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Come inizio non c’è male. Il Governo targato Conte fa il suo esordio con una sonora sconfitta, come si direbbe in gergo calcistico. Una debacle su tutta la linea, da far impallidire perfino chi lo sostiene.

La fiducia alla Camera dei Deputati è stata ottenuta ma è una sequenza di gaffe, equivoci e cadute di stile da retrocessione diretta, per restare in ambito sportivo. A metà tra Totò e Mr Bean, il primo scivolone di Conte è su il discorso da pronunciare. Il premier, che si è autodefinito “avvocato del popolo”, è stato beccato in un fuorionda: “Questo lo posso dire?”, ha chiesto a Di Maio, in un segnale inequivocabile della sua grande autonomia decisionale.

“No”, è stata la risposta secca del capo del M5S che, a sua volta, ha fatto capire al povero Conte chi comanda veramente. Non proprio una bella figura, per la verità. Ma la dose, se possibile, è stata rincarata subito dopo quando il professore dal curriculum misterioso perde gli appunti e va nel panico. Tutto a posto, ci pensa Di Maio: “Li trovo io, tu comincia a parlare”, spinge il bottone il ministro del Lavoro al neo Presidente del Consiglio.

Terza battuta a vuoto sulla mafia e sul presidente della Repubblica: “Una delle cose che più mi ha addolorato nei giorni scorsi è stato l’attacco alla memoria di un congiunto del presidente Mattarella sui social e veramente mi è dispiaciuto”. Belle parole nei riguardi del Capo dello Stato, peccato che Conte si non si ricordava che il fratello in questione si chiamava Piersanti, era un ex presidente della Regione Siciliana ed è stato ucciso dai killer di Cosa Nostra.

Semplice sbadataggione? Non proprio visto le polemiche che si sono scatenate. “È Piersanti, si chiamava Piersanti”, ha urlato – insolitamente alterato – il capogruppo del Pd alla Camera, Graziano Delrio verso il Presidente del Consiglio,. Un consiglio a Conte: quando è in difficoltà basta cercare su Google per ricostruire vicende che magari non si conoscono. Chiusura con due annotazioni. La prima di carattere giornalistico: non siamo contro il nuovo Governo ma, oggettivamente, questa volta Conte (e Di Maio) hanno toppato clamorosamente. 

La seconda è, invece, di carattere prettamente politico. Ma Salvini dov’era? Siamo sicuri che il suo silenzio non sia tattico? Della serie…li lascio sbagliare tanto poi ci penso io. Insomma il numero uno della Lega lavora in silenzio e, sotto sotto, aspetta il suo momento. Se continua così l’attesa non durerà a lungo.