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“Io per 11 mesi ho mantenuto la parola con gli italiani e con i grillini, invece, comincio a vedere troppi accoppiamenti fra PD e Cinquestelle, troppa sintonia”. E’ un Salvini durissimo che si scaglia contro Di Maio, in una campagna elettorale che inevitabilmente, giorno dopo giorno, sta alzando i toni. Nulla che non rientri nella “dialettica elettorale” dello scacchiere politico attuale dove sembra proprio che il “contratto” di governo possa forse considerarsi “carta straccia”.

“No alla flat tax, no ad Autonomia, no al nuovo decreto sicurezza. E magari riapriamo i porti – dice ancora il ministro dell’Interno – . Mi spieghi qualcuno se vuole andare d’accordo con il PD o con gli italiani e la Lega rispettando il patto”.

Di contro la risposta “stizzita” di Di Maio: “M5S spostato a sinistra? Se la sinistra è il Pd, per carità…Dio ce ne scampi. Non c’è un capo politico che abbia attaccato il Pd come me, il Pd è ancora quello dei renziani con Zingaretti davanti, non voglio averci nulla a che fare”.

E continua sferrando una sciabolata contro Salvini: “Da quando c’è stato il caso Siri la Lega l’ha presa sul personale. Sto chiedendo un vertice di governo e vedo un pò di irritazione”.

“Con Salvini non si tratta di litigare. Semplicemente, sono una persona moderata: quando l’asticella si sposta troppo come accadde a Verona, dove c’era gente che andava dicendo che la donna deve stare a casa a pulire, o quando vedo sui social il ministro dell’Interno che imbraccia un fucile, allora dico la mia”. 

E la paura che Salvini stacchi la spina la manifesta dicendo: “Il governo deve continuare. Quattro anni per mantenere quello che abbiamo promesso”. Ma poi si corregge: “Non temo affatto le urne ma l’unica paura che ho è che l’esasperazione di certi toni possa aumentare il livello di tensione sociale”.
Dunque, la resa dei conti arriverà, senza dubbio, il 26 maggio, un minuto dopo lo spoglio delle schede. E per i prossimi giorni l’asticella che misura l’alta “tensione” tra i due contendenti non potrà che salire.

“Ho avuto una bella paura ma adesso sto bene. Tante cose che si sono succedute negli ultimi tempi mi hanno fatto pensare di essere arrivato alla fine del girone ma invece ho avuto una ripresa formidabile”.

Questo è il commento di Silvio Berlusconi, all’uscita dell’ospedale San Raffaele di Milano, dove era rimasto ricoverato una settimana per un’occlusione intestinale. Una situazione che aveva indotto i medici ad intervenire chirurgicamente.

E ha aggiunto: “L’ho promesso a chi mi ha curato: farò campagna elettorale e ultime due settimane prima del voto, così potrò mettermi in contatto bene con gli italiani e cercare di far capire in che situazione siamo. Una situazione che mi dà grave preoccupazione”.

“Credo che non farò comizi pubblici – ha detto infine Berlusconi -, basterà fare campagna elettorale attraverso giornali, radio e tv”.

“Tirar fuori le p…? Tappatevi la bocca, è il mio ultimo avviso”. Parole durissime quelle del ministro dell’Interno Matteo Salvini durante il suo intervento a un evento organizzato dalla Lega a Roma.

“Gli amici dell’M5S pesino le parole. Se dall’opposizione insulti e critiche sono ovvie, da chi dovrebbe essere alleato no. La mia parola è una e questo governo va avanti cinque anni, basta che la smettano di chiacchierare. Mi dicono ‘tiri fuori le palle’? Ricevo buste con proiettili per il mio impegno contro la mafia. A chi mi attacca dico tappatevi la bocca, lavorate e smettete di minacciare il prossimo. E’ l’ultimo avviso”. Nel VIDEO in basso l’intervento di Salvini.

Una provocazione in tipico stile salviniano? oppure è il preludio di quello che accadrà dopo l’esito elettorale delle europee se la Lega dovesse vincere? Basterà aspettare il 26 maggio e l’arcano sarà svelato.

(Fonte agenziavista.it)

Giorgia Meloni a Palermo, sotto una pioggia battente, le ha mandate a dire al presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè, reo di voler fare un accordo politico con il partito democratico. Ne abbiamo anche parlato in questo articolo (cliccate qui).

“Quando sento affermare Miccichè che bisogna fare l’accordo con il PD – dice la Meloni – credo che il presidente della Regione siciliana Musumeci debba fare chiarezza nella sua maggioranza. Io sono assolutamente contraria agli inciuci e quindi di questo patto penso tutto il male possibile, come lo pensavo a livello nazionale”.

E poi afferma che l’obiettivo è “costruire un’alternativa a questo governo in quanto ho sempre detto che Lega e M5s non avrebbero potuto governare insieme e che fare un governo con i grillini è stato sbagliato”.

Ma lascia anche uno spazio per lanciare un attacco contro il sindaco di Palermo, Orlando che “cerca sempre lo scenario nazionale invece di pensare ai problemi dei palermitani”.

Il VIDEO del comizio di Giorgia Meloni



“Una storia bellissima. Ecco cosa è per me e per tutti gli italiani la storia di #ForzaItalia”.

Con un post su Fb il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè e commissario regionale di F.I., in occasione della presentazione del libro di Fabrizio Cicchitto, “Storia di Forza Italia”, sferra un durissimo attacco verbale a Matteo Salvini.
“Nella situazione politica italiana di oggi – si legge nel post – dove il #populismo urla e sbraita in modo violento per insinuarsi sempre di più tra le persone, Forza Italia dimostra ancora una volta di essere, da 25 anni, il vero porto sicuro dei moderati e liberali”.
E conclude mandando un messaggio chiarissimo agli esponenti del partito democratico: “A chi mi chiede perché oggi preferirei fare accordi con il PD piuttosto che con #Salvini, rispondo che dal punto di vista politico persone più violente di lui non ce ne sono”.

Un’apertura ai democratici per tentare di arginare l’onda populista di Salvini che, all’indomani dell’esito elettorale delle europee, potrebbe scompaginare il quadro politico nazionale che avrebbero, inevitabilmente, delle refluenze all’Ars dove ad oggi non è presente alcun rappresentante governativo della Lega. Come dire…Salvini potrebbe battere cassa e chiedere a Musumeci un proprio assessore.

Un sondaggio che fotografa l’effetto boomerang del muro contro muro tra Salvini e Di Maio con particolare riferimento al caso Siri. Le due forze di governo, Lega e Movimento 5 Stelle, sembrano essere penalizzate nel gradimento degli italiani.

Ciò malgrado l’analisi dell’istituto Ipsos per il Corriere della Sera, rimane positiva la valutazione sul governo di un italiano su due, mentre è negativa nel caso del 39% degli intervistati. Positivo anche il giudizio sul presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: il 53% degli italiani lo apprezza, contro il 37% di pareri negativi. Ovviamente il gradimento è più elevato tra gli elettori di Lega e Movimento 5 Stelle. Allo stesso tempo, scende il gradimento di Salvini e Di Maio: il leader della Lega è al 48%, quello del Movimento 5 Stelle solo al 32%.

Il premier Giuseppe Conte

L’Istituto demoscopico analizza poi il consenso dei leader attraverso un indice di gradimento e confrontando il dato odierno con quello di fine marzo, sottolineando un calo generalizzato nei principali esponenti dell’esecutivo. Perde un punto Conte, passando al 59%. Scende, in generale, anche il governo, al 56% (2 punti in meno). Calo più netto per Salvini (quattro punti in meno e 55%) e ancor di più per Di Maio, che perde sette punti e scende al 37%. La decisione di quest’ultimo di opporsi sempre più spesso alla Lega non paga a livello personale ma sta comportando una ripresa nelle intenzioni di voto per il Movimento 5 Stelle.

Il sondaggio di Ipsos prende in considerazione anche il giudizio degli italiani sul caso Siri: il 62% degli intervistati ritiene molto o abbastanza gravi le accuse nei confronti del sottosegretario leghista indagato per corruzione. Un parere trasversale a tutti i partiti, compresa la Lega (anche se, ovviamente, in misura minore). Il 71%, inoltre, ritiene che Siri dovrebbe dimettersi. E anche nella Lega i favorevoli sono il 41%, mentre i contrari il 42%. Secondo il 44% del campione, comunque, questa vicenda mette in discussione la credibilità della Lega nella lotta alla corruzione. Per quanto riguarda le tensioni nel governo, il 44% degli elettori ritiene che questa dipenda dalle prossime elezioni europee e che dopo il voto scomparirà. Il 35%, invece, sostiene che questi scontri comprometteranno la tenuta dell’alleanza di governo e tra i più pessimisti ci sono proprio gli elettori leghisti.

Una situazione, dunque, che secondo Ipsos, si scioglierà come neve al sole dopo le elezioni europee di maggio anche se l’idillio, se mai c’è stato tra Salvini e Di Maio, sembra essere ormai un lontano ricordo. E la “vendetta politica” del segretario della Lega, chissà, potrebbe essere servita come piatto freddo.

“Se non ci sono novità dai Pm entro 15 giorni mi dimetto”. Lo ha dichiarato in una nota il sottosegretario leghista Armando Siri sulle indagini che lo vedrebbero al centro di una presunta tangente.

“Dal primo momento ho detto di voler essere immediatamente ascoltato dai magistrati per chiarire la mia posizione. La disponibilità dei magistrati ad essere ascoltato c’è e confido di poterlo fare a brevissimo. Sono innocente, ribadisco di avere sempre agito correttamente, nel rispetto della legge e delle istituzioni, e di non avere nulla da nascondere. Proprio per questo, vivo questa situazione con senso di profonda amarezza”.

“Confido che una volta sentito dai magistrati – scrive ancora nella nota Siri – la mia posizione possa essere archiviata in tempi brevi. Qualora ciò non dovesse accadere, entro 15 giorni, sarò il primo a voler fare un passo indietro, rimettendo il mio mandato, non perché colpevole, bensì per profondo rispetto del ruolo che ricopro”.

Un gesto che di fatto ha il sapore tutto politico per una mossa sicuramente concordata con Salvini che, nei giorni scorsi, aveva detto chiaramente che Siri sarebbe “rimasto al proprio posto perchè le sentenze non le fanno i politici ma i giudici nelle aule giudiziarie”. E il countdown delle europee sembra accelerare vorticosamente una battaglia che, dopo il 26 maggio, deciderà il destino del governo giallo-verde.

Infine la decisione, di questi minuti, del premier Conte che ha annunciato di voler ritirare la delega a Siri al prossimo consiglio dei ministri. Praticamente il foglio di via per il fedelissimo di Salvini. Adesso, dunque, non resta che aspettare l’esito elettorale e l’inevitabile, forse, “vendetta politica” di Salvini, in caso di vittoria della Lega, all’indirizzo dell’alleato Di Maio.

“Per il M5S, nonostante Di Maio faccia finta di abbaiare, #Siri non è un problema. Ascoltate il sottosegretario, #Sibilia. Il suo commento a#CircoMassimo è da incorniciare”. Con un post su facebook l’ex braccio destro in Sicilia di Matteo Renzi e oggi senatore del Pd, Davide Faraone le manda a dire al sottosegretario grillino, Carlo Sibilia. Faraone ha pubblicato l’audio (ascoltate in basso) di Sibilia che sul caso Siri afferma: “Deve dimettersi, ma se non lo fa niente crisi”. E l’affondo del senatore del Pd: “Insomma, #PrimalePoltrone, alla dignità ci pensiamo poi”.

“Vado via da #ForzaItalia”. E’ una Elisabetta Gardini decisamente barricadera quella che leggiamo sul suo profilo Fb con un post di fuoco contro chi “impedisce a Forza Italia di correggere quegli errori che l’hanno portata distante dalla sua base e dai suoi elettori. Chi oggi decide le sorti del partito semplicemente vuole che le cose continuino così. E la volontà di pochi impone questa agonia senza fine ai più”.

Senza giri di parole annuncia l’addio a Forza Italia, partito di cui è capogruppo al Parlamento Europeo. Molto probabilmente la decisione maturata per l’esclusione dalle liste che si stanno definendo.

“Una decisione dolorosa – si legge ancora nel post – che ho preso dopo una lunga riflessione e dopo aver constatato che le scelte politiche del partito non sono più quelle che mi avevano spinto ad aderire, a diventare parlamentare europeo e ad accettare di esserne il capo delegazione a Strasburgo.

Ringrazio il Presidente Silvio Berlusconi per l’affetto e la stima che mi ha sempre dimostrato e che sinceramente ricambio. Ma l’azione politica non poggia sulla mozione degli affetti. Un’agonia che lui non merita davvero per quello che rappresenta per la storia politica di questo Paese”.

E parla dell’impossibilità di “portare un contributo perchè non esiste alcun luogo di confronto. Buttiamo a mare il lavoro di#militanti#giovani#amministratori locali, #sindaci…. di tutte le persone che potrebbero riallacciare i legami con i nostri territori. Tutto questo ha portato Forza Italia lontano dalla sua missione. Non c’è più coerenza tra la ragione sociale per cui è nata e quello che è diventata”.

Nel mio lavoro di capo gruppo al #ParlamentoEuropeo ho cercato di tenere la barra dritta, battendomi per una partecipazione convinta e leale, ma cercando sempre una adesione critica e lucida, mai connivente con persone e forze che all’interno dell’Unione tentassero di subornare e mortificare la forza e il ruolo del nostro Paese, che dell’Unione è un fondatore”.

“Quella linea di azione non c’è più – conclude così il post – sostituita da una accettazione acritica e supina di decisioni prese da altri, in altre capitali europee, spesso senza consultare, e addirittura contro, l’Italia. Non ci sto, e con dispiacere ma con altrettanta convinzione vado via”.

Un vero e proprio “terremoto” che certamente non farà piacere a Berlusconi. E chissà che non si tratti di un’azione scientificamente studiata magari per approdare verso altri “lidi”. La cosa certa è che questa tegola, caduta proprio a ridosso della definizione delle liste per le europee, qualche domanda legittima la pone. E noi non possiamo che attendere le reazioni dei vari big berlusconiani, se mai ce ne saranno, e da queste capiremo se trattasi di “scherzi a parte” o di una reale epurazione.

La Lega rimane inchiodata come primo partito, anche se perde leggermente consenso con un vantaggio di 10 punti percentuali sul M5S e Partito Democratico. A confermarlo è il sondaggio commissionato da Emg Acqua per la trasmissione di Rai3 “Agorà”.

Dunque, se si andasse a votare oggi il partito di Salvini prenderebbe il 31,4 per cento dei voti, nonostante un leggero calo dello 0,5 rispetto alla scorsa settimana. Dietro troviamo il Movimento cinquestelle al 22,3 per cento con un calo dello 0,4 per cento rispetto alla scorsa settimana.

Quindi restano, comunque, alti i consensi dei due partiti di governo che insieme fanno registrare il 53,7 per cento. A guadagnarci sono invece le opposizioni di centrodestra, con Fratelli d’Italia che aumenta dello 0,1 per cento arrivando al 4,8% e Forza Italia che guadagna quasi un punto percentuale e si attesta al 10,1%.

In salita il Pd, che raggiungerebbe il 21,5% delle preferenze, lo 0,4% in più rispetto a una settimana fa. Nel centrosinistra, troviamo ancora +Europa al 2,9% e gli altri partiti, tra cui Mdp, Si e Verdi che insieme raccolgono il 4,6% dei voti, l’1,2% in più di sette giorni fa. Nel centrodestra, invece, viene rilevato anche il dato di Noi con l’Italia, allo 0,5%, in leggero calo (dello 0,1%).

Agli intervistati è stato chiesto anche un parere sulla flat tax. Il 49% ha detto che non la vuole perché “le tasse devono essere progressive come dice la Costituzione”. Una percentuale che sale al 72% tra gli elettori del Pd ed è al 44% tra quelli dei Cinque Stelle e al 28% tra quelli della Lega. Per il 50% degli intervistati, comunque, la priorità è quella di evitare l’aumento dell’Iva. Una percentuale più alta ancora tra gli elettori di M5S e Pd. Per il 45%, invece, la priorità è abbassare le tasse.

Il sondaggio rileva che più di un italiano su due, quindi il 56%, ritiene che la recessione tecnica sia colpa delle scelte dei governi precedenti, mentre solo il 32% imputa la responsabilità all’attuale esecutivo. Inoltre, il 32% degli intervistati ritiene che il governo Conte durerà almeno fino a fine anno, mentre per il 30% finirà la legislatura. Per il 27%, infine, l’idea è quella di una vita breve dell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte, che potrebbe terminare già dopo le europee.

Non resta, dunque, che aspettare l’esito delle elezioni europee e capire quali saranno le mosse di Salvini in una “scacchiera” dove ogni mossa è abilmente cronometrata. E il rumore del ticchettio dell’orologio, come in una partita alla Karpov, si fa sempre più incessante. Staccherà davvero la spina al governo giallo-verde?