di un cippo marmoreo, di una stele, in ricordo di un martire, di un eccidio, di un barbaro assassinio. Rito che, nel rispetto doveroso di chi ne è stato vittima, ogni anno viene ripetuto con la commemorazione e il ricordo. Ovviamente nessuna obiezione, la memoria va sempre onorata per far sì che ognuno di noi non dimentichi mai !
Quello che, invece, di straordinario è accaduto, in un luogo dove si è privati della propria libertà, non è soltanto lo spazio famiglia  inaugurato nella Casa circondariale di Trapani, in memoria dei fratellini Asta, vittime con la madre, nel lontano 1985 a Pizzolungo, della violenza della mafia, ma l’aver coinvolto i detenuti per realizzarlo.
 
Un’iniziativa encomiabile che consentirà alle famiglie dei reclusi di avere a disposizione, per i propri figli, un’area ludica, con dondolo, altalene e un piccolo “castello incantato”, dove i piccoli potranno vivere il momento di incontro con più serenità. 
 
Otto sono stati i detenuti della sezione “protetti”che, dopo un corso di artigianato artistico di 600 ore, organizzato all’interno della struttura carceraria dall’associazione Euro di Palermo e finanziato con circa 80 mila euro della Regione e del Fondo Sociale Europeo, hanno creato sul muro “della rinascita” un’imponente raffigurazione di circa 4 metri per 20, di una scena a sfondo biblico tratta dal libro di Isaia.
 
Un fortissimo significato simbolico, che dà il “vero senso” alla detenzione come strumento di rieducazione e di speranza, assieme al pensiero di quelle morti innocenti che, in questo modo, non sono state inutili.
Per una volta, questo  luogo di memoria e di giochi, varrà la pena “commemorarlo”non ogni anno, ma ogni giorno. 
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