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“A pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina”. E’ una delle più famose frasi di Giulio Andreotti, sette volte presidente del consiglio dei ministri e trentaquattro volte ministro della Repubblica italiana. Esponente nel bene e nel male della cosiddetta Prima Repubblica. Una citazione che, oggi, sembra essere la “tempesta perfetta” dopo che sui giornali è apparsa la notizia di una riunione di famiglia, se di riunione si può parlare, che Luigi Berlusconi ha organizzato per domani 29 settembre, in occasione del ricordo del papà Silvio, che avrebbe compiuto 90 anni.

Dunque, l’amarcord dello zio Giulio diventa all’improvviso il mantra perfetto: un incontro “carbonaro” a Villa Certosa, da poco ceduta allo sceicco del Qatar, Al Thani, per mettere in sicurezza l’impero economico costruito da Mr. B, al grido: “al nostro segnale scateniamo l’inferno”. E il segnale è chiarissimo, così come i punti all’ordine del giorno del consiglio di amministrazione di famiglia: riprenderci la guida di Forza Italia, cacciando il Tajani in gonnella e mettendo ai voti colui che meglio di tutti può garantire, da futuro capo del governo, l’immensa sfera di interessi finanziari che vanno sempre messi in sicurezza, ossia Luigi Berlusconi. E la presenza di Marcello Dell’Utri, Fedele Confalonieri e Gianni Letta, quest’ultimo fidatissimo consigliere dell’ex premier, avvalorerebbe questa ipotesi.

Il punto di approdo sarebbe neutralizzare la deriva di un centrodestra ormai piegato su fronde di estrema destra, rappresentate dal fenomeno Vannacci, riportando il timone verso un centro moderato, che possa dare a Forza Italia quel peso ormai sbiadito e da numeri lontani dai fasti di un tempo. Tutto ciò per mettere all’angolo Giorgia Meloni e porre sul piatto la questione tanto dibattuta su un Presidente della Repubblica di destra. E in questa cornice la tela perfetta sarebbe quella raffigurata dal ritratto di Gianni Letta, uomo moderato e garante del mondo berlusconiano, che riuscirebbe nell’impresa titanica di oscurare perfino Mario Draghi, il banchiere afferra tutto, che da sempre ambisce alla poltrona del Quirinale.

Si tratterà di fantapolitica, di pseudo complottismo, di voli pindarici nel mare del nulla. Ma vedendo lo scenario desolante della politica credo che tutto sia possibile. E se poi rileggo quelle parole di Andreotti, mi convinco sempre di più che forse si stava meglio quando si stava peggio.

 

La cooperazione siciliana non getta i numeri a caso: con 100 mila soci e un valore complessivo di oltre 5 miliardi di euro, non è solo una forza sociale ma economica e politica. E come tale si pone come interlocutore accreditato, che pretende l’attenzione concreta delle istituzioni. Oggi è stata una giornata importante per la cooperazione siciliana: l’NH Hotel di Palermo ha visto svolgersi gli Stati Generali della Cooperazione siciliana durante i quali è stata presentata una piattaforma in otto punti redatta da Confcooperative, Legacoop, UNCI e Unicoop, quattro “centrali” cooperative che per la prima volta in quarant’anni si sono mosse con un solo cuore. La piattaforma programmatica è nata dall’ascolto delle diverse voci, esperienze e personalità, è nata dai tantissimi giovani soci presenti, ma è soprattutto un documento che punta ad aprire un confronto strutturato con il Governo e l’Assemblea regionale sul futuro economico della Sicilia, su temi importanti come cooperazione sociale, agricoltura, pesca, credito, servizi, cultura, turismo, logistica, innovazione, welfare territoriale.

IL VIDEO DEGLI STATI GENERALI DELLA COOPERAZIONE

 

“Quello di oggi è un inizio, un’occasione il cui valore di base è stato l’essere uniti – spiega Gaetano Mancini di Confcooperative -. La presenza imponente delle istituzioni evidenzia che abbiamo saputo portare all’attenzione del Governo e dell’Assemblea regionale i temi cooperativi. Abbiamo avanzato proposte concrete e lavoreremo per portarle a compimento nell’ interesse delle cooperative siciliane” mentre Filippo Parrino per Legacoop Sicilia sottolinea che “centomila soci sono una realtà importante: oggi presentiamo una piattaforma economica che racconta la cooperazione siciliana. Non serve assistenzialismo ma creare mezzi e opportunità necessarie”. Felice Coppolino per Unicoop Sicilia spiega che “La cooperazione può diventare volano di rinascita e di investimenti per la nostra terra. Un obiettivo che possiamo raggiungere con l’istituzione di un tavolo permanente tra il mondo della cooperazione e il governo regionale”, mentre Andrea Amico di Unci Sicilia, aggiunge che “La cooperazione siciliana può svolgere una funzione decisiva non soltanto come componente del sistema economico regionale, ma come infrastruttura organizzativa capace di connettere sviluppo, coesione sociale e presidio dei territori”. L’incontro è stato moderato da Elvira Terranova (ADNkronos).

L’obiettivo dichiarato è passare “da un welfare di prestazione a un welfare di comunità”. La piattaforma individua otto grandi assi strategici sui quali costruire il confronto con la Regione. Al centro ci sono credito e finanza, con la richiesta di strumenti dedicati e di una piena operatività del credito agevolato alla cooperazione; energia e transizione ecologica, con lo sviluppo delle comunità energetiche rinnovabili e dei distretti cooperativi energia-produzione; rafforzamento delle filiere agroalimentari, ittiche, culturali e turistiche attraverso reti integrate e nuove strategie di export verso il Mediterraneo; attenzione al welfare territoriale e alla cooperazione sociale, che rappresenta uno dei pilastri del sistema regionale, e che attende risposte immediate.

Le richieste del mondo cooperativo riguardano il riordino normativo, la creazione di strumenti ad hoc, l’adeguamento delle tariffe ai costi reali dei servizi, il rispetto dei tempi di pagamento, l’attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali e il rafforzamento dell’amministrazione condivisa tra enti pubblici e cooperative. Si è parlato di sostegno alle cooperative di comunità nelle aree interne colpite dallo spopolamento e di emergenza abitativa (interessanti i nuovi progetti dell’assessorato regionale alle Attività produttive riportati dall’assessore Edy Tamajo e quelli dell’Assessorato alle Infrastrutture presentati dall’assessore Alessandro Aricò); di trasformazione digitale e recupero produttivo dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Gli Stati Generali hanno anche chiesto l’istituzione di un tavolo permanente Regione-Cooperazione, strumenti di co-programmazione, un Action-plan dell’economia sociale e un accordo stabile che coinvolga enti locali, università e sistema finanziario.

 

 

 

 

Si comincia a far sentire l’effetto post referendum per il partito di Giorgia Meloni che perde quasi un punto percentuale rispetto a prima. Si rafforzano, invece, Pd e M5S con il “campo largo” sempre avanti. E’ quanto emerge dall’ultime rivelazione di Supermedia Agi/Youtrend.

Il dato più evidente è il calo netto di Fratelli d’Italia, che perde quasi un punto rispetto alle rilevazioni precedenti al voto. Si tratta di una flessione rilevante, soprattutto considerando la stabilità mostrata dal partito negli ultimi mesi.
Il risultato sembra suggerire un impatto diretto del referendum sul consenso della principale forza di governo.

Al contrario, gli alleati di coalizione non sembrano risentire della stessa dinamica. Lega e Forza Italia, infatti, mostrano segnali di tenuta e persino di lieve crescita. Questo elemento è particolarmente interessante perché indica una redistribuzione interna al centrodestra. Non si tratta quindi di una crisi complessiva della coalizione, ma di un riequilibrio tra i suoi componenti. Sul fronte opposto, i principali partiti di opposizione registrano un rafforzamento.
Il Partito Democratico consolida la propria posizione, beneficiando probabilmente del clima post-referendario. Anche il Movimento 5 Stelle appare in crescita, confermando una fase positiva. Entrambi sembrano intercettare parte del consenso in uscita da Fratelli d’Italia.

La conseguenza più rilevante riguarda però il quadro delle coalizioni. La somma del cosiddetto “campo largo” torna, infatti, davanti al centrodestra. Il vantaggio è minimo, inferiore al mezzo punto, ma comunque simbolicamente importante. Si tratta di un’inversione rispetto a una tendenza che aveva visto il centrodestra stabilmente in testa.

Questo dato suggerisce un equilibrio politico sempre più competitivo. Nessuna delle due aree appare in grado di prevalere nettamente sull’altra. Il risultato del referendum sembra aver riaperto la partita.

Un altro aspetto interessante riguarda l’evoluzione dell’opinione pubblica. I sondaggi iniziano infatti a misurare le percezioni degli italiani sulle conseguenze del voto. Emergono valutazioni che coinvolgono sia il governo sia le opposizioni. Per l’esecutivo, il referendum rappresenta un banco di prova importante. Il calo di consenso di Fratelli d’Italia potrebbe riflettere un giudizio critico su questa fase. Allo stesso tempo, la tenuta degli alleati attenua l’impatto complessivo. Per le opposizioni, invece, si apre una finestra di opportunità. Il rafforzamento nei sondaggi indica una maggiore capacità di mobilitazione. Resta però da capire se questo vantaggio sarà consolidato nel medio periodo.

In conclusione, la Supermedia evidenzia un sistema politico in movimento. Il referendum ha prodotto effetti tangibili sugli equilibri tra i partiti. Le prossime rilevazioni saranno decisive per capire se si tratta di un cambiamento strutturale o temporaneo.

Queste le percentuali dei partiti

FDI 27,9 (-0,9)
PD 22,0 (+0,4)
M5S 12,9 (+0,5)
Forza Italia 9,0 (+0,3)
Lega 6,9 (+0,4)
Verdi/Sinistra 6,4 (-0,3)
Futuro Nazionale 3,3 (+0,1)
Azione 3,1 (-0,2)
Italia Viva 2,3 (+0,1)
+Europa 1,5 (-0,1)
Noi Moderati 1,0 (-0,1)*

Supermedia coalizioni 2022

Supermedia coalizioni 2026

(fonte Agi – foto: Avvenire)