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Sembrava che dovesse essere la “rivoluzione” culinaria nel nostro bel paese e, invece, a quanto pare sarà molto difficile vedere nei piatti dei ristoranti italiani quelle che, in altri luoghi, vengono definite delle vere “prelibatezze”. Parliamo del “Novel food”, ovvero il cibo che annovera tra i tanti prodotti alimentari anche insetti, vermi e locuste.

In questi mesi il bombardamento mediatico su questo “argomento” è stato come un incessante tam tam. Esperti e non si sono cimentati nella descrizione di questi saporiti alimenti, elencandone le infinite proprietà, tra cui quelle altamente proteiche. Una sorta di sdoganamento di un cibo che certamente nell’immaginario di ognuno di noi produce una certa riluttanza nell’assaggio. Magari si tratterà soltanto di una forma “culturale” che ci impedisce di vedere il verme o l’insetto come un alimento di giornaliera nutrizione, ma l’arcano rimane tutto.

Veniamo però ai fatti. La mannaia che è caduta su un’operazione commerciale molto appetibile è stata azionata proprio dal ministero della Salute, attraverso un inequivocabile chiarimento: “L’autorizzazione di un alimento corrispondente al novel food deve essere richiesta alla Commissione Europea, seguendo le linee guida recentemente pubblicate dall’Efsa” (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare). E continua: “Nessuna specie di insetto o suo derivato è autorizzata a scopo alimentare”.

Quindi il sipario può calare prima di mettere in scena la rappresentazione. E chi era convinto di vedere in questo affaire il nuovo “oro nero”, sicuramente rimarrà deluso.

E tra le interpretazioni del regolamento predisposto dalla Ue e le difficoltà di capirci qualcosa c’è il limbo fatto di tanti rivoli senza fine. Allora non ci resta che andare al ristorante e ordinare un buon piatto di pasta asciutta, almeno quello non sarà croccante come un’insalata di grilli.