“Il conflitto in Medio Oriente rischia di lasciare cicatrici profonde sull’economia globale, anche nel caso di una rapida conclusione”. È il monito lanciato dal governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, intervenuto all’assemblea dei partecipanti dedicata ai conti 2025.
Secondo Panetta, gli effetti della guerra contro l’Iran non saranno temporanei: il ritorno alla normalità nel mercato energetico richiederà “tempi non brevi”. Un elemento che ha già prodotto un “brusco cambiamento” nelle prospettive economiche, costringendo la Banca centrale europea a rivedere le stime su inflazione e crescita. Anche Bankitalia si prepara ad aggiornare le proprie previsioni nei prossimi giorni, con attese orientate a un rallentamento del Pil.
L’allarme si inserisce in un quadro già segnalato dalla presidente della Bce, Christine Lagarde, che ha recentemente invitato alla prudenza, sottolineando come i mercati appaiano “troppo ottimisti” rispetto alle conseguenze del conflitto. Uno scenario che richiama, per intensità, lo shock del 2022 seguito all’invasione russa dell’Ucraina.
Sul fronte della politica monetaria, tuttavia, l’Europa si presenta oggi più solida. Panetta ha evidenziato alcuni fattori positivi: un mercato del lavoro più robusto, un sistema bancario redditizio e ben patrimonializzato. Resta però centrale l’incognita sugli effetti indiretti della crisi, in particolare sulla dinamica dei salari. Il governatore ha ribadito il rischio di un “circolo vizioso tra prezzi e retribuzioni”, storicamente temuto dalle banche centrali, anche se finora non emerso in Italia dopo la crisi del 2022. In questo contesto, la linea resta prudente: le decisioni sui tassi continueranno a essere prese “riunione per riunione”, sulla base dei dati disponibili.
Intanto, dal fronte interno arriva un segnale positivo. Dopo due anni di perdite, il bilancio della Banca d’Italia torna in utile grazie all’allentamento della politica monetaria, che ha ridotto il costo delle passività. Il risultato lordo passa così da una perdita di 7,3 miliardi nel 2024 a un utile di 3 miliardi.
Di questi, 900 milioni saranno destinati al rafforzamento del fondo rischi e 400 milioni al pagamento delle imposte. L’utile netto, pari a 1,65 miliardi, garantirà allo Stato la quota principale: 1,272 miliardi. Negli ultimi dieci anni, l’istituto centrale ha versato complessivamente all’Erario 41,3 miliardi di euro. Benefici anche per i partecipanti al capitale, tra casse previdenziali, banche e assicurazioni, che riceveranno dividendi per 340 milioni riferiti al 2025, portando il totale distribuito nell’ultimo decennio a 2,9 miliardi. Un risultato che conferma il ritorno alla solidità dell’istituto, ma che si accompagna a uno scenario macroeconomico ancora pieno di incognite.
(foto Fabio Panetta fonte Ansa)