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Giovanni Favia, l’ex consigliere regionale emiliano dei cinquestelle, primo ad essere epurato via blog da Beppe Grillo, dice la sua “verità” sulla vicenda della pubblicazione di alcune foto osè, che ha visto coinvolta la deputata grillina Giulia Sarti. Oggi Favia ha aperto quattro ristoranti a Bologna e un tempo era legato alla Sarti da un legame molto profondo. In un’intervista al Corriere.it attacca violentemente il movimento di Grillo definendolo un “covo di vipere” fatto di “gente senza arte nè parte”.


Siete stati fidanzati?
“Tecnicamente non eravamo fidanzati, ma le ho voluto moltissimo bene. La nostra amicizia è iniziata nel 2007, era sempre al mio fianco. Poi io ho rotto con i vertici, mentre altri sono rimasti dentro, spinti dalla voglia di arrivare. Raccontavano la favoletta di voler cambiare il Movimento dall’interno”.

Mentivano?
“Gente senza arte né parte si è ritrovata in Parlamento. Incontri persone famose, hai migliaia di euro in tasca. All’inizio volevano fare un po’ i dissidenti come Pizzarotti. Ma poi quel reality diede loro un senso di esaltazione. Giulia ha tradito i suoi principi, si è messa a frequentare lo star system de’ noantri. È diventata una talebana e le ho tolto il saluto”.

Giovanni Favia, Giulia Sarti, Beppe Grillo

Per i rimborsi?
“No, perché non era più la stessa. Delle disavventure di Giulia non mi va di parlare, ma mi dispiace che sia finita alla gogna e voglio dire quello che so per certo. Il caso delle foto rubate non c’entra nulla con il revenge porn”.

Quegli scatti non sono una vendetta personale?
“No, credo siano una vendetta politica interna al M5S. Lì dentro c’è una cyberguerra. Alla Casaleggio avevano una fobia nei miei confronti e tutti quelli che erano stati vicini a me erano visti con sospetto e subivano uno spionaggio stile Stasi. Non si fidavano di lei, pensavano che avesse dentro il germe della dissidenza. Il suo nemico era Max Bugani, l’unico in Emilia che ha tradito me e Pizzarotti”.

Sospetta di Bugani? Vuole prendersi un’altra querela? 
“Non dico che fu lui ad hackerare mail e foto. Non so chi sia stato, se attivisti o eletti, ma certo la corrente era quella. Il solo fatto che Giulia non mi avesse rinnegato era un problema, perché io ebbi uno scontro fortissimo con Bugani. Questa storia è un inside job, inutile prendersela con i media. Gli autori sono persone legate all’ala fideistica e hanno colpito lei perché era sopravvissuta alle epurazioni e se la sapeva cavare in tv”.

Giulia Sarti

Dopo cosa è successo?
“L’hackeraggio è stata una ritorsione. Per allontanarla dal cerchio magico di Di Maio cercavano la prova che nascondesse qualcosa. La storia del porno è una casualità che gli cade dal cielo. Ma Giulia prese una tale batosta che non osò più alzare le penne”.

L’ex fidanzato Andrea Bogdan Tibusche che ruolo ha?
“Non c’entra niente”.

Come fa a esserne così certo? 
“Anche Giulia si è messa in un casino più grande di lei e non sa come uscirne. Magari ha esagerato in ambizione, ma non merita il momento terribile che sta vivendo”.

Perché Sarti si fece installare le telecamere in casa?
“Se le ha messe per tutelarsi da quel covo di serpi che è il M5S ha fatto più che bene. Tutto è ipercontrollato, c’è una psicosi che porta a fotografarsi i messaggi telegram, quelli che poi spariscono. È una macchina di potere”.

Rocco Casalino?
“È un professionista, la persona che ha più forza nel M5S. Ma la comunicazione è organizzata in modo militare. Non era così nemmeno con Berlusconi”.


Una app che potrebbe rivoluzionare il modo in cui compriamo e consumiamo la spesa di ogni giorno. Si chiama Ecofood Prime ed ha come obiettivo la diminuzione dello spreco alimentare a partire da semplici scelte quotidiane. A crearla sono stati Martina Emanuele e Giuseppe Blanca, fondatori di Olivia Srls.

Ogni anno nel mondo, secondo FAO e Coldiretti, 1,3 miliardi di tonnellate di cibo finiscono nella spazzatura. Solo in Italia ogni abitante spreca circa 145 kg di cibo nell’arco di un anno. Praticamente come se ogni famiglia buttasse via in un cassonetto 1.400 euro.

Questa emergenza è il punto di partenza di Ecofood Prime, che ha un meccanismo molto semplice: attraverso l’ecoshop sullo smartphone, l’utente riceve le offerte dei punti vendita più vicini che sfruttano la piattaforma per offrire cibi e prodotti alimentari che rischiano di rimanere invenduti, poiché prossimi alla scadenza, in eccedenza o con difetti estetici, ma ancora perfettamente idonei al consumo.

Cibi e prodotti possono quindi essere acquistati a prezzi vantaggiosi con benefit per entrambe le parti: da un lato il consumatore risparmia sull’acquisto, dall’altro l’esercente recupera almeno il costo d’acquisto ed evita lo smaltimento dell’invenduto.

Nella piattaforma è poi presente un elenco di associazioni e soggetti attivi nel volontariato per la ridistribuzione del cibo ai più bisognosi. Chiunque in questo modo può trovare subito e facilmente un soggetto a cui donare cibo e pietanze. Inoltre Ecofood Prime fa da “food organizer”, cioè tiene memoria della data di scadenza dei cibi e invia notifiche temporizzate per evitare le classiche dimenticanze all’ordine del giorno. E infine una funzione social permette di condividere il proprio “frigo virtuale” mettendo a disposizione dei propri contatti sui social network i cibi che si vogliono donare o usare per fantasiose ricette antispreco.

Il tutto si basa su un’impostazione altamente tecnologica, un algoritmo di matching utente/categoria di prodotto, che permette di offrire un’elevata esperienza d’acquisto al consumatore, al quale saranno proposti con maggiore frequenza gli alimenti che consulta di più e con il suo gesto saprà di contribuire alla riduzione degli sprechi.

“Davanti a un problema di proporzioni planetarie come lo spreco alimentare – dicono Giuseppe e Martina – crediamo che il cambiamento possa arrivare dai gesti semplici che compiamo ogni giorno. Basta averne consapevolezza. Per questo, Ecofood Prime, ha l’obiettivo di educare le persone a un consumo più sostenibile, ma anche a uno stile di vita rispettoso del nostro ambiente che consenta di distribuire al meglio le risorse. La sfida è globale e noi non possiamo rimanere indifferenti, tanto più se c’è un modo per contribuire risparmiando, facendo rete e divertendosi”.

Ma la notizia interessante è che Ecofood garantirà, a Confcommercio Palermo, per 45 giorni, un carattere di esclusività e le aziende che aderiranno in questo periodo potranno beneficiare di 3 mesi di prova gratuiti. “Siamo partner di bel progetto funzionale, efficace, innovativo oltre che etico, che vede protagonisti giovani brillanti i quali hanno avuto una buona idea, sono riusciti a farsela finanziare credendo in se stessi e nelle loro competenze innovative che oggi, grazie alla digitalizzazione e alla innovazione, permettono quanto prima era impossibile – afferma la presidente di Confcommercio Patrizia Di Dio – risolvendo il problema di mettere in collegamento domanda e offerta, con la condivisione della disponibilità dei prodotti che possono essere o venduti a prezzi convenienti o regalati da parte dei nostri operatori commerciali e tutela anche il commercio fisico della città”.

Forte già da subito il sostegno del mondo solidale, a partire dalla Missione Speranza e Carità di Biagio Conte, fino alla Caritas Diocesana Palermo, che con il pro-direttore fra Pino Noto ha dichiarato: “Siamo lieti di far parte di questa iniziativa. Contrastare lo spreco alimentare e, di conseguenza, anche le diseguaglianze alimentari, è ciò che è tra le nostre priorità quotidiane. Un’iniziativa come questa ha un forte valore educativo e culturale”.

Ecofood Prime, già tra le proposte più apprezzate in occasione di Smau Sicilia a febbraio 2019, parte dalla città di Palermo in via sperimentale e ha già coinvolto una rete di operatori del settore alimentare e non solo, a partire dal cofinanziamento della Regione siciliana e della Presidenza del Consiglio dei Ministri. E, infine, tra i partner dell’iniziativa figura anche Sanlorenzo Mercato.

Amazon lo licenzia perchè va spesso in bagno ma lui è affetto dalla grave sindrome di Crohn. A quanto pare un lavoratore di un call center del Kentucky, negli Stati Uniti, è stato licenziato dall’azienda del multi miliardario Jeff Bezos, leader mondiale dell’e-commerce online.

Il lavoratore sarebbe stato allontanato dal posto di lavoro dall’azienda che ben sapeva dei suoi gravi problemi di salute. Ora l’ex dipendente, Nicolas Stover, ha citato in giudizio Amazon, per le gravi e assurde accuse di “furto di tempo” proferite dal suo supervisore.

Stover ha riferito che sin dal momento dell’assunzione Amazon ben sapeva dei suoi gravi problemi di salute. A causa della malattia l’uomo è costretto a usare il bagno più spesso rispetto gli altri impiegati, situazione che gli ha causato sanzioni disciplinari. Secondo la sua denuncia, la società che era già consapevole della malattia sin dal momento della sua assunzione a novembre 2016 e durante il periodo di prova. E per questo, ha violato la legge americana sulla disabilità con “politiche inflessibili e disumane riguardanti l’accesso al bagno”.

Nella richiesta di risarcimento, depositata il ​​15 febbraio, Stover ha avanzato un risarcimento dai 3 a 4,2 milioni di dollari di danni per i salari persi e un “significativo aggravamento dei sintomi” della malattia di Crohn. Al call center del Kentucky i dipendenti hanno diritto ad  un’ora di pausa pranzo, due pause al giorno di 15 minuti e 20 minuti. La denuncia menziona il tempo assegnato per le pause bagno che non può essere modificato dai dipendenti. Dopo sei mesi il signor Stover ha richiesto pause al bagno non programmate, un banco più vicino al bagno e una sistemazione igienica per il trattamento endovenoso della malattia. Sono stati tutti negati.

“Due anni fa – dice Giovanni D’Agata, presidente dello Sportello dei Diritti, sia il Guardian che la BBC hanno mandato i loro reporter sotto copertura a vedere come fosse davvero la vita dentro uno dei famigerati centri di smistamento di Amazon. In buona sostanza avrebbero rilevato livelli di stress pericolosi per la salute mentale, vesciche per le lunghe camminate, turni lunghissimi. Un portavoce di Amazon ha riferito, invece, che al momento la società non ha pendenze legali in sospeso”.

La sintesi è questa: Salvini vince anche se, in Sardegna, nonostante lo straordinario impegno profuso, non trasforma in oro tutto quello che tocca (ma su questo torneremo tra un pò); Di Maio, e il dato è davvero clamoroso, registra un’incredibile ecatombe; il centrosinistra di Massimo Zedda, inteso come coalizione larga, inclusiva, rinnovata, come avvenuto due settimane fa in Abruzzo, esiste.

Questi i numeri, a scrutinio ancora in corso che, appunto dopo l’Abruzzo, fotografano non un caso isolato, ma la tendenza di un umore che avanza nel paese: il centrodestra, nel suo insieme, è una coalizione maggioritaria, col 47 per cento dei voti; il centrosinistra al 33; i Cinque Stelle attorno al 10 per cento. Sono le cifre di un evidente ribaltamento dei rapporti di forza rispetto al 4 marzo. Che certificano, e non è un dettaglio, quanto questo Parlamento non sia più specchio del paese, inteso come consenso reale dei partiti e con una coalizione che nei territori ha quasi il 50 per cento, ma non governa a Roma. Anche se, diciamolo subito: non c’è nessun automatismo tra questo elemento e una precipitazione della crisi dei governo, per il semplice motivo che Salvini non ha la certezza che l’apertura di una crisi porterebbe alle elezioni anticipate. E perché, ormai è chiaro a chiunque, il leader leghista non ha alcuna intenzione di resuscitare, a livello nazionale, la vecchia alleanza con l’ammaccato Berlusconi. In fondo, è proprio questo “strano” assetto di governo ad aver consentito e consentire la sua operazione sovranista e la costruzione di una egemonia nell’ambito di una nuova destra.

La notizia è, innanzitutto, la crisi dei Cinque Stelle, che passano dal 42,5 dello scorse politiche al 10 cento. Mai si era visto, nella storia nazionale, un partito che in un anno disperde il 32 per cento dei consensi. In Abruzzo non funzionò una campagna gestita in prima persona dai suoi leader, che avevano impresso una torsione estremista e di lotta su gilet gialli e Tav, politicizzando il voto e persero la metà dei voti. In Sardegna non ha funzionato la loro assenza – praticamente non si sono visti – e l’incapacità di intercettare la protesta autonomista, spoliticizzando il voto. E hanno perso tre quarti dei voti, franando ben sotto il 20 per cento anche nelle roccaforti di Carbonia e Porto Torres dove governano. Proprio questo “non azzeccarne una” dà il senso di una crisi profonda, identitaria, a cui Luigi Di Maio si appresta a dare una risposta tutta organizzativa – le liste civiche, le nuove regole, più struttura, diciamo così partitica – ma non politica. Nel senso che, come due settimane fa, il leader pentastellato continua ad eludere la non irrilevante questione di fondo, su quali siano le ragioni profonde che rischiano di portare alla liquidazione un soggetto capace, solo un anno fa, di suscitare aspettative di cambiamento di larga parte del paese. L’analisi dei flussi chiarirà meglio dove stanno andando i voti del Movimento, se verso l’astensione, verso la Lega o verso entrambe. Però è un dato di fatto che, da quando il Movimento è al governo, non solo perde sempre, il che alle amministrative è sempre accaduto, ma arriva terzo, il che rappresenta una novità. Sta accadendo cioè che nei territori sta risuscitando quell’Italia bipolare tra centrodestra e centrosinistra che proprio l’avanzata del movimento aveva fatto saltare, fondando un nuovo ordine politico tripolare.

Ed è proprio questo dato, non locale ma tutto politico, che spiega una certa inquietudine che serpeggia dentro la Lega. Dicevamo: Salvini vince, ma in Sardegna non trasforma in oro tutto quello che tocca. Alle politiche la Lega, assieme al partito Sardo d’Azione, conquistò il 10,79. Oggi, in Sardegna, la Lega è al 12,4, il Partito Sardo d’Azione al 9,6. La somma (oltre il 20) rappresenta senza dubbio una avanzata rispetto a un anno fa, peraltro in una coalizione con ben 11 liste, dunque ad alta dispersione del voto. E anche nell’Isola conferma una egemonia della Lega nel centrodestra: Forza Italia dimezza i voti passando dal 15 al 7,5; Fratelli d’Italia passa dal 4 al 5,3.

Però, rispetto al 26 per cento dell’Abruzzo, quella di Salvini non è stata una cavalcata trionfale, considerato l’impegno profuso. Il leader della Lega, in queste settimane, si è praticamente trasferito in Sardegna, ha riempito le piazze, ha battuto palmo a palmo l’Isola, ha affrontato di petto la questione dei pastori. Il dato, per quanto soddisfacente, non dà l’idea di una inarrestabile spinta propulsiva in vista delle Europee. Non ha caso si aspettava un 18-20, per festeggiare come due settimane fa. Certo, c’è il candidato Christian Solinas che non ha entusiasmato nelle performance. Però, ecco l’inquietudine, anche per Salvini c’è una riflessione che riguarda l’effetto governo. La domanda è: quanto la sua capacità attrattiva, che finora c’è stata, può prescindere da un esperimento di governo che sta diventando un caso di scuola di un crescente immobilismo? Tav, autonomie, l’incubo di una manovra correttiva. Sono in tanti che, in queste ore, stanno suggerendo al Capitano una riflessione su quanto, in prospettiva, proprio l’implosione dei Cinque Stelle rischia di essere letale anche per la Lega. Se non la crisi, mosse che diano il senso di una sterzata. E mai, come in queste ore, si registra una spaccatura crescente tra Salvini, comunque convinto nell’andare avanti con questa esperienza di governo, e il grosso del mondo politico leghista, concorde con Giancarlo Giorgetti che questo governo sia diventato un impiccio da cui liberarsi al più presto.

Per la seconda volta dal 4 marzo, torna il centrosinistra. E anche questo è un trend. Zedda, come Legnini, resuscita una coalizione che supera il 30 per cento. Un anno fa era al 17,6, col Pd al 14,8. Il centrosinistra, non il Pd che è attorno al 13. È una indicazione a livello nazionale: candidati con esperienze istituzionali o di buon governo, coalizioni che esprimono un progetto, fine dell’autosufficienza di questi anni diventata vocazione minoritaria, capacità di ascolto, poca arroganza. Non una alternativa compiuta, ma una indicazione su cui lavorare. E già questo, visti i tempi, non è poco.

“Non esiste più una maggioranza, nemmeno sulla finanziaria che per qualsiasi governo è la legge più importante. Il governo regionale naviga a vista e il presidente Musumeci non si vede più in aula”.

Ad affermarlo è il deputato regionale Claudio Fava dopo l’ennesima bocciatura del Governo durante la discussione della Finanziaria.

“Siamo ormai all’epilogo e a una resa senza nemmeno la consolazione di una battaglia politica. Musumeci ne prenda atto e firmi per l’esercizio provvisorio poi venga in aula, dimettendosi senza perdere tempo con ipotesi di finanza creativa che sono soltanto ulteriori conferme del suo Governo”.

(Foto da Giornalettismo.it)

“Capisco e condivido le preoccupazioni espresse da don Aldo Buonaiuto. Non bisogna sottovalutare il problema delle sette sataniche e serve affidarsi agli esperti che ci aiutano a combatterlo. È un fenomeno preoccupante, apparentemente lontano dalla esperienza quotidiana, eppure molto più vicino e più frequente di quanto si pensi”.

Questa volta il vicepremier Matteo Salvini, con un post Facebook, rilancia la polemica, condividendo un articolo con le dichiarazioni dell’esorcista don Buonaiuto, della Comunità Giovanni XXIII di don Oreste Benzi e coordinatore del  servizio nazionale Antisette.

Teatro della vicenda il palco di Sanremo sul quale Virginia Raffaele, durante lo sketch del grammofono, avrebbe invocato per ben cinque volte il nome di Satana. Guarda il video qui sotto e ascolta le sue parole.

“E’ inaccettabile che il palco di Sanremo – dice Don Bonaiuto – si trasformi in un inquietante pulpito da cui per ben 5 volte viene invocato il nome di Satana”. E contro la Raffaele si è scagliata l’associazione degli esorcisti: “Ha ridicolizzato le persone che soffrono a causa del demonio o, ancor più grave inneggiato il nome di Satana in prima serata su Rai Uno”.

Una kermesse, quella di Sanremo, che sembra non avere pace dopo la dura polemica sul voto della giuria che ha portato sul podio vincente il cantante apparentemente più sfavorito. E a questo punto sorge spontanea la domanda: potrebbe essere che anche in quel caso il Diavolo ci abbia messo lo zampino? Ai posteri l’ardua sentenza anche se adesso le danze delle polemiche potranno iniziare. Anzi pardon…continuare.

 

“Mi domando per quanto tempo ancora lei sarà il burattino mosso da Salvini e da Di Maio”. L’attacco durissimo è mosso dal leader dei liberali Guy Verhofstadt al premier italiano Giuseppe Conte, al termine del suo intervento all’Europarlamento di Strasburgo.

“Parlo in italiano, sono innamorato dell’Italia, per me è più di un paese: è un’intera civiltà, è dove è nata la nostra civiltà europea – aggiunge -. Per questo mi fa male vedere la sua degenerazione politica, che non è iniziata ieri o un anno fa, ma 20 anni fa. Questo bellissimo paese è diventato da fondatore dell’Europa a fanalino di coda dell’Unione”.

“Non sono un burattino” gli risponde il premier.- “Lo saranno semmai quelli che rispondono a lobby e comitati d’affari. Sono orgoglioso di interpretare la voglia di cambiamento di un intero popolo”.

E un assist arriva anche da Salvini: “Che alcuni burocrati, complici del disastro di questi anni, si permettano di insultare il presidente del Consiglio, il governo e il popolo italiano è davvero vergognoso. Le elite europee contro le scelte dei popoli”. E conclude dicendo: “Preparate gli scatoloni, i cittadini finalmente manderanno a casa questa gente”.

Il riferimento è alle elezioni europee che si svolgeranno il 26 maggio prossimo. Dunque, l’ingiunzione di “sfratto” è stata già stata inviata.

Si preannuncia uno scontro durissimo tra Salvini e Di Maio. A quanto pare ci sono novità sul versante dei criteri per ottenere il tanto famigerato reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia dei cinquestelle.

Un anno di servizio civile obbligatorio per i richiedenti il reddito di cittadinanza che abbiano tra i 18 ed i 28 anni. Lo prevede un emendamento al “Decretone” presentato dalla Lega in commissione al Senato. La norma si applica a chi non abbia già svolto il servizio civile universale e richiede una “presenza media settimanale di 25 ore”.

Con un emendamento, invece, presentato dal Movimento 5 Stelle potranno essere estese le sanzioni maggiorate contro il lavoro nero già previste in caso di impiego di lavoratori stranieri irregolari e di minori in età non lavorativa anche in caso di impiego ‘sommerso’ dei beneficiari del reddito di cittadinanza. La legge già stabilisce nei due casi citati una maxi sanzione incrementata del 20 per cento.

Controlli anche su chi divorzia e poi richiede il reddito. Se la separazione o il divorzio è avvenuto dopo il primo settembre 2018, gli ex coniugi che facciano domanda devono certificare di non risiedere più nella stessa casa con “apposito verbale della polizia municipale”. E’ quanto prevede un altro emendamento della Lega. La norma, viene spiegato, mira a limitare le frodi di chi chiede il reddito di cittadinanza fingendo la separazione o il divorzio pur continuando a vivere nella stessa casa.

Ma la novità è la proposta che prevederebbe l’erogazione del reddito solo a chi ha lavorato almeno 2 anni. La Lega, infatti, vuole introdurre poi un paletto alla distribuzione del reddito di cittadinanza. Un emendamento conterrebbe come requisito per beneficiare del reddito che almeno uno dei componenti del nucleo familiare “abbia corrisposto, nei dieci anni precedenti, imposte e contributi da lavoro, in un qualsiasi importo e per almeno 24 mesi, anche non continuativi”. Un altro emendamento chiede che ogni mese arrivi all’Inps l’attestato dell’adempimento degli obblighi prima dell’accredito mensile del reddito.

La Lega, infine, chiede anche una stretta sul sussidio agli stranieri e in particolare più stringente per limitare la platea degli stranieri che possono accedere al Reddito. Con una delle proposte di modifica presentate in commissione Lavoro al Senato si esclude la possibilità che per chiedere il reddito sia sufficiente la presenza di un familiare in possesso di un permesso di soggiorno mentre un altro emendamento stabilisce l’obbligo di certificazione, tradotta in italiano, della composizione del nucleo.

Quindi lo scontro è servito ma soprattutto questa mossa dei leghisti viene letta come un passo ulteriore all’erosione del potere contrattuale dei grillini ormai “ostaggio” della politica “vincente” di Salvini. E se consideriamo che anche i sondaggi non premiano più il movimento di Grillo che vive una vera e propria emorragia di consensi.

Piccolo incidente modello lapsus “froidiano” del Primo ministro Conte a Potenza al termine dell’incontro con le autorità locali e le associazioni di categoria sulle modalità di avvio dei programmi di sviluppo territoriale.

Davanti ai microfoni dei giornalisti diventa per un attimo il primo inquilino del Quirinale, rispondendo a una domanda sulla richiesta di autonomia delle regioni del nord Italia : “Quale presidente della Repubblica sono garante della coesione nazionale”.

Nelle scorse settimane c’era stato un tam tam di voci sulla sua possibile discesa in campo per il dopo Mattarella. Ovviamente dopo la dèblace elettorale in Abruzzo del M5S, sponsor dello stesso Conte, sarà difficile in un eventuale toto nomine poter sostenere con forza la candidatura dello stesso Conte. Ma come si dice sempre in politica mai dire mai.

Un attacco al vetriolo quello dell’ex premier Matteo Renzi nei confronti di Salvini e Di Maio. Su suoi profili social l’ex segretario del Pd è impietoso in riferimento agli ultimi dati Istat sull’economia del Paese.
“Col nuovo governo l’Italia ha perso 76mila posti di lavoro e il Pil è per la seconda volta in negativo. Siamo in recessione. Chi vuole bene all’Italia sa bene che le scelte di Salvini e Di Maio sono sbagliate. Con le nostre scelte quattordici trimestri consecutivi di crescita, con le loro scelte subito recessione. Stanno portando il Paese a sbattere, cambiamo strada prima che sia troppo tardi”. Una lapidario e secco giudizio che sicuramente sarà il primo a ridosso dal voto alla giunta del Senato per la vicenda che riguarda il caso della nave Diciotti. Si aspetta, infatti, che venga votata l’autorizzazione a procedere contro Salvini per il reato di sequestro di persona.